Data odierna 22-10-2017

Quando si uniscono le forze dell’imprenditorialità italiana e le capacità organizzative tedesche, l’Europa unita diventa qualcosa di estremamente concreto e tangibile. Nel caso specifico, invertendo...

Il lavoro femminile che unisce Sardegna e Germania da decenni: Narducci al convegno CEDISE

Quando si uniscono le forze dell’imprenditorialità italiana e le capacità organizzative tedesche, l’Europa unita diventa qualcosa di estremamente concreto e tangibile.

Nel caso specifico, invertendo uno schema di questi tempi abituale dell’imprenditoria tedesca, che delocalizza in Italia le proprie attività produttive (non molte, purtroppo!), la famosa industria dolciaria Ferrero, tutta italiana, produce da oltre cinquant’anni le note specialità nella cittadina di Stadtallendorf, vicina a Francoforte, dando lavoro a circa 4.000 persone, in gran parte tedeschi, ma anche lavoratori di altre nazioni europee. Tra questi, fin dall’inizio dell’insediamento della fabbrica, vi è da sempre una folta presenza di lavoratrici sarde, con punte che vanno dalle 500 presenze stagionali, in epoche i cui l’economia andava forte, alle 200 attuali, con modalità di reclutamento che si trasmettono per canali totalmente informali, prevalentemente familiari, ma in condizioni giuridiche ed economiche di assoluta legalità.

Il fenomeno ha spinto le università di Amburgo e della Sapienza di Roma a farne oggetto di un’approfondita ricerca che è stata presentata in tutta la sua ampiezza nel corso di un seminario internazionale organizzato a Cagliari dall’associazione CEDISE, facente parte dell’Unaie, venerdì 18 maggio, con il patrocinio della Regione Sardegna e la collaborazione dell’università di Cagliari, i cui lavori sono stati introdotti da Franco Narducci, vicepresidente della commissione affari esteri della Camera dei Deputati, e conclusi dall’assessore del lavoro della Regione Sardegna Antonello Liori.

L’iniziativa, ricca d’interventi e di suggestioni, coordinata dalla presidente del CEDISE, Sonia Pistis, e da Mauro Pala, professore dell’università di Cagliari, si è snodata lungo le linee tracciate dagli interventi di Joachim Schroeder dell’università di Amburgo, di Claudia Zaccai dell’università della Sapienza di Roma, di Maria Luisa Gentileschi dell’università di Cagliari e di Maren Mag, manager dell’ente di formazione professionale, Passage Ltd.

Il folto pubblico di esperti, composto da dirigenti e funzionari della Regione Sardegna, da studiosi del fenomeno migratorio, operatori del settore e giornalisti, ha messo a fuoco le peculiarità di un fenomeno che intreccia valori e istanze moderne con sensibilità professionali più tradizionali.

Così è emerso, per esempio, grazie anche ai contributi forniti dall’osservatorio dei sardi di Verona, che la stagionalità e la capacità artigianale femminile nell’industria rispettano una lunga tradizione italiana; inoltre, dalle analisi e dalle testimonianze specifiche fornite dalle leader delle lavoratrici isolane e da alcune studiose del fenomeno specifico è emerso che la tutela della lavoratrici rispetto alla loro famiglia di origine, osserva schemi e criteri che risalgono agli albori della società industriale, quando un padronato molto attento ai valori sociali si preoccupava di assicurare in tutti i sensi l’integrità delle giovani operaie.

Grazie alla ricerca che ha impegnato le due università, il fenomeno è stato reso chiaro ed evidente, nella sua vasta peculiarità, dopo cinquant’anni e in un momento di particolare crisi dell’area della Sardegna da cui partono le lavoratrici e ha impegnato le istituzioni dell’isola a intervenire con appositi processi di formazione professionale e di sostegno imprenditoriale per tramutare questo fenomeno in una opportunità per la ripresa economica della zona, in prevalenza bacino minerario dismesso.

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