Data odierna 16-01-2018

Quattro ore di dibattito ininterrotto. La riforma del Cgie più che del Comites ha tenuto banco per l’intera seduta mattutina dei lavori dell’assemblea plenaria del Consiglio generale degli italiani...

Giornata importante per il Consiglio generale degli italiani all’estero

Quattro ore di dibattito ininterrotto. La riforma del Cgie più che del Comites ha tenuto banco per l’intera seduta mattutina dei lavori dell’assemblea plenaria del Consiglio generale degli italiani all’estero, iniziata ieri mattina alla Farnesina, e conclusa nel tardo pomeriggio.
Rimandati gli interventi del Ministro Alfano e del sottosegretario Amendola – impegnati altrove – dopo i saluti del dg Vignali (Dgiepm), la plenaria è entrata nel vivo con il dibattito sulla riforma degli organismi di rappresentanza, Comites e Cgie, su cui si sta lavorando dall’insediamento di questo Consiglio con l’approvazione di un documento nella plenaria di marzo, la consultazione con associazioni ed enti sul territorio, e l’approvazione delle continentali.
Tutto questo lavoro è stato sintetizzato da Silvana Mangione e Paolo Da Costa in due articolati e un documento di presentazione che oggi sono stati ampiamente dibattuti dai consiglieri – alla presenza di diversi parlamentari – invero solo nella parte che riguarda il Cgie. A parte alcune correzioni richieste sulla terminologia e sulla struttura dell’articolo 1 che definisce cos’è e cosa fa il Cgie – la discussione si è soffermata per quattro ore sui consiglieri di nomina governativa – 20 nel nuovo testo, a fronte dei 43 eletti dai territori – sulla loro distribuzione, la residenza e il loro diritto o meno a percepire la diaria.
La riforma di Comites e Cgie, come detto ad inizio seduta dal segretario generale Michele Schiavone, “è un tema significativo e delicato: da un anno abbiamo assunto un impegno di riforma, anche alla luce delle modifiche in atto in Italia, per rendere questi due organismi più efficaci anche nel rapporto coi 18 parlamentari eletti all’estero”. si tratta, dunque, di “portare a compimento le nostre proposte, approvando un documento che, alla vigilia dell’appuntamento elettorale dell’anno prossimo, possa essere consegnato domani al Ministro Alfano”.
Relatrice del documento, Silvana Mangione – vicesegretario per i paesi anglofoni extra ue – ha quindi presentato il testo, approvato in Comitato di Presidenza, che intende “rafforzare il lavoro, la presenza, i compiti e la natura di Comites e Cgie”. Due articolati che sono “il risultato di un anno di lavoro”, in cui sono stati “interpellati Comites e associazioni, chiesto suggerimenti ai singoli, ricevuto una serie di proposte e suggerimenti, non tutti riconducibili a unità”; testi frutto di una sintesi della “maggioranza delle proposte che costruivano una visione armonica e correlata di Comites e Cgie”, integrata nel corso del 2017 e approvata nelle continentali di settembre/ottobre 2017.
A questo punto con il testo davanti – troppo tardi per Lombardi (Italia)- , i consiglieri sono intervenuti per puntualizzare alcune questioni.
Per Ricci (Italia) il ruolo rappresentativo del Cgie andava più evidenziato; Da Costa (Svizzera) ha invitato i colleghi a “mettere un punto” alla questione dibattuta da 15 anni. Schiavone ha quindi ricordato che i consiglieri sono passati da 94 a 63 e che quindi “ci sono grandi territori non rappresentati nel Cgie”, assicurando che “per dare loro voce faremo di tutto indicando una soluzione correttiva”. Per Tagliaretti (Ncd) il meccanismo per la decadenza da consigliere Comites è “difficilmente attuabile”, mentre sul Cgie ha contestato l’obbligo di residenza in Italia dei consiglieri di nomina governativa.
Prodi (Francia) è intervenuta per segnalare l’articolo sull’Affiliazione (7 bis) inserito nella legge “per integrare nei Comites i nuovi migranti. Un buon primo passo che auspico transitorio per arrivare ad una riflessione sulla nuova mobilità”. Quanto al Cgie “si potrebbe pensare a macroaree per includere paesi non rappresentati nel Consiglio”, cosa che “già esiste nella legge”, le ha spiegato Schiavone.
Per Gazzola (Argentina) “la riforma di Comites e Cgie per i connazionali non è un tema importante. Dopo 2 anni chiudiamo qua”, ha aggiunto, ribadendo comunque che “la riduzione dei consiglieri è ingiusta e inutile: 43 eletti sono troppo pochi per rappresentare le comunità e le nuove migrazioni”.
Mangione è quindi intervenuta per spiegare che la redazione della tabella con la suddivisione dei consiglieri per Paesi – sulla base delle sole iscrizioni all’Aire – “è compito della Farnesina: non fa parte della modifica della legge di cui discutiamo, ma è intervento successivo”.
Gli eletti nel Cgie, lo sono da “un’assemblea di secondo grado, di cui fanno parte Comites e associazioni”, ha spiegato Mangione rispondendo a Prodi, mentre a Tagliaretti ha spiegato che “chiedere che i governativi, che sono nominati dalla Presidenza del Consiglio, siano in Italia è dovuto alla considerazione che all’estero già ci sono gli eletti”. Dunque la rappresentanza territoriale è “coperta” dagli eletti, i nominati “hanno una doppia importanza perché voce delle categorie che rappresentano e perché presenti in Italia”.
Unico dei parlamentari ad intervenire è stato Marco Fedi secondo cui “per un articolato serve una discussione molto più lunga”. In ogni caso esso deve essere approvato “con il massimo consenso”.
Scaglione (regioni) ha quindi portato il saluto delle consulte e delle commissioni regionali per l’emigrazione sottolineando il riconoscimento avuto nel nuovo testo che attribuisce 4 consiglieri a regioni, province ed Anci. Alla fine del dibattito diventeranno 2.
Critico Papandrea (Australia) secondo cui il documento doveva essere distribuito prima; quanto ai “nominati”, essi “non devono essere rappresentanti delle collettività, perché non eletti”.
Pinna (Sud Africa) ha auspicato un “articolato condiviso da tutti, ma non sconvolgiamo ciò che ci hanno detto le comunità per nostri interessi personali. Basterebbe una piccola commissione per ritoccare alcuni punti senza cambiare quanto abbiamo approvato all’unanimità a marzo”. in più, ha aggiunto, “abbiamo di nuovo un Dg, Vignali, da cui ho sentito l’entusiasmo di Tremaglia: quindi andiamo al sodo, perché il Dg è uno che vuole soluzioni; dunque siamo pragmatici anche noi visto che Vignali ci prende in considerazione”.
Musella (Francia) ha sostenuto che “la disfunzione dei Comites non dipende dalla legge”, ma delle persone.
Benvignati (Acli) ha invece sostenuto che l’articolo 1 sul Cgie “confonde cosa siamo con cosa facciamo”, proponendo di eliminare l’aggettivo “sussidiario” perché “sminuente rispetto all’essere un organismo di rappresentanza”.
Cretti (Fusie) ha criticato “la distinzione sui nominati e gli eletti”, accettabile forse nel documento di accompagnamento, ma non nell’articolato. Mazzaro (Germania) ha invitato a “raccogliere i consigli del mondo politico che riprenderanno questo articolato”, mentre Gargiulo (Cile) ha auspicato “l’inizio dell’iter, perché poi il Legislatore lo perfezionerà. Le cose essenziali ci sono”. Quanto ai nominati “arricchiscono la nostra assemblea” e della loro residenza “è responsabile il partito, l’importante è che siano valide persone”.
Ferretti (Maie) ha ricordato che “sugli stessi temi discutevo con Tonino Macri. Il Cgie è chiuso sul suo guscio a discutere sulla sua riforma, dopo che Vignali, pieno di entusiasmo, ci ha chiesto di aiutarlo a distribuire risorse che non ci sono. I problemi degli italiani all’estero sono molti. A che serve discutere su queste quisquiglie? Finiamola qua”.
Billè (Uk) ha proposto di inserire nei compiti del Cgie quello di monitorare la rilevanza delle comunità all’estero sul Pil e di inserire il Mef nella conferenza permanente staato-regioni-pa-cgie.
Alciati (Brasile) ha auspicato “una presenza più garantista dei giovani” nei Comites, plaudendo all’articolo 5 della legge sui comitati che cita under 35 da coinvolgere, ma anche criticato le rappresentanze diplomatico non accreditano i Comites presso le autorità locali.
Mangione ha quindi sintetizzato le modifiche proposte dai colleghi, “inseribili molto facilmente” nel testo base: “l’articolo 1 sul Cgie, è giusto dividerlo con un articolo 1 bis: il primo su cos’è il Consiglio, l’altro sul suo ruolo”. Quanto alle perplessità su “ausiliario” per Mangione i dubbi di Benvignati sono “infondati” ma comunque “possiamo cambiare aggettivo”. Ok all’inserimento proposto da Billè sul Pil e gli italiani all’estero, così come all’inserimento del Mef nell’articolo 17bis. Sul rimborso per i nominati – che oggi non percepiscono diaria – dopo le segnalazioni Mangione ha proposto di tornare alla dizione della vecchia legge che prevedeva per i residenti nella città dove si tiene la seduta la metà di quanto previsto per gli altri.
A questo punto, Lombardi evidenzia che tra i consiglieri di nomina governativa sono spariti i rappresentanti dei partiti: “vorrei sapere dove, quando e chi l’ha deciso? Avete tolto i partiti per i rappresentanti delle regioni nell’anno in cui abbiamo deciso di riattivare la conferenza Stato-Regioni-Pa-Cgie?”.
La maggior parte delle voci ricevute, gli ha risposto Mangione, “erano contrarie ai rappresentanti dei partiti, anche in virtù delle esperienze precedente; prima erano 7, alcuni non li abbiamo mai visti”.
L’ipotesi via le regioni, dentro i partiti ha scatenato altro dibattito, portato Scaglione a “ritirare il suo plauso” ritrattando il suo precedente intervento, e gli altri consiglieri a formulare una ridda di ipotesi e calcoli per trovare la quadra con l’obiettivo di mantenere i nominati a 20 consiglieri, inserendo sia i partiti che regioni e comuni.
Questo intervallato a continui richiami a riferirsi a quanto deciso all’unanimità nei mesi scorsi, con una Mangione che alla fine si dice “sconfortata” dalla piega presa dagli eventi.
Alla fine si è deciso che i consiglieri di nomina governativa dovranno essere residenti in Italia – tranne per la Fusie che, rappresentando la stampa italiana all’estero, si presume possa eleggere tra i suoi membri un residente all’estero – ed essi saranno: sette membri delle associazioni nazionali dell’emigrazione; due delle regioni, province autonome e anci; sei di sindacati e patronati; tre dei partiti; uno della Fusie; uno per i frontalieri. Eliminato il rappresentante della Federazione nazionale della Stampa Italiana, che – è stato rilevato – “dopo Siddi non ha più partecipato ai nostri lavori” e sono stati ridotti da 4 a 3 i rappresentanti dei partiti (tanto, ha sintetizzato Pessina, andiamo verso “centrodestra, centrosinistra e 5Stelle”) scelti tra quelli che hanno “maggiore rappresentanza nel parlamento italiano”.
Negli interventi via via più concitati, Gazzola ha voluto far mettere agli atti che lui non è d’accordo sulla riduzione dei consiglieri eletti, Ricci ha proposto più volte di votare solo con il testo definitivo in mano, Pinna ha ricordato che quando i consiglieri anglofoni extra Ue sono stati ridotti da 16 a 5 non hanno fatto tante storie così come i “governativi”.
Alla fine, Mangione rimetterà mano al testo dell’articolato da far votare ai suoi colleghi. Lei stessa è stata la prima a dire no ad un rinvio del voto sul testo definitivo, che in molti volevano rimandare a venerdì.
Sembrava fatta quando alle 17.48 le fotocopie del documento – per altro monche per un errore del sistema – spariscono perché buttate erroneamente nella spazzatura e non se ne possono fare altre per mancanza di carta.
Mangione “provata e seccata” legge ai colleghi le parti modificate.
Alla fine il documento di accompagnamento al testo, con una introduzione sulla nuova emigrazione e delle sue nuove esigenze, viene approvato a maggioranza con 1 astenuto (Papandrea).
Le Modifiche all’articolato sul Cgie vengono approvate all’unanimità; subito dopo quelle ai Comites vengono approvate a maggioranza con 1 astenuto (Billè).
Alla fine della giornata è ancora Vignali a riscaldare gli animi stanchi dei consiglieri: “mi complimento per la determinazione e la pazienza con cui avete gestito questa giornata. Non è stata una giornata persa, ma molto importante perché ha confermato che il Cgie non è un moribondo comatoso, ma un organismo vitale che vuole affermare il proprio ruolo e lanciarlo, se vogliamo, nel futuro. Questo è molto importante e ci voleva almeno una giornata tutti insieme per parlarne e sciogliere i nodi. Era sicuramente il tema più importante e siete riusciti a portarlo a casa. Sono soddisfatto e gratificato anch’io dalla vostra determinazione”.

(m.c.\aise) 

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