Data odierna 23-10-2017

“C’è stato un tentativo di smantellare il sistema di rappresentanza degli italiani all’estero, ma Comites e Cgie hanno dimostrato di saper dialogare con i connazionali e agire concretamente”Al...

“C’è stato un tentativo di smantellare il sistema di rappresentanza degli italiani all’estero, ma Comites e Cgie hanno dimostrato di saper dialogare con i connazionali e agire concretamente”Al margine dell’incontro sul rapporto tra italiani nel mondo e Italia a cui ha partecipato nell’ambito della Festa democratica di Torino, il segretario generale del Cgie Elio Carozza, ha risposto ad alcune nostre domande sull’attuale situazione politica e sulle prossime attività del Consiglio Generale.

Visto l’inasprimento del dibattito interno allo schieramento di maggioranza, lei considera auspicabile o meno un ritorno alle urne dal punto di vista degli italiani all’estero?

Per coloro che vivono all’estero è senz’altro più difficile capire quello che sta accadendo oggi in Italia e ciò che è avvenuto in questi ultimi mesi. Tuttavia io credo che il problema non sia tanto quello di tornarne o meno la voto. Ciò che ci interessa prima di tutto è sapere cosa pensano i connazionali all’estero che seguono ciò che avviene in Italia attraverso i media e sicuramente, rispetto al passato, riscontrano più difficoltà a seguire ciò che succede. Questo non vuol dire che essi non siano preoccupati, anzi sono stati e sono ancora le prime vittime del caos che si è generato. Mai come in questo periodo c’è stata così tanta attenzione, tra i nostri connazionali, rispetto alle scelte di chi governa nel nostro Paese. Un’attenzione che è stata confermata anche dal modo con cui gli italiani all’estero si sono mobilitati in questi ultimi mesi, attraverso manifestazioni e riunioni organizzate insieme a Comites e Cgie in Europa, Canada e Argentina, per far sentire la propria voce rispetto ai tagli operati dal governo su politiche e servizi loro destinati. Nel corso delle manifestazioni è emersa una forte spinta a far capire che c’è l’intenzione di proseguire a lottare per le questioni che più ci stanno a cuore. Ma pur in presenza di questa spinta, sono preoccupato per le prospettive.

Il rinvio delle elezioni di Comites e Cgie è ormai decretato. Come si articoleranno nel prossimo futuro i lavori del Consiglio generale?

In questa fase ho avviato una discussione con il ministro degli Affari Esteri perché attualmente, con i tagli di bilancio che ci sono stati, il Consiglio Generale non è più in grado di tenere le riunioni imposte dalla sua legge istitutiva. Ad una mia missiva inviata in proposito a luglio, il ministro ha però risposto che al momento le difficoltà economiche non permettono di rinforzare neppure leggermente il bilancio di funzionamento del Cgie. Ci troviamo così in una situazione molto difficile, in cui lo stesso Comitato di Presidenza non è in grado di tenere le due riunioni che avrebbe invece dovuto svolgere nei prossimi mesi.  Tuttavia, farò di tutto, insieme a Cgie e Comitato di Presidenza, affinché l’assemblea plenaria prevista per metà novembre si possa svolgere regolarmente.

Nei mesi scorsi abbiamo assistito ad un tentativo non nascosto di smantellare la rappresentanza degli italiani all’estero. Tale rappresentanza, infatti, non si limita alla sola presenza dei parlamentari eletti dalle nostre collettività, ma include in misura più specifica Comites e Cgie. Il tentativo di azzeramento, attuato a livello di scontro politico, forse non è riuscito. Con le manifestazioni di luglio il sistema della rappresentanza dei nostri connazionali ha infatti dimostrato di esistere, di essere capace di dialogare con i connazionali e di operare concretamente.

Tuttavia, non vorrei che ciò che non è riuscito a livello politico, avvenga invece insistendo con il taglio di fondi e disponibilità.

E per quanto riguarda i temi all’attenzione della prossima assemblea plenaria?

In questa fase il Cgie riporrà al centro dell’attenzione le politiche per gli italiani all’estero. Sarà mio impegno svolgere i due Comitati di presidenza previsti, ma se anche ciò non dovesse accadere, la plenaria sarà l’occasione per rimettere urgentemente al centro del dibattito le questioni che ci riguardano più da vicino, partendo da lingua e cultura, assistenza e servizi. Su questi tre punti non smetteremo di insistere fino a che avremo voce.

Da qui a novembre credo che riusciremo a richiamare nei diversi Paesi, con la collaborazione di Comites e forze associative, l’attenzione e l’impegno su questi argomenti centrali. Il coronamento della nostra azione – sempre in base alle disponibilità – sarà il proseguimento del percorso con i giovani italiani all’estero e per il ricambio generazionale, inteso come rapporto tra l’Italia e la mobilità italiana nel mondo, che non è composta solo dalla componente più tradizionale.

Le giovani generazioni hanno dimostrato con il loro impegno alla Prima Conferenza mondiale loro dedicata, con la partecipazione ai lavori del Cgie  e alle manifestazioni di luglio, il loro attaccamento al nostro Paese.

Insieme ai giovani non smetteremo di dire che l’investimento su di loro non è a fondo perduto, ma un piccolo investimento in vista di un grande successo, se il Paese lo permette.

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