Data odierna 24-04-2017

“I quattro anni trascorsi sono stati molto difficili, è stata colpita la mia famiglia e la mia dignità personale e professionale”. Parla l’ex governatore della Regione Lazio Piero Marrazzo,...

Inchiesta trans, Marrazzo: “Colpita la mia dignità”

“I quattro anni trascorsi sono stati molto difficili, è stata colpita la mia famiglia e la mia dignità personale e professionale”. Parla l’ex governatore della Regione Lazio Piero Marrazzo, in aula, sentito per la prima volta come testimone nel processo ai quattro carabinieri infedeli accusati di aver organizzato un ricatto ai suoi danni. “Quel 3 luglio del 2009, nell’appartamento di Natalì in via Gradoli, ho avuto molta paura. Mi sono reso conto di aver compiuto il più grande errore della mia vita”, ha ammesso rispondendo al pm Rodolfo Sabelli ed Edoardo De Santis davanti ai giudici della IX sezione penale.

Marrazzo parla della sua vita privata. “Sono separato, mi sono dimesso dall’incarico di governatore del Lazio ed era giusto fare così, sono tornato a non fare il mio lavoro. Un fatto che mi ha provocato dolore anche per colpa di una campagna mediatica micidiale, molto aggressiva e diffamatoria che ha fornito spesso alla pubblica opinione notizie non vere”. L’ex presidente della Regione Lazio, ora giornalista Rai, racconta in tribunale la sua verità su quel 3 luglio 2009 quando, nell’appartamento del trans Natali in via Gradoli, fecero irruzione due militari in borghese.

“Fui sottoposto da quei due carabinieri a una violenza psicologica molto forte, mi trovai in stato di restrizione, quasi fossi un sequestrato. Volevo uscire a tutti costi da quella casa ma non mi fu consentito neppure di rivestirmi. Non mi resi conto che stavano girando un video con il cellulare – ricorda Marrazzo – Ammetto le mie
responsabilità: ho avuto negli anni passati sporadici incontri con transessuali, se ne contano sulle dita di una mano, qualche volta c’è stato un consumo di cocaina in modica quantità che non portavo certo io. Non ho mai usato l’auto di servizio per questo tipo di incontri né ho mai portato trans negli uffici della Regione”.

L’ex governatore racconta gli attimi di quel 3 luglio di quattro anni fa. “Non mi accorsi che nella casa di Natali i carabinieri stavano girando un video. Che esisteva un filmato lo appresi tempo dopo quando mi chiamò l’allora premier Silvio Berlusconi”. Il Cavaliere lo contattò per avvertirlo che “un direttore del gruppo Mondadori, forse Signorini, aveva visto un video che mi riguardava e che era inutilizzabile perché non si capiva bene. Aggiunse anche che ce lo aveva un’agenzia di Milano e mi diede un numero al quale telefonai successivamente. Mi rispose una donna, mi confermò di averlo. Le risposi che mi sarei attivato per mandare qualcuno di mia fiducia a vederlo – ha ricordato ancora Marrazzo – Poi, dopo forse un giorno, mi richiamò ancora Berlusconi affermando che il video era stato sequestrato dai Ros e che tutto era andato bene. Mi volle tranquillizzare. Quando fui sentito in procura la prima volta, ebbi modo di vedere quel video, era girato in modo farraginoso e forse sottoposto a un montaggio. Oggi questa storia mi appare tutta più logica: quei carabinieri mi impedirono di lasciare la casa di Natali, tenendomi ristretto in un ambiente, proprio perché stavano girando un video”.

C’è un altro dettaglio, che Marrazzo rivela in tribunale: “Qualche tempo prima del blitz in via Gradoli, Natali mi disse che qualcuno mi avrebbe teso un agguato o avrebbe voluto colpirmi. Non diedi peso alla cosa che pensai fosse una semplice battuta ma, con il senno del poi, dopo quanto accaduto il 3 luglio del 2009, sono tornato a riflettere su quelle sue parole”. Spiegando che cosa successe quel giorno, l’ex presidente della Regione Lazio ha detto di aver lasciato la scorta a qualche centinaio di metri dall’appartamento di via Gradoli e di aver raggiunto a piedi l’abitazione di Natali. La sera prima l’ex esponente politico aveva avuto un incontro in zona Cassia con un altro trans, Paloma, e di aver consumato della cocaina. “Entrato a casa di Natali – ha detto Marrazzo – ricordo che consegnai subito 800-1000 euro, pattuiti per la prestazione, e di essere andato in camera. Poco dopo ho sentito un gran trambusto. Erano due persone che Natali mi disse essere carabinieri. Mi presero i documenti e il portafogli. Fui costretto a rimanere nella stanza senza potermi rivestire anche se i due mi avevano detto che pagando una cifra spropositata, enorme, 80mila euro in contanti, mi avrebbero lasciato andare. Non avevo quei soldi e, poiché anche Natali mi aveva invitato a pagare, dissi che potevo staccare alcuni assegni: ne feci 3 per complessivi 15-20mila euro. In quel contesto, ebbi paura. Quei due militari in borghese cercavano campo con il cellulare e dicevano di attendere disposizioni dal comando. Intanto, però, mi impedivano di uscire dalla stanza e di raggiungere Natali che, a sua volta, era stata portata in una seconda camera. Quando mi furono restituiti gli effetti personali, mi accorsi che mancavano almeno duemila euro. I due carabinieri andarono via e anche io, in stato di chiara confusione, feci lo stesso. Con la coda dell’occhio – ha proseguito Marrazzo – notai su un tavolino un piatto con della polvere bianca che al mio ingresso in casa non c’era prima. Quando lasciai l’appartamento, dopo poche ore, ancora sconvolto, ricontattai Natali cui chiesi di venire a casa mia. Volevo avere la certezza che quei due fossero effettivamente carabinieri”.

Marrazzo ha, infine, detto di non ricordare nulla su alcuni contatti telefonici, nei giorni che precedettero quel blitz in via Gradoli, tra la sua utenza e quella riconducibile a Giorgio Di Fazi, che in una informativa del Ros risultava essere il fornitore di Brenda, il viado morto in circostanze misteriose il 20 novembre del 2009 per un incendio scoppiato nel suo monolocale di via Due Ponti. “Non conosco questo Giorgio – ha spiegato l’ex governatore – e non mi sono mai attivato perché ci fosse cocaina nei miei incontri con i trans”.

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