Data odierna 23-10-2017

Approvato dai delegati italiani e stranieri il documento conclusivo con le istanze politiche e culturali dei rappresentanti delle comunità alle istituzioni europee. La sessione pomeridiana...

Approvato dai delegati italiani e stranieri il documento conclusivo con le istanze politiche e culturali dei rappresentanti delle comunità alle istituzioni europee. La sessione pomeridiana della Conferenza dei Consigli europei dei residenti all’estero è stata dedicata al tema “Il ruolo dell’istruzione nella costruzione della coscienza civile europea”. Il dibattito, moderato dal senatore del Pd Claudio Micheloni, è stato introdotto da Roberto Ricci, docente dell’Università Gabriele D’Annunzio di Chieti – Pescara che ha parlato su “L’Europa dei giovani tra nuova cittadinanza e uso pubblico della storia”. Ricci ha sottolineato come attraverso le nuove generazioni, non toccate dalle antiche divisioni, sia possibile sviluppare una nuova coscienza europeista e multiculturale. “Occorre restituire autonomia ai giovani – ha spiegato – con un nuovo welfare attivo di sviluppo e non di semplice protezione. La nuova cittadinanza europea si sedimenta anche grazie alla mobilità dei giovani europei, una  coesione generazionale che si sviluppa attraverso le tecnologie, la musica, gli scambi scolastici e universitari, e può ancora affinarsi con il travaglio delle migrazioni, un fenomeno che va governato in Europa attraverso l’inclusione e l’integrazione”. Secondo Ricci l’insegnamento della storia come elemento di lettura del presente europeo, purtroppo non ancora previsto nelle scuole, potrebbe alimentare la nuova cittadinanza europea. “Attraverso il vissuto dei giovani europei che vivono in paesi diversi da quello d’origine – ha infine precisato Ricci – si può sviluppare una cultura della cittadinanza europea, capace di far vivere nel concreto la Carta dei diritti e l’Europa dei cittadini”.

“In Europa – ha ricordato la vice presidente del Palamento Europeo Roberta Angelilli (Pdl) – vivono più di 500 milioni di persone con diverse tradizioni e lingue. Il nostro obiettivo non è solo quello di creare una forte area economica, ma uno spazio sempre più politico, fatto di cittadinanza e diritti, in cui la cooperazione tra il settore dell’istruzione e della formazione diano vita a momenti di aggregazione culturale e di coesione sociale”. Dopo aver auspicato un impegno straordinario dell’Ue per la ricerca e l’erogazione di maggiori risorse in favore dei programmi comunitari di alta formazione (Leonardo Da Vinci e Erasmus), la Angelilli ha sottolineato come una delle sfide più grandi sia la creazione di un sistema di riconoscimento reciproco delle qualifiche di studio. Ha poi illustrato i vantaggi derivanti sia dall’Istituto europeo di innovazione e tecnologia, un modello di collaborazione nel campo della ricerca che coinvolge imprese, università e fondazioni e che si occupa di cambiamenti climatici e fonti energetiche rinnovabili, sia dal Servizio volontario europeo 2007- 2013 per cui sono stati stanziati 900 milioni di euro. Si è inoltre soffermata sugli obiettivi della “strategia 2020” dell’U.E; un’iniziativa  formativa  che cerca di rilanciare l’economia europea con una crescita “intelligente, sostenibile e solidale”, di combattere la dispersione scolastica e di aumentare il numero di coloro che raggiungono un diploma universitario, portandolo dal 30% al 40%. “I giovani – ha concluso l’Angelillo – dovranno essere protagonisti , ma le istituzioni europee devono fare la loro parte con uno sforzo finanziario adeguato per la valorizzazione della cultura, intesa come diversità e pluralismo e sfida dell’integrazione. L’obiettivo è quello di creare un Europa che non  sia solo la somma delle diversità ma qualcosa di unico che possa determinare una comune identità europea dalle radici profonde”.

Ha poi preso la parola il segretario generale di Europa nel Mondo  Nicholas Newman (Gran Bretagna) che ha sottolineato l’esigenza di mantenere in vita, tramite l’istruzione, il legame culturale e l’idea di cittadinanza dei migranti europei. Anche Karine Henrotte Forsberg, degli Svedesi all’Estero (SVIV), ha evidenziato l’importanza dell’istruzione che deve essere impartita ai ragazzi attraverso la propria lingua d’origine. La Henrotte Forsberg ha inoltre segnalato la mancanza di una corretta informazione, da parte dei mass media, sulle attività e dell’Unione Europea. L’importanza dell’insegnamento della lingua d’origine è stata inoltre segnalata dal consigliere del Cgie Anna Pompei Ruedenberg (Svizzera) che ha precisato come tale opportunità sia fondamentale per garantire alle nuove generazioni la possibilità di scegliere le informazioni e quindi avere maggiore cognizione circa la strada da intraprendere.

Il consigliere del Cgie Fernando Marzo (Belgio) ha ricordato come le minoranze siano le prime vittime del modo, provinciale e  protezionistico, con cui viene gestita l’istruzione nell’U.E.  Secondo Marzo l’Europa deve ricominciare a parlare di multilinguismo e superare il problema del riconoscimento dei titoli di studio. Riccardo Pinna (Cgie – Sud Africa) ha sottolineato la necessità di non dimenticare il fatto che gli italiani nel mondo , anche se residenti in paesi molto lontani, sono cittadini europei. Paolo Castellani (Cgie – Cile) ha invece evidenziato come anche i numerosi latino-americani che vivono in Europa debbano essere tutelali nei loro diritti. Un’attenzione che per il consigliere del Cgie, alla luce della responsabilità storica e culturale che l’Europa ha sempre avuto verso il Sud America,  appare come un atto dovuto.

“E’stata fatta l’Europa dei mercati – ha affermato Lorenzo Losi, vice segretario del Cgie per l’Europa e l’Africa del Nord,- adesso facciamo la casa comune della cittadinanza e dei popoli” . Losi ha poi ricordato la distanza che separa ancora oggi le istituzioni europee dalla popolazione  ed ha evidenziato come, in questo momento di difficoltà dell’U.E., i cittadini emigrati possano essere i portatori e i diffusori privilegiati dei valori europei. Per Norberto Lombardi, consigliere del Cgie di nomina governativa, si devono garantire i diritti fondamentali, come ad esempio la formazione, anche ai migranti che non provengono da paesi europei Ha inoltre osservato come il profilo della rappresentanza degli europei all’estero sia di carattere prevalentemente associativo. Alberto Bertali (Cgie – Gran Bretagna) si è soffermato sull’esigenza di porre in essere un discorso europeo che sia visibile e percepito dai cittadini. Un’iniziativa che dia nuovo smalto all’ideale dell’Europa che sta rallentando.

Teresa Heimans del Consiglio delle Comunità Portoghesi (CCP) ha precisato come a tutt’oggi siano circa 3 milioni i portoghesi residenti in Europa. Ha poi segnalato il rischio della possibile creazione di europei di prima e seconda classe che non abbiano, come dovrebbe essere, i medesimi diritti e doveri degli altri. Dare continuità a questi incontri internazionali dei Consigli e creare un organismo di rappresentanza che lavori con continuità alla preparazione delle riunioni: è l’esigenza posta dal vice segretario generale del Cgie di nomina governativa Andrea Amaro. Sarà inoltre opportuno un forte impegno delle comunità che aiuti gli esecutivi dei vari paesi a predisporre il governo dei fenomeni migratori. Da Amaro sono state infine ricordate le difficoltà anche economiche del nostro paese per quanto riguarda la diffusione della lingua e cultura italiana nel mondo.

Dino Nardi, componente del CdP del Consiglio Generale per l’Europa e il Nord Africa, si è invece soffermato sulle problematiche connesse alla tutela previdenziale di chi lavora in un paese europeo che non è quello d’origine: migranti che dovrebbero avere anche un idoneo spazio di rappresentanza nel Parlamento europeo. Mario Bosio (Cgie – Francia) ha auspicato la creazione di una scuola che, attraverso programmi comuni, favorisca la diffusione fra gli studenti del concetto di cittadinanza europea. L’importanza della didattica per il futuro dei giovani europei è stata sottolineata anche da Massimo Romagnoli (Cgie – Grecia) che, dopo aver ricordato le radici cristiane dell’Europa, ha auspicato la creazione di adeguati strumenti informativi per le nuove generazioni.

Dopo l’intervento di Valter Della Nebbia (Cgie- Usa), che ha ipotizzato una graduale estensione della rappresentanza dagli emigrati dell’Ue residenti in Europa ai cittadini europei che vivono e lavorano nei paesi extraeuropei, il consigliere del Cgie Marina Salvarezza (Ecuador) ha affermato che oggi in Europa ai cittadini emigrati dall’America Latina non vengono riconosciuti gli stessi diritti dei migranti provenienti da paesi europei. La Salvarezza ha infatti spiegato come ai migranti provenienti  dal Perù, dall’Ecuador, dalla Colombia e dalla Bolivia venga richiesto, per il loro ingresso in Europa, un ulteriore visto Schengen che prevede disagi burocratici ed alcuni vincoli che finiscono per penalizzare le famiglie più povere.

Da segnalare infine l’intervento del presidente della Fusie e consigliere del Cgie Giangi Cretti che ha evidenziato come la difficile situazione economica della Grecia, che necessità di aiuti urgenti  da parte dell’U.E., faccia emergere in alcuni paesi dell’Unione sentimenti antieuropei, se non apertamente nazionalisti e xenofobi. Situazione difficile che va affrontata anche attraverso una iniziativa  educativa all’interculturalità, da portare avanti in maniera costante e per lungo tempo.

Al termine del dibattito l’assemblea ha approvato un documento, che riportiamo in versione integrale in questo numero dell’agenzia, in cui i delegati chiedono, fra le altre cose, la vigilanza da parte delle istituzioni europee sui diritti e le politiche e i servizi consolari riguardanti i cittadini comunitari residenti fuori dalle frontiere dell’Unione Europea, l’espletamento del diritto di voto effettivo per il Parlamento europeo ovunque gli emigrati risiedano, la possibilità per le comunità di eleggere una propria rappresentanza nel Parlamento e l’istituzione di un Consiglio Generale degli Europei residenti all’estero o che lavorano all’estero.

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