Data odierna 22-09-2017

“Nonostante i tentativi di una parte della sinistra, non mi sembra che i referendum prendano molto piede nell’interesse della gente”. È quanto scrive nella sua ultima newsletter de Il...

“Nonostante i tentativi di una parte della sinistra, non mi sembra che i referendum prendano molto piede nell’interesse della gente”. È quanto scrive nella sua ultima newsletter de Il Punto l’on. Marco Zacchera, deputato del PdL e presidente del Comitato per gli Italiani all’estero della Camera, per il quale sarebbe stato, fra l’altro, “molto più logico votare contemporaneamente ai ballottaggi per avere almeno un taglio dei costi organizzativi”.

Secondo Zacchera “già si capisce poco o nulla sui quesiti referendari, (in)degno specchio di cosa in Italia siano il politichese e “la burocrazia della democrazia”, ma come chiamare ancora la gente a votare constatando poi che nemmeno la volontà popolare – in passato – è stata concretamente rispettata rispetto ai risultati referendari?”, si chiede il rappresentante del Pdl, citando diversi casi storici: “dalla responsabilità civile dei giudici al finanziamento dei partiti alla eliminazione di alcuni ministeri non è cambiato nulla”.

“E c’è poi anche un lato quasi beffardo”, riflette Zacchera, che mercoledì ha partecipato all’Assemblea del Cgie a Torino. Qui, spiega, “si è appreso che in un intero anno la somma che il ministero può spendere per i problemi dei milioni di italiani sparsi nel mondo, dall’Europa a Sydney, dal Sud Africa agli Usa, è complessivamente di appena 26 milioni di euro l’anno, ma che la sola organizzazione del voto referendario all’estero costerà ben 27 milioni di euro. Mi sfugge come possa dare un parere motivato sulla gestione dell’acqua pubblica o sul nucleare in Italia un italo-canadese o un residente a Santiago del Cile”, sostiene, precisando però che “il diritto al voto è sacro e guai a chi lo tocca”.

“Al concreto, però, non so se voterà il 10% degli aventi diritto residenti all’estero”, aggiunge, dicendosi “certo che queste persone non hanno avuto alcuna possibilità neppure di minimamente capire di cosa si tratti, ammesso che lo abbiano capito gli stessi italiani, perché io stesso non ho capito il senso pratico dei quesiti referendari”.

“Ad ogni modo”, afferma ancora Marco Zacchera, “se all’estero votassero 400.000 elettori (e non credo ci si arriverà) vorrà dire aver speso circa 66 euro a voto, molto probabilmente per non raggiungere nemmeno il quorum, ovvero per buttare via tutto. Non solo: già in passato il bassissimo afflusso estero è servito per non far raggiungere il quorum in Italia, ovvero danneggiare anche i proponenti i referendum. Non è che sia ora di pensare a qualche riforma pratica”, si domanda Zacchera, concludendo, “sia delle impostazioni referendarie che della organizzazione del voto all’estero?”.

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