Data odierna 22-09-2017

Sembra di assistere a un film già visto, senza il piacere di ritrovare scene e battute che ce lo avevano fatto amare. Il senatore Monti e la schiera di “professori”, prestati temporaneamente alla...

Il Governo dei Professori – Nuovi attori, vecchie “gaffes”

Sembra di assistere a un film già visto, senza il piacere di ritrovare scene e battute che ce lo avevano fatto amare.

Il senatore Monti e la schiera di “professori”, prestati temporaneamente alla dura fatica di governare un paese sull’orlo del baratro, sembrano perseguitati da un curioso destino: la necessità di fare marcia indietro per rimediare al disastro di qualche improvvida esternazione.

Frasi in libertà, tanto imbarazzanti da costringere l’autore a ritrattare con spiegazioni, appena venate di reticente fastidio. La cantilena è ancora una volta la stessa: “non intendevo dire …”, “sono stato mal interpretato”.

Eravamo abituati alle battute grevi e salaci, degne più di frequentatori di osteria, che di chi ricopriva incarichi istituzionali, che suscitavano reazioni ironiche o indignate, sulle prime pagine dei quotidiani non solo nazionali.

Non è di questo che abbiamo bisogno, soprattutto non ne hanno bisogno quei giovani che aspettano di sentire parlare di misure concrete, che sblocchino situazioni insostenibili, non di essere valutatati, per di più con il ricorso a pregiudizi stantii e pericolosi. E’ come spargere sale su ferite aperte che faticano a rimarginarsi.

Un leggerezza che sembra contagiare diversi componenti della squadra di governo. Se per il prof. Monti il lavoro fisso è “monotono e noioso” e chi non si è laureato a 28 anni è uno “sfigato”, parola del giovane viceministro del lavoro Martone, i giovani non riescono a trovare occupazione perché, sostiene il ministro Cancellieri, la cercano troppo vicino alle gonnelle di mammà.

Individuate le cause, trovate le soluzioni.

Non si tratta di gaffes. Esse in realtà tradiscono il vero sentire degli autori, che in quelle occasioni trova la via di sottrarsi al controllo freddo dell’eloquio professionale, del portamento serio, dell’espressione “algida”, del tono incolore e monotono, questo sì, dei messaggi delle persone “perbene” che ci governano.

Chi non ha avuto successo deve cercarne le ragioni nei propri comportamenti e se il mondo è duro, se la concorrenza è spietata, basta darsi da fare: la vita sarà tutta in discesa.

Gli italiani avevano apprezzato gli atteggiamenti misurati e i toni pacati, che nulla avevano in comune con la protervia sguaiata di altri. E continuano ad aver fiducia in questo governo.

Auguriamoci che essa non venga delusa dalla scoperta di una continuità, non solo sotterranea, con quello che ormai era diventato intollerabile e che hanno dovuto pagare a prezzo altissimo.

maria agostina pagliaroli

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