Data odierna 23-09-2017

“I pesanti tagli che il Governo ha imposto alla Farnesina (circa 200 Milioni di euro per il solo 2012) si ripercuotono inevitabilmente sui servizi per gli italiani all’estero, sulla Rete consolare...

Insegnanti italiani all’estero: Ora serve coerenza

“I pesanti tagli che il Governo ha imposto alla Farnesina (circa 200 Milioni di euro per il solo 2012) si ripercuotono inevitabilmente sui servizi per gli italiani all’estero, sulla Rete consolare in generale e anche sull’insegnamento della lingua e cultura italiana ai figli dei connazionali.

Nulla potrà restare come prima. In sede politica vengono discussi nuovi modelli e messe a punto priorità imprescindibili. In questo contesto il Coordinamento Esteri della Confsal Unsa non poteva sottrarsi alla discussione sulle modalità da mettere in atto per la salvaguardia dell’immenso bene culturale che è la cura e la diffusione della nostra lingua all’estero”. Così il coordinamento esteri del sindacato, nel commento all’ultima nota del segretario generale della FLC Cgil, Domenico Pantaleo, in cui si criticavano certe affermazioni della Confsal Unsa sull’impiego degli insegnanti italiani all’estero.

Oggi il coordinamento esteri del sindacato scrive che “dal confronto dialettico delle varie posizioni (anche sindacali), dopo le prime coraggiose prese di posizione in sede parlamentare (è nota la proposta del Senatore Micheloni mirata a liberare risorse nello spirito dello spending review per salvare i corsi di lingua e cultura italiana e le altre iniziative italiane all’estero minacciate dai gravissimi tagli ai finanziamenti degli ultimi anni), constatiamo con piacere che vanno profilandosi alcuni punti cardine su cui incentrare ogni futura discussione”.

“Con soddisfazione – si spiega nella nota – apprendiamo intanto dalla replica del Sindacato FLC Cgil, a firma del suo segretario generale, la rivendicazione della centralità “dell’intervento diretto dello Stato nelle iniziative e attività a favore dei lavoratori italiani e loro congiunti”. E questo è un primo punto di convergenza, giacché anche il Coordinamento Esteri Confsal-Unsa rivendica lo stesso principio, sotto forma di sostegno finanziario, di monitoraggio e di controllo da parte degli Organi statali delle attività degli Enti gestori dei corsi di lingua e cultura all’estero. Ovviamente – puntualizza la Confsal Unsa – la FLC Cgil è a conoscenza del fatto che all’estero non esiste una “scuola pubblica italiana” in cui opera il personale di ruolo e una “scuola privata italiana” in cui opera il personale reclutato sul posto, e conviene anche in questo punto con la Confsal-Unsa sul fatto che l’insegnamento avviene nelle scuole pubbliche straniere e che l’intervento diretto dello Stato può consistere solo nel sostegno adeguato alle numerose e diverse realtà locali”.

“Con la stessa soddisfazione – si legge ancora nella nota – apprendiamo che la FLC CGIL condivide la segnalazione del Coordinamento Esteri della Confsal-Unsa, in merito alla scialba applicazione della Direttiva europea in materia d’insegnamento della lingua madre ai figli de lavoratori migranti, al momento in cui asserisce che la “Direttiva del Consiglio n. 486 del 25 luglio 1977, richiamata con tanto vigore, riguarda solo gli Stati allora membri della CEE e che, salvo il caso specifico e parziale della Germania, in tutti questi anni è stata pressoché disattesa non solo dagli stessi stati ospitanti ma anche da quella politica che oggi la rievoca”. È affermata pertanto indirettamente la necessità di un’azione più energica per la sua piena applicazione”.

Dunque, “il sindacato FLC Cgil si colloca infine pienamente sulla linea del Coordinamento Esteri della Confsal-Unsa in materia d’insegnamento dell’italiano all’estero, nel momento in cui chiede “di riformare il sistema in maniera da renderlo efficace, efficiente e capace di confrontarsi e integrarsi con i sistemi scolastici dei paesi ospitanti”. Confidiamo, dunque, nell’applicazione coerente dei principi affermati dalla FLC CGIL, che vanno però calati nel contesto delle acute necessità finanziare del Paese. Una contingenza che impone anche al sindacato, fuori dalle “logiche neocorporative attualmente in voga” e – conclude la Confsal Unsa – libero da vincoli di fazione, un’azione improntata alla massima sobrietà e al risparmio che, nello specifico, suggeriscono l’impiego all’estero di personale insegnante meno costoso”.

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