Data odierna 23-09-2017

La nomina fra i grandi elettori toscani per il nuovo presidente della Repubblica “mi avrebbe fatto piacere” dice Matteo Renzi, a margine di un incontro a Trieste. “Rappresentare la mia...

Grandi elettori, scontro Renzi-Bersani

La nomina fra i grandi elettori toscani per il nuovo presidente della Repubblica “mi avrebbe fatto piacere” dice Matteo Renzi, a margine di un incontro a Trieste. “Rappresentare la mia Regione. Qualcuno mi aveva detto vai avanti tranquillo, ti votiamo, ma poi è arrivata qualche telefonata da Roma per fare il contrario…”. Il sindaco di Firenze torna al centro di un caso all’interno del Pd. Stavolta è la scelta dei grandi elettori della Toscana al centro della polemica. Il gruppo consiliare del Pd, spaccandosi in due (10 contro 8) ha indicato la sua terna e tra i nomi non c’è quello di Renzi: “Sono cose che succedono – prosegue Renzi -, non era un diritto né me lo aveva prescritto il medico, ma non mi abituerò mai alla doppiezza”. Anche più sibillino il commento del sindaco sulla scelta di Alberto Monaci, presidente del consiglio regionale: “Hanno scelto di mandare delegato regionale un autorevole personaggio della politica e del mondo bancario senese. Auguri, in bocca al lupo e che rappresenti bene la Toscana. Io me ne faccio una ragione”.

“Qualche telefonata da Roma…”. “Chiedete a Telecom, non ho fatto nessunissima telefonata e pregherei di credere che, con tutti i problemi che ci sono, l’ultimo problema è decidere dei 494 nostri grandi elettori chi sia l’uno o l’altro” dichiara in serata al Tg1 il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, in un’intervista in cui respinge
ogni addebito rispetto al tempo trascorso dalle elezioni senzsa avere ancora un governo. “No, francamente, onestamente, non mi sento responsabile – ribatte Bersani – per un banale motivo: io una proposta l’ho fatta: governo di cambiamento, convenzione a data certa per le riforme istituzionali, corresponsabilità in questo quadro di tutte le forze parlamentari. Mi hanno detto no”.

Già nel corso della giornata il segretario del Pd aveva cercato di tenersi fuori della polemica con Renzi rilasciando una nota. “Nella sequela di quotidiane molestie – scrive Bersani – mi vedo oggi attribuiti non so quali giochini tesi ad impedire la nomina di Renzi a grande elettore per la Toscana. Smentisco dunque di aver deciso o anche solo suggerito, o anche solo pensato alcunché, a proposito di una scelta che riguarda unicamente il consiglio regionale della Toscana”.

La proposta di inserire Matteo Renzi nella terna dei grandi elettori toscani era già stata una ‘rottura’ rispetto alla consuetudine delle Regioni, che vede inviati a Montecitorio il governatore, il presidente del consiglio e un rappresentante delle opposizioni. Sulla scelta di Renzi però si era speso Nicola Danti, col favore del capogruppo del Pd in consiglio regionale, Marco Ruggeri, e del segretario toscano, Andrea Manciulli, neodeputato. Contro, invece, una nutrita componente del gruppo Pd, contraria all’idea di distinguersi rispetto alla tradizione solo per dare visibilità a Renzi. Alla fine, dopo ore di discussione, ieri il gruppo Pd si è spaccato e Monaci ha prevalso con 12 voti contro i 10 avuti da Renzi.

Oggi i “renziani” in consiglio regionale hanno votato a scrutinio segreto secondo la linea decisa dal gruppo, indicando Rossi, Monaci e il vicepresidente del consiglio Roberto Benedetti quali grandi elettori per la Toscana. Ma il sindaco è tornato alla carica, accusando le “telefonate” giunte da Roma e ribadendo in generale la sua estraneità ai giochi di potere: “Se ci sono nuove elezioni vedremo cosa accadrà. Ora sono fuori dai giochi della politica romana, sto facendo il sindaco della mia città”. Renzi ha aggiunto di sperare che si vada alle elezioni “il prima possibile”: “Se Bersani e Berlusconi riterranno più opportuna qualche forma di accordo nell’interesse del Paese, spero facciano il più veloce possibile. Se dipendesse da me, tornerei alle urne domani mattina”.

Il caso va ad approfondire il solco tra la maggioranza interna e i renziani. Emblematico il tweet di Paolo Gentiloni: “Renzi non sarà tra i grandi elettori del presidente della Repubblica. Nel Pd sempre più forte la corrente Tafazzi”. Stessa delusione per Marco Ruggeri, che pure non vuol sentire parlare di Pd spaccato: “Passava dalla Toscana l’opportunità di lanciare un segnale nazionale, nel senso dell’apertura al rinnovamento; poi ha prevalso l’indirizzo di una proposta istituzionale”. “Siamo prigionieri della sindrome di Tafazzi – dice anche la senatrice fiorentina Rosa Maria Di Giorgi – . Escludendo Renzi dai grandi elettori, il Pd ha ceduto alla paura del nuovo e ha perso un’altra occasione per ritrovare la sintonia con i cittadini”.

Per Enrico Rossi “è una vicenda assolutamente toscana – spiega il presidente della Regione toscana a Sky Tg24 -. Ho parlato con Bersani e la sua posizione è stata netta e coerente. Renzi non si riferisce al segretario e in Toscana sono passati i tempi delle telefonate che dal livello nazionale decidono le questioni locali. Se non Bersani allora Franceschini ha chiamato? Non so. E’ una vicenda che si deve chiudere qui perché non c’è frattura. Io ho preso 31 voti e ai renziani bisogna dare un attestato di maturità perché non sono caduti in ottiche correntistiche”.

Ai dubbi di Rossi risponde Dario Franceschini, parlando con un cronista a Montecitorio. “Mi sono visto chiamato in causa indirettamente – dice Franceschini – dal presidente della Toscana su questa vicenda della nomina di Renzi tra i grandi elettori. Ho chiamato il presidente Rossi per dirgli che non mi sono occupato della questione, non ho fatto telefonate a nessuno. E ho appreso tutto a cose fatte. E se qualcuno mi avesse chiesto un parere da esterno, avrei detto che un minimo di logica e buon senso politico avrebbe dovuto portare alla nomina di Matteo. Adesso gradirei essere tenuto fuori da questa vicenda”.

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