Data odierna 22-10-2017

“Silvio come Barack? Franco Frattini sorride. E confida che, nella svolta hi-tech del Cavaliere, c’è il suo zampino. E quello del presidente americano: “ho studiato la campagna elettorale...

“Silvio come Barack? Franco Frattini sorride. E confida che, nella svolta hi-tech del Cavaliere, c’è il suo zampino. E quello del presidente americano: “ho studiato la campagna elettorale di Obama e ho consegnato un po’ di materiale a Berlusconi”. Subito dopo, peró, il ministro degli Esteri accantona il nuovo mondo e si rituffa in quello vecchio: da giorni, da quando si sono chiuse le porte di Villa Campari, getta acqua sul fuoco. E non smette, anzi: benedice Roberto Calderoli, l’ambasciatore leghista, inviato in terra finiana. Minimizza la convocazione dei “reprobi” di Futuro e libertá. Spezza una lancia in favore di Roberto Menia. Ma, soprattutto, smentendo la “profezia” riminese di Pierluigi Bersani, esclude il voto anticipato: “la legislatura durerá sino alla fine. Il Nuovo Ulivo? Una scelta infelice giá nel nome. E le sante alleanze costruite sull’antiberlusconismo sono la garanzia che governeremo a lungo”". A margine della sua partecipazione al meeting di Rimini di Comunione e Liberazione, il Ministro degli Esteri Franco Frattini ha concesso un’intervista a Roberta Giani del quotidiano “Il Piccolo” che l’ha pubblicata nell’edizione di sabato scorso. Al centro del colloquio la crisi della maggioranza, la rottura coi finiani e l’ipotesi elezioni-anticipate.
D. Ministro, lei ha giá detto che le elezioni sono archiviate. Ma sino a quando?
R. Sono convinto che saranno archiviate sino alla fine della legislatura.
D. Umberto Bossi dichiara che il governo tiene finché ci sono i voti.
R. Ma questo governo ha i voti e ha una maggioranza. E se qualcuno vuole rinnegarlo, lo deve fare con atti politici, votando ad esempio contro la fiducia in parlamento sui cinque punti.
D. Lei non crede che i finiani voteranno contro?
R. Sono ottimista. Abbiamo giocato la partita nelle nostre mani per la stabilitá del governo e del Paese. Certo, è evidente che se una parte della maggioranza votasse come l’opposizione, le cose cambierebbero. Ma quella parte si assumerebbe l’onere gravissimo di una rottura: e io, invece, confido nella responsabilitá.
D. Processo breve come banco di prova?
R. Non mi pare ci sia un aut aut dei finiani. E comunque, oltre a riguardare milioni di cittadini italiani, il processo breve è inserito nel capitolo complessivo della riforma della giustizia, con punti qualificanti del programma come la separazione delle carriere.
D. Non teme che i “piromani” di Pdl e Futuro e libertá, quelli che vogliono la rottura definitiva, possano vincere?
R. Spero che la linea chiara dettata da Berlusconi abbia definitivamente sminato gli eccessi dovuti anche al protagonismo estivo: si è arrivati persino ad attaccare il Capo dello Stato per andare in prima pagina. Ma, anche leggendo le dichiarazioni di Adolfo Urso e Pasquale Viespoli, mi sembra che tutti abbiano compreso un fatto: chi si dovesse assumere la responsabilitá di una rottura, pagherebbe un prezzo politico esorbitante. L’85% degli elettori, o forse più, non vogliono il voto anticipato: penso che se annunciassimo sei mesi di campagna elettorale ai tanti piccoli imprenditori del Friuli Venezia Giulia che, magari comprando un macchinario o assumendo tre operai, cercano faticosamente di uscire dalla crisi, ci inseguirebbero per strada…
D. Ignazio La Russa, peró, ha definito incompatibili i finiani con cariche di partito nel Pdl. E li ha convocati. Non è ridare fuoco alle polveri?
R. Ho giá espresso con grande chiarezza la mia opinione. Se io, come dirigente del Pdl, compio un atto che viola lo statuto del mio partito, ho il dovere di sottopormi alla verifica dei probiviri. Ma la verifica non è una rappresaglia politica di massa: si devono valutare i singoli comportamenti. Caso per caso.
D. Il finiano Carmelo Briguglio dice che lei vuole distinguere tra buoni e cattivi.
R. Sbaglia. Ma i probiviri devono valutare se ci sono state violazioni – se, ad esempio, è sanzionabile chi insulta pubblicamente il presidente del partito, come io credo – e quindi devono valutare caso per caso.
D. Tra i convocati c’è Roberto Menia. Il sottosegretario triestino deve lasciare il posto di vicecoordinatore regionale del Pdl?
R. Menia resta al governo come sottosegretario e continua a svolgere bene il suo lavoro. Quanto al fatto che è tra i convocati, non traiamo conclusioni anticipate: ci sará un ragionamento in contradditorio.
D. Che conclusione auspica?
R. Nel caso di Menia, visto che lo conosco e lo apprezzo, mi permetto di dire che è un parlamentare confluito nel gruppo di Futuro e libertá che si comporta lealmente come sottosegretario e non si è mai lasciato andare ad atti insultanti verso il partito.
D. La Lega, con Calderoli, sta tentando una mediazione con Fini. Giusto?
R. Condivido molto. Ma, da ministro degli Esteri, la definirei un’ambasciata, più che una mediazione: la Lega manda un suo ambasciatore per tentare di capire direttamente dal presidente della Camera quali siano i problemi politici.
D. Non sono chiari?
R. Sinceramente io, come moltissimi italiani, non li ho capiti. Quando Fini ha espresso, nei mesi scorsi, le sue opinioni politiche su temi come l’immigrazione o la bioetica ho dichiarato che erano nobili: riguardavano, si fosse o meno d’accordo, questioni politiche vere. Ma non ho ancora compreso perché si è arrivati al voto sul “caso Caliendo”.
D. La Lega, sondaggi alla mano, cresce. Come arginarla? Come riorganizzare il Pdl?
R. Ci stiamo giá lavorando. Abbiamo avuto due riunioni organizzative molto interessanti: partiremo dal basso, con un’organizzazione capillare che abbia come riferimento le sezioni elettorali, in modo da superare la percezione di una Lega molto più vicina al cittadino nella sua vita quotidiana.
D. Che faranno le sezioni del Pdl?
R. Non le chiamerei sezioni, mi ricorda troppo il Pci… Comunque avranno il contatto diretto con il cittadino, aiuteranno l’anziano con problemi di assistenza domiciliare o la famiglia che non trova posto per il figlio all’asilo. Al contempo, come partito, useremo massicciamente le nuove tecnologie.
D. Quali?
R. Obama ha fatto la sua campagna elettorale inviando messaggini sul palmare di milioni e milioni di cittadini. E continua a farlo, questo è il bello: tanti miei amici che l’hanno sostenuto ricevono ancor oggi sms personalizzati di Obama. Ho studiato le modalitá della sua campagna elettorale e ho tratto elementi e spunti che ho consegnato a Berlusconi.
D. Gli è piaciuto il materiale?
R. Molto. Adesso sta giá comunicando intensamente attraverso i siti web.
D. Lei ha respinto con sdegno le accuse a Berlusconi per l’amicizia con Gheddafi e Putin. Ma che si attende dalla nuova visita in Italia del leader libico?
R. Mi aspetto la conferma del grande legame di amicizia consolidato negli ultimi anni. La conferma del ruolo di stabilizzazione del Mediterraneo, della lotta al terrorismo e all’immigrazione clandestina che la Libia giá svolge. Entro il mese, al riguardo, alle frontiere libiche con l’Africa sahariana sará installato un sistema altamente tecnologico per il controllo satellitare dei flussi.
D. Nuovi accordi economici?
R. Le iniziative economiche funzionano giá benissimo.
D. Ma è vero che Gheddafi metterá una foto di Berlusconi sul passaporto libico?
R. L’ho letto sui giornali, non ne so di più. Ma sarebbe un gesto di amicizia senza precedenti!
D. Bersani lancia il Nuovo Ulivo e l’Alleanza democratica. Un’ammucchiata?
R. Non mi piace giudicare l’opposizione. Ma il Nuovo Ulivo, sin dal nome, ricorda un’esperienza miseramente fallita. E Alleanza democratica ricorda tremendamente l’Unione che ha portato Romano Prodi a governare burrascosamente, e per poco, con dieci partiti diversi.
D. Errore solo nominale?
R. No, è l’errore di sempre: l’opposizione, anziché dai contenuti, parte sempre dall’obiettivo di battere Berlusconi. Walter Veltroni è stato coraggioso a dire quello… Io, per caritá, non mi lamento: governeremo ancora più a lungo.
D. Pier Ferdinando Casini, peró, ha apprezzato la proposta di Bersani. Non teme che la Lega “spinga” l’Udc nelle braccia del Pd?
R. No, non credo. Posto che non si tratta né di imbarcare l’Udc né di allargare impropriamente la maggioranza, ricercheremo convergenze su punti importanti del programma.
D. Come sul processo breve?
R. Casini è un interlocutore con cui ragionare sulla riforma della giustizia, e non solo su quella: il leader dell’Udc è sicuramente più a suo agio con noi che con Vendola in un confronto politico.
D. A Rimini, Sergio Marchionne ha chiesto un nuovo patto sociale. E non ha ceduto di una virgola sui tre di Melfi. Condivide?
R. Ho molto apprezzato la sfida a quella parte d’Italia che non vuole innovare, il ringraziamento a Cisl e Uil che, quella sfida, hanno compreso e il rispetto per la preoccupazione del Presidente Giorgio Napolitano. Marchionne ha fatto un discorso pieno di riformismo vero da promuovere a pieni voti”.

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