Data odierna 22-09-2017

In Europa il Partito democratico ha perso 50 mila voti. Una riflessione sul voto e sulla formazione del governo. Intervista del quotidiano svizzero Zuercher Oberlaender con il parlamentare del Pd, Gianni...

Gianni Farina: “Particolarismo e personalismo indeboliscono il Pd”

In Europa il Partito democratico ha perso 50 mila voti. Una riflessione sul voto e sulla formazione del governo. Intervista del quotidiano svizzero Zuercher Oberlaender con il parlamentare del Pd, Gianni Farina, rieletto alla Camera dei deputati con oltre 22 mila preferenze nella ripartizione Europa.

 

Le elezioni non sono andate come pensava il Partito democratico: Bersani ha vinto alla Camera ma non al Senato. Si aspettava questo esito?

Per il Partito demo­cratico, no. Nell’insieme, sì. Non occor­reva forte intuito per vedere l’avanzata di Grillo e del suo Movimento Cinque Stelle. Le piazze d’Italia piene di una umanità variegata: giovani, operai e di­soccupati, mondo della cultura, tutti uniti per dire «basta» all’immoralità, alla corruzione, ai costi eccessivi della politica. E per finire, lo straordinario spettacolo di folla di Piazza san Gio­vanni alla vigilia del voto. Il recupero di Silvio Berlusconi era, per me, larga­mente previsto, anche se si sta esage­rando sulla sua reale consistenza. Come il flop di Monti, appena oltre il 10%, dopo aver cannibalizzato i compagni di strada Fini e Casini. Il Partito democra­tico, penalizzato dalla polverizzazione del voto a sinistra – Ingroia e altri – in­cassa un voto al di sotto delle aspetta­tive, senza, tuttavia, dimenticare che è il partito più forte, sul piano popolare, sia alla Camera che al Senato. La di­scordante consistenza parlamentare del Partito democratico nelle due camere dipende, unicamente, dall’applicazione di due diversi sistemi elettorali maggio­ritari.

 

All’estero la vittoria del Pd è stata netta, sia alla Camera che al Senato. In Eu­ropa però ha perso un seggio alla Camera dei Deputati. Come mai?

Netta nel mondo, con la conquista di cinque deputati e quattro senatori, un parlamentare in più del 2008. Delu­dente in Europa. Non tanto per la man­cata elezione del terzo deputato, cosa largamente scontata, dopo la diminu­zione di un seggio camerale nel collegio europeo, quanto per la perdita di cin­quantatremila voti popolari, oltre il dieci per cento del nostro consenso nel 2008. Una perdita generalizzata, in Svizzera come in Germania e altrove, a beneficio della lista Monti, diversa­mente dall’Italia, e del Movimento Cin­que Stelle a cui vanno, rispettivamente, un senatore e un deputato al primo e un deputato al secondo. Manca, oramai da tempo, una struttura organizzata di po­polo che sappia analizzare i profondi cambiamenti sociali in atto in Europa, conseguenza del pur accidentato pro­cesso unitario europeo in atto. Il Par­tito democratico, o quel che resta delle grandi organizzazioni del passato e salvo qualche eccezione, è nato solo sulla carta ed è profondamente diviso, affidato al controllo di capi corrente lo­cali, in assenza di una reale vita demo­cratica. Tutto ciò ha creato problemi e contrasti, oltre la normale dialettica, nella formazione delle liste alla Camera e al Senato. Ha prevalso il particolari­smo, la ricerca persino sfrenata alla pre­ferenza personale e l’alleanza a soste­gno dei rispettivi candidati tra i pre­sunti poteri forti (associazionismo e rappresentanze sociali) dell’emigra­zione organizzata. Per quanto mi ri­guarda, ho partecipato, invitato e con qualche difficoltà, all’unica manifesta­zione di partito a Zurigo, nel corso di tutta la campagna elettorale. Nono­stante tutto, un grande successo perso­nale; e ciò la dice lunga sulla capacità di ognuno di parlare ai cuori del popolo emigrato.

 

Il governo prospettato da Pier Luigi Bersani appare di difficile realizza­zione. Cosa ne pensa?

Più che difficile, la situazione politica appare drammatica. La prospettiva ide­ata da Bersani è l’unica che può rispon­dere alle aspettative dei cittadini emerse nelle recenti elezioni politiche.

Provvedimenti immediati per rilan­ciare l’economia e l’occupazione, con particolare attenzione ai giovani. Il la­voro, quindi, e la necessità di profonde riforme delle istituzioni repubblicane sul piano parlamentare, regionale e provinciale con i conseguenti tagli dei costi della politica; l’attenzione alla questione morale, ai temi della corru­zione diffusa e della criminalità. Esclu-se alleanze con la destra berlusconiana, immorale e in taluni aspetti (l’attacco ai poteri autonomi dello Stato) antidemo­cratica, rimane unicamente la possibi­lità di un accordo programmatico con il Movimento Cinque Stelle su punti fon­damentali e in parte comuni. Speriamo prevalga la saggezza e la lungimiranza di ognuno. Oltre, sta al Presidente della Repubblica indicare una via alterna­tiva: governo del presidente con un’alta personalità politica su cui chiedere la fi­ducia delle camere o altro ancora di cui non vedo i contorni.

 

Si tornerà al voto?

Questo sì, sarebbe una tragedia. Un ri­torno al voto dopo pochi mesi, nel con­testo di una situazione economica e so­ciale esplosiva. L’incapacità della classe politica di rispondere alle aspettative dei cittadini e di essere all’altezza del consenso ottenuto. Il marasma foriero di avventure i cui sbocchi mi appaiono pericolosi e indefiniti per la stessa de­mocrazia repubblicana. Un fallimento senza appello che vorrei risparmiare al nostro popolo, e a noi tutti.

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