Data odierna 23-09-2017

“Sono state le 48 ore più lunghe per l’Unione europea. Dal decreto salva-Grecia al Fondo salva-Stati, tutti in difesa per salvare l’euro dall’attacco speculativo in corso. Economia,...

“Sono state le 48 ore più lunghe per l’Unione europea. Dal decreto salva-Grecia al Fondo salva-Stati, tutti in difesa per salvare l’euro dall’attacco speculativo in corso. Economia, finanza, ma anche diplomazia sono stati gli ingredienti di questa maratona, cosí come conferma il ministro degli Esteri, Franco Frattini che domani sará a Cividale e a Trieste”. Alla vigilia del viaggio del Ministro in Friuli, dove domani visiterá il Segretariato dell’Ince, Mauro Manzin lo ha intervistato per il quotidiano “Il Piccolo” sul recente piano da 750 miliardi di euro adottato dall’Ue per salvare la moneta unica dalle speculazioni e dalla crisi greca. Nell’intervista, pubblicata oggi, Frattini sottolinea il “coraggio politico” della Merkel e commenta il “no” britannico al “pacchetto salva-Stati”.
D. Non è stato un momento facile per l’Europa…
R. Direi proprio di no, colloqui diplomatici e contatti si sono succeduti senza tregua.
D. L’inizio è stato critico con le esitazioni della Germania sul fondo salva-Grecia…
R. Le esitazioni tedesche avevano tutte motivazioni di politica interna ovviamente per le preoccupazioni del governo tedesco di essere in qualche modo chiamato come più grande contributore della zona euro a dovere sopportare il carico maggiore. Evidentemente il fatto che vi fossero delle elezioni di straordinaria importanza (Nord Reno-Westfalia – ndA) che poi hanno avuto un esito negativo per la coalizione di governo aggravava naturalmente queste preoccupazioni.
D. Per la Merkel, dunque, una scelta che metteva in gioco molti valori ed equilibri…
R. Evidentemente in Germania si respirava un’atmosfera in cui l’opinione pubblica in qualche modo rimproverava quasi al governo di dover impegnarsi a pagare per un Paese che aveva commesso degli errori gravi, addirittura con dei conti pubblici non corrispondenti alla realtá, come poi è emerso.
D. Alla fine per ha prevalso l’europeismo della Merkel…
R. Sí, alla fine ha prevalso il senso profondamente europeo della Germania con evidentemente anche la percezione che se si fosse lasciata la situazione incancrenirsi neppure la Germania sarebbe stata al riparo e quindi tutta la zona euro ne avrebbe risentito pesantemente.
D. Qual è stato l’argomento che ha indotto il cambiamento tedesco?
R. È stato quello di vedere peggiorare di giorno in giorno da un lato la situazione con gli attacchi speculativi rivolti oramai anche contro altri Paesi come il Portogallo, ma soprattutto, dall’altro, vedere aumentare il conto da pagare e quindi a quel punto, dopo una importante sessione di consultazioni dei principali leader europei – è chiaro che qui hanno giocato i Paesi in difficoltá come la Grecia, la Spagna e il Portogallo, ma anche i tre grandi contributori euro ossia Italia, Francia e Germania – la situazione si è sbloccata.
D. Che cos’è emerso da queste consultazioni?
R. È emersa una decisione in cui l’Europa pone una garanzia politica e finanziaria contro gli attacchi speculativi, perché il “fondone” da 440 miliardi non è un cash, è un fondo in cui gli Stati dicono, ove occorra, noi garantiremo fino a 440 miliardi le emissioni di titoli pubblici e questo è evidentemente il deterrente che i mercati aspettavano. Poi c’è anche il fondo di 60 miliardi che userá la Commissione. Questo invece è cash. Più il Fondo monetario internazionale, siamo arrivati a una cifra assolutamente rispettabile. La genesi delle preoccupazioni tedesche è stata evidentemente tra l’altro rispecchiata in quella decisione degli elettori del Nord Reno Westfalia che ha penalizzato il partito del cancelliere.
D. Qual è il suo punto di vista a elezioni tedesche oramai svolte?
R. Dobbiamo dare atto ancor più al cancelliere Merkel del suo coraggio politico, perché la Merkel sapeva i rischi che correva prendendo questa decisione il giorno prima di una importantissima elezione, ma ha preferito confermare l’impegno sinceramente europeo della Germania piuttosto che bloccare il tutto per 48 ore per prendere qualche voto in più. È stato un gesto di leadership politica che vorrei sottolineare con forza.
D. Poi peró è rimasto a pesare un po’ su tutto il no del Regno Unito al pacchetto salva Stati…
R. Il nodo della Gran Bretagna è stato indirettamente risolto dicendo, il “fondone” da 440 miliardi riguarda solo i Paesi dell’euro, la Gran Bretagna non lo è, mentre nel “fondino” da 60 miliardi c’è pure la Gran Bretagna e i fondi li amministrerá la Commissione.
D. Potevamo aspettarci qualche cosa di diverso?
R. Francamente credo di no. Con un governo Brown che giá non c’era più e praticamente con un governo Cameron che ancora non si era insediato, c’era poco da sperare.
D. Se ci fosse stato un governo Brown in carica avrebbe cambiato le cose?
R. Credo proprio di no, poi il problema è questo, se si fosse esteso il “fondone” a tutti i Paesi europei non euro beh, avremmo dovuto chiamare all’appello anche la Polonia, l’Ungheria, la Repubblica ceca e non credo proprio che questi Paesi che hanno dovuto risolvere gravi problemi al loro interno sarebbero stati disponibili, come dire, ad un sacrificio ulteriore come questo.
D. L’Italia per evitare attacchi speculativi come si sta muovendo?
R. L’Italia non adotterá una misura specifica, non adotterá una manovra aggiuntiva, adotterá la Finanziaria che giá era stato previsto di adottare prima della pausa estiva. Il ministro Tremonti ci sta lavorando con i suoi collaboratori ed evidentemente l’ordine di grandezze di cui si era parlato, ripartito nei due anni, questi 25 miliardi di cui si era parlato dinanzi al Parlamento, non sono il risultato di un’azione di emergenza, sono semplicemente il risultato di un’azione giá decisa di fare una Finanziaria che dovrá proiettarsi ovviamente nel prossimo biennio senza che questo comporti oneri aggiuntivi per il cittadino, per la semplice ragione che questo tipo di decisione, presa a livello europeo, non ha comportato aumento di deficit perché gli Stati non hanno assunto un deficit ulteriore, ma hanno assunto l’impegno a garantire l’eventuale emissione di titoli ove occorresse. In sostanza il problema del deficit non è stato toccato.
D. Resta comunque un impegno degli Stati dell’euro…
R. Certo, quello a mantenere una dinamica di rigore molto chiara. L’Europa ha chiesto di rientrare gradualmente nel parametro classico del 3% deficit-Pil, l’Italia è sopra il 5% più o meno, mentre altri Paesi sono ai 9-10%. Il percorso italiano resterá il percorso giá programmato”.

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