Data odierna 22-09-2017

La Commissione delle istituzioni politiche del Consiglio nazionale (CIP-N) ha mancato l’occasione di portare la politica migratoria Svizzera su di un corso adeguato ai tempi e di dare più ampio sostegno...

Il diritto di dittadinanza è il presupposto per l’integrazione in una società – e non il contrario!

La Commissione delle istituzioni politiche del Consiglio nazionale (CIP-N) ha mancato l’occasione di portare la politica migratoria Svizzera su di un corso adeguato ai tempi e di dare più ampio sostegno alla legittimità di questa democrazia. Vuole invece inasprire la già molto restrittiva pratica della Svizzera nell’acquisizione di cittadinanza – e così scuotere ulteriormente la credibilità del sistema democratico.

Berna, 21.2.2013, 13H00

Nella consultazione conclusiva sulla revisione totale della legge sulla cittadinanza la CIP-N ha oggi deciso che in futuro la domanda di cittadinanza può essere posta solo da chi possiede un permesso di domicilio. Questa modifica significa una drastica limitazione della politica di cittadinanza.

In Svizzera vivono attualmente 1.8 milioni di persone senza passaporto svizzero. Circa la metà di queste persone vivono qui già da oltre 10 anni – un quinto di essi sono persino nati qui. I migranti e le migranti che vivono qui contrribuiscono in grande misura al funzionamento di questa economia, del sistema sanitario, della scuola – contribuiscono cioè al benessere economico e sociale della Svizzera. Negare sistematicamente la partecipazione a queste persone ed escluderli da processi importanti della vita in comune è semplicemente una limitazione della democrazia, un atto estraneo alla realtà – e comporta anche certi rischi.
Nella variante del Consiglio Federale era almeno prevista una riduzione del numero di anni di soggiorno (da 12 a 8 anni) per poter fare domanda di cittadinanza, ma questo proposito è stato cancellato dalla CIP-N.

I migranti vengono sempre più confrontati con pretesi requisiti, cui essi dovrebbero adempiere, per poter fare domanda di cittadinanza come persone “integrate con successo“. I requisiti pretesi, elencati in questa legge, sono estranei alla realtà e discriminanti – molti cittadini svizzeri non sarebbero mai in grado di adempiere alle stesse condizioni. La parola chiave « integrazione » viene cosi capovolta : I Migranti vengono emarginati come « persone di seconda classe » dal contesto sociale e politico.

La politica Svizzera di migrazione dovrebbe finalmente rapportarsi alla realtà: l’acquisizione della cittadinanza non può essere la ricompensa per una – comunque la si voglia definire – “riuscita integrazione“. Al contrario : i diritti di cittadinanza costituiscono il presupposto per ogni forma d’integrazione nella e attraverso la società. Chi vuole, che gli abitanti partecipino nella e alla rispettiva società, deve anche lasciarli partecipare a questa società.

Non resta che sperare, che il Consiglio nazionale riconosca la problematica di questi inasprimenti, e che nella sessione primaverile corregga questo disegno di legge nell’ottica di una politica d’immigrazione adeguata ai tempi e con una maggiore considerazione della democrazia.

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