Data odierna 22-09-2017

Alla linea dura, si è preferita la strada della diplomazia. Non ci sarà dunque nessun blocco dei ristorni dei frontalieri. Il tema del blocco delle imposte alla fonte dei frontalieri è tornato nuovamente...

Il Governo ha deciso: no al blocco dei ristorni dei frontalieri

Alla linea dura, si è preferita la strada della diplomazia. Non ci sarà dunque nessun blocco dei ristorni dei frontalieri. Il tema del blocco delle imposte alla fonte dei frontalieri è tornato nuovamente d’attualità dopo le dichiarazioni dei ministri leghisti Michele Barra e Norman Gobbi e dopo l’interruzione dei lavori sul versante italiano della Stabio-Arcisate.

E proprio il Governo, con una conferenza stampa organizzata d’urgenza, ha comunicato che il blocco non ci sarà. “L’accetta comunque non l’abbiamo messa via” ha rassicurato Gobbi.

Paolo Beltraminelli ha fatto notare che il problema tuttavia esiste e che il Governo è intenzionato a creare uno speciale gruppo di lavoro che coinvolgerà tutti dipartimenti, al fine di ottenere una fotografia precisa della situazione e capire quale via percorrere per risolvere la problematica.
“In questi giorni lavoratori frontalieri e lavoratori distaccati – ha spiegato Beltraminelli – sono un tema che suscita sempre un aumentato interesse, anche perché vi sono cifre che testimoniano un’evoluzione di frontalieri e di coloro che forniscono prestazioni individuali come i lavoratori distaccati”. Per quanto riguarda  quiest’ultimi, Beltraminelli ha fatto sapere che in cinque anni c’è stato un raddoppio della loro presenza sul territorio cantonale, potrebbero essere circa 13.000 persone. Per quanto riguarda il frantalierato, l’evoluzione è stata sempre in crescita negli ultimi anni, e oggi siamo arrivati a quota 56.000.

Si tratta di dati che fanno capire “che il problema è percepito ed è evidente” ha spiegato il presidente del Consiglio di Stato facendo notare che  i dati ci sono ma manca invece un “documento organico a disposizione del Consiglio di Stato – ha dichiarato il presidente del Consiglio di Stato – per dare risposte oggettive, che possano permettere al Governo di prendere le misure più opportune, proprio perché il tema merita approfondimento”.

Cinque aspetti - Nel prossimo futuro il Consiglio di Stato è intenzionato ad affrontare soprattutto cinque nodi: l’imposizione fiscale dei frontalieri, la presenza in aumento di fornitori di prestazioni indipendenti e lavoratori distaccati, l’aspetto della promozione dell’occupazione indigena, la mobilità transfrontaliera e infine l’offerta formativa degli studenti frontalieri per i bisogni dell’economia ticinese e promozione dell’occupazione giovanile.

Il Governo intende proporre misure concrete. “Vogliamo fare chiarezza” ha spiegato ancora Beltraminelli “e per farlo verranno coinvolti tutti i dipartimenti. Il termine per il lavoro preliminare del gruppo di lavoro è fine agosto. Da lì ci renderemo conto cosa vale la pena fare e cosa no”.

Dopo le spiegazioni di Beltraminelli,  Norman Gobbi ha preso la parola per sottolineare che grazie alle sue affermazioni e a quelle di Barra “qualcuno si è risvegliato” e che “purtroppo questo assopimento della diplomazia federale lo percepiamo troppo spesso. Il Ticino deve ogni volta ricordare a Berna la nostra particolare situazione. Il Ticino ha più frontalieri di tutta la Svizzera tedesca. Questo aspetto viene spesso dimenticato. Noi l’accetta non l’abbiamo messa via. Siamo riusciti a coinvolgere tutti i dipartimwenti per una tematica di territorio, che non è partitica, non c’è sinistra o destra.”

Gli ha fatto eco Beltraminelli: “Il documento è stato condiviso dall’intero Consiglio di Stato, perchè tutti si rendono conto che c’è un problema del territorio, e noi siamo tenuti a dare delle risposte”. (tio)

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