Data odierna 23-09-2017

Serve un confronto di fondo sul futuro del paese – contro la corruzione la nostra democrazia dispone di validi anticorpi. “L’attivitá parlamentare vede ancora in primo piano la...

Serve un confronto di fondo sul futuro del paese – contro la corruzione la nostra democrazia dispone di validi anticorpi. “L’attivitá parlamentare vede ancora in primo piano la manovra finanziaria, giunta ormai quasi all’approvazione finale; ed è d’altronde sulle condizioni e sulle prospettive dell’economia che resta concentrata l’attenzione del paese e dei cittadini”. È partita da qui la riflessione del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, in occasione della tradizionale cerimonia di consegna del Ventaglio da parte della Stampa parlamentare svolta oggi al Palazzo del Quirinale.
“Al di lá delle divergenze e delle tensioni manifestatesi sui contenuti del decreto che sta per essere convertito in legge, e anche al fine di tenere aperta la ricerca di risposte a problemi e domande che non hanno trovato sbocco nel confronto finora svoltosi su questo difficile e impegnativo provvedimento, occorre – ha affermato Napolitano – davvero guardare avanti, misurarsi con le sfide del futuro, e farlo con la massima apertura e serietá. Nessun catastrofismo per quel che riguarda l’Italia, ma consapevole realismo nel valutare le attuali tendenze, nei loro aspetti positivi e nei loro limiti, le questioni di fondo e le incognite che restano”.
Per il Capo dello Stato, “dobbiamo guardare al futuro, e ció significa in sostanza guardare alla condizione dei giovani, e alle troppe debolezze e strozzature del nostro sistema economico e civile che occorre superare per garantire ai giovani un futuro sostenibile e dinamico. Il punto critico in cui si incrociano le maggiori contraddizioni del nostro sviluppo storico e della fase attuale è quello del livello di inattivitá nettamente più alto che nella media europea e in ulteriore crescita. Alla ripresa produttiva non corrisponde – e tale fenomeno non è solo italiano – una ripresa dell’occupazione. Da noi, le questioni storiche dell’occupazione e del Mezzogiorno si rispecchiano, esaltate, nella condizione giovanile. Il problema dei giovani non impegnati né in un lavoro né in un percorso di studio o di formazione, è oggi il problema numero uno se si guarda al futuro dell’Italia”.
Il Presidente Napolitano ha quindi fatto riferimento alla discussione che ha preso corpo in queste settimane sulla stampa, circa il compito cui la politica dovrebbe assolvere, di suggerire una visione e una prospettiva per il futuro del paese: “Penso che le sollecitazioni in questo senso vadano raccolte seriamente, e auspico che nel confronto emergano anche visioni diverse, rappresentative sul piano politico delle attuali forze di maggioranza e delle attuali forze di opposizione, non sottraendosi queste ultime alla prova e alla responsabilitá a cui sono chiamate in un quadro di feconda competizione come quello che dovrebbe caratterizzare una democrazia dell’alternanza”.
Altro riferimento di attualitá: “Se ci si impegna in un confronto di fondo sul futuro del paese, partendo dallo spessore e dalla complessitá dei problemi da affrontare e riconoscendo che si impongono scelte di medio e lungo periodo, al di lá dell’alternarsi delle maggioranze di governo, si comprende la necessitá di un’ampia condivisione su grandi obiettivi e su grandi linee d’intervento. Non c’è spazio per autosufficienze ed esclusivismi né per contrapposizioni totali: convincersi di ció e trarne le conseguenze, è quel che mi sta a cuore e che sollecito, mentre non mi interessano scenari politici ipotetici di nessuna specie”.
Del contesto di lungimirante confronto auspicato dal Capo dello Stato nell’interesse generale, “è condizione il corretto funzionamento delle istituzioni e dei rapporti tra le istituzioni. L’istituzione governo non puó ormai sottrarsi a decisioni dovute, come quella della nomina di un titolare del Ministero dello sviluppo economico o del Presidente di un importante organo di garanzia quale la Consob. Penso in pari tempo soprattutto all’istituzione Parlamento, e ai rapporti tra governo e Parlamento. È di cruciale importanza che questi rapporti si dispieghino in modo da consentire il più attento vaglio delle soluzioni legislative da adottare, specie quando si tratti di problemi particolarmente complessi. In tali casi, il tempo che puó prendere l’esame di un provvedimento da parte delle Camere, anche attraverso laboriosi approfondimenti e ripensamenti, non deve considerarsi qualcosa di abnorme, uno spreco, un segno di disfunzione”.
Non deve, dunque, stupire che la definizione di una nuova legge in materia di intercettazioni, da lungo attesa, abbia richiesto un tempo non breve e un percorso faticoso: “Non c’è da stupirsene – ha rilevato Napolitano – perché si trattava di bilanciare tra loro diversi valori e diritti, tutti egualmente riconosciuti in Costituzione”. Nel richiamarli – sicurezza dei cittadini ed esercizio della funzione giurisdizionale; libertá di stampa e di informazione; rispetto della riservatezza e della dignitá delle persone – il Presidente ha sottolineato che “nessuno di questi valori e diritti puó mai essere invocato contro gli altri. Occorre definirne il miglior bilanciamento possibile, che è funzione delicata ed essenziale innanzitutto del legislatore, cioè del Parlamento, restando eventualmente in ultima istanza alla Corte Costituzionale l’apprezzamento del rispetto degli indirizzi e dei vincoli posti nella Carta. Questo è stato lo sforzo compiuto e ancora in atto a proposito della legge in materia di intercettazioni, e non si puó che apprezzarlo, dandone merito e non demerito alla dialettica parlamentare, che ha rispecchiato e teso a comporre anche molteplici contrasti emersi nell’opinione pubblica e nel paese”.
Il ruolo del Presidente della Repubblica nella vicenda della controversa legge “è risultato, io credo, più che mai chiaro nel rispetto delle attribuzioni e dei limiti sanciti in Costituzione. Nessuna interferenza nella dialettica politica tra gli opposti schieramenti e all’interno di essi ; e nessuna interferenza nell’attivitá del Parlamento, che rappresenta la sovranitá popolare nell’esercizio della funzione legislativa, fatta salva la facoltá del Presidente di cui all’articolo 74 della Carta. Il mio è piuttosto un impegno a valorizzare sempre il profilo e i poteri del Parlamento come istituzione “cardine” della democrazia repubblicana. L’invito a un ampio ascolto dell’opinione pubblica, delle forze sociali, del “paese reale” e alle convergenze o all’avvicinamento delle posizioni, in Parlamento, su scelte di più rilevante portata e valenza, è un dovere che sento come proprio del Presidente della Repubblica quale lo vollero i Costituenti, definendolo “magistrato di persuasione”, chiamato a “rappresentare e impersonare l’unitá e la continuitá nazionale”.
Il Capo dello Stato si ripromette “di affrontare altri rilevanti fatti e temi di attualitá nell’incontro con gli uscenti e gli entranti del Consiglio Superiore della Magistratura – incontro che avró entro la fine del mese, essendo certo che il Parlamento stia per procedere alla dovuta elezione dei componenti “laici” del Consiglio”. L’invito conclusivo, rivolto a quanti seguono le vicende della politica e delle istituzioni con ben comprensibile turbamento e preoccupazione, “è a compiere uno sforzo di pacata e matura riflessione. Ci indigna ed allarma l’emergere di fenomeni di corruzione e di trame inquinanti, anche ad opera di squallide consorterie, ma la nostra democrazia, e vorrei dire la collettivitá nazionale, dispone di validi anticorpi: in primo luogo la capacitá di reazione morale dei cittadini, e insieme la vitalitá dei principi costituzionali, e dei presidi costituiti dalle leggi ispirate a quei principi e affidati alla preziosa azione della magistratura e delle forze dell’ordine. Si deve intervenire senza alcuna incertezza o reticenza su ogni inquinamento o deviazione nella vita pubblica e nei comportamenti di organi dello Stato: ma senza cedere a nessun giuoco al massacro tra le istituzioni e nelle istituzioni”.

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