Data odierna 24-10-2017

Il recente dibattito apertosi all’interno del Partito Democratico sul fenomeno dell’immigrazione in Italia rischia di produrre una sterile e inconcludente proposta programmatica se nella ricerca di...

Il recente dibattito apertosi all’interno del Partito Democratico sul fenomeno dell’immigrazione in Italia rischia di produrre una sterile e inconcludente proposta programmatica se nella ricerca di una proposta di governance attenta anche a soluzioni sovranazionali, invece di perseguire una prospettiva di società aperta, liberale e multietnica, il percorso di ricerca fosse affrontato sul terreno delle semplicistiche risposte di sicurezza ed intolleranza messe in campo dal nostro governo per affrontare le difficoltà dell’oggi, che si presentano sulla via dei numerosi migranti, che per molteplici ragioni scelgono di vivere in un luogo diverso da quello d’origine.

Il fenomeno, del resto, non è solo italiano, ma investe anche altri paesi europei esposti ai flussi migratori. Il PD commetterebbe un errore esiziale se, al contrario delle caratteristiche innate di una forza politica ispirata al perseguimento del progresso civile, nella sua proposta inserisse scelte, paletti e steccati dettati dalla ricerca immediata di consensi elettorali, cavalcando l’ondata populista e discriminatoria che in questi ultimi lustri ha fatto le fortune della Lega e che dilaga in Europa.

Né protezionismo, né buonismo, quanto meno repressione o frontiere incondizionatamente aperte, ma una progressiva forma d’integrazione e di riconoscimento dei diritti civili e sociali, di una normativa ordinaria tale da far maturare nei nuovi cittadini stranieri, ospiti nel nostro Paese, le forme di civismo necessarie per concorrere alla costruzione di un paese libero e democratico e per avere il diritto alla cittadinanza.

Del resto sono questi i desideri che alimentano i sogni dei cittadini italiani in giro per il mondo, siano essi di emigrazione storica o di ultima generazione, e per non andar lontano da casa nostra anche di quelli residenti a due passi, dall’altra parte del confine svizzero, dove da alcune settimane una campagna pubblicitaria di manifesti panoramici, raffiguranti dei topi italiani che minacciano di rosicchiare il formaggio Emmentaler svizzero, rivestono gli spazi pubblici delle città ticinesi. Questo sentimento che sembrava circoscritto alle vallate dell’Emmentaler, narrate dalla penna di Geremias Gotthelf, in cui le distese di verde continuano a preservare lo spirito confederato e le pulsazioni più profonde di quel Paese, sono scandite dal sole alpestre e dalle stelle alpine, che ispirano gli egoismi sociali restii alla mescolanza e all’accettazione di simboli alieni alle culture ancestrali, hanno raggiunto i centri metropolitani e le città sincronizzate sulla perfezione tipica dei laboratori degli orologi e delle aziende chimiche. Ancora una decina di giorni or sono, nell’ultimo dei tanti referendum svizzeri, i cittadini di due cantoni hanno rifiutato ai cittadini stranieri residenti in forma stabile, il diritto di partecipazione alle scelte amministrative locali e cantonali.

L’allarmante spia di questi fenomeni nazionalisti dovrebbe spingere il PD a tenere alta l’asticella della ricerca e della proposta normativa, per esprimere inequivocabilmente, con convinzione, i principi sui quali dovrà reggersi ed edificare la società italiana del futuro prossimo venturo, indicando un discrimine con quanto avviene oggi nel nostro Paese. Una normativa che dovrebbe aprire la strada alla responsabilizzazione di chi ha a cuore il futuro dell’Italia favorendo – e non penalizzando, rendendolo più difficile – il diritto alla cittadinanza e all’integrazione.

La fenomenologia espressa dal numero esorbitante di italiani emigrati, il lavoro prodotto dalle numerose associazioni presenti nei paesi di insediamento e dagli istituti di rappresentanza – tra questi il Consiglio Generale degli Italiani all’Estero presieduto dal Ministro degli Esteri – hanno fornito materiale a sufficienza dal quale trarre indicazioni necessarie per promuovere norme di comportamento e giuridiche capaci di apportare i correttivi necessari all’attuale legge Bossi-Fini.

La stessa proposta di costituire un’agenzia europea affidata a un commissario con delega per i cittadini europei residenti nei paesi diversi da quello d’origine, su cui si è dibattuto a Palais Matignon e a Palazzo Madama in due convegni presieduti dai ministri italiani e francesi, rappresenta uno dei tanti tasselli che potrebbero arricchire il mosaico di questa normativa che

ha urgente bisogno di esser riveduta. In questo dibattito le organizzazioni del PD all’estero hanno già detto molto, molto ancora hanno da dire e possono arricchire il dibattito pubblico se, come stiamo faticosamente facendo, vengono messe in condizioni di portare, oltre alle testimonianze, anche proposte e soluzioni normative utili a rendere il fenomeno migratorio non un problema, ma una risorsa per i paesi di accoglienza. L’hanno già fatto nel mondo, possono farlo anche in Italia.

Di Michele Schiavone

Segretario Pd Svizzera

(Dal sito nazionale del Partito Democratico)

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