Data odierna 12-12-2017

Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano  ha convocato al Colle i vertici dei due rami del parlamento, Gianfranco Fini e Renato Schifani, dopo l’apertura della crisi di Governo...

Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano  ha convocato al Colle i vertici dei due rami del parlamento, Gianfranco Fini e Renato Schifani, dopo l’apertura della crisi di Governo che oggi ha preso forma con i finiani che si sono dimessi dagli incarichi nell’esecutivo e il ministro Sacconi che li ha salutati come «traditori». Fli ha annunciato che comunque voterà la legge Finanziaria.

Lo spiega stamane alle 13 una nota congiunta dei capigruppo di Futuro e libertà per l’Italia, Pasquale Viespoli (Senato) e Italo Bocchino (Camera): «I gruppi parlamentari di Futuro e Libertà- si legge nel documento – nel prendere atto delle dimissioni rassegnate in data odierna dal ministro Andrea Ronchi, dal viceministro Adolfo Urso e dai sottosegretari Antonio Buonfiglio e Roberto Menia, evidenziano il venir meno del rapporto fiduciario nei confronti del Governo, e confermano altresì, con profondo senso di responsabilità, il proprio impegno a sostenere nell’interesse del Paese la legge di stabilità e di bilancio».

Il segretario dell’Udc Lorenzo Cesa considera le dimissioni dal Governo della delgeazione di Futuro e Libertà come apertura della crisi del Governo Berlusconi quarto. «Si materializza oggi, con le dimissioni di ministri e sottosegretari finiani, la crisi del governo costituito a seguito delle elezioni di due anni fa: le nostre previsioni sulle contraddizioni interne alla maggioranza di centrodestra si sono avverate».

Alle dimissioni aveva reagito all’inizio della mattinata il Ministro del Welfare, Maurizio Sacconi: «Con il ritiro della delegazione dei finiani dal Governo si sta consumando il tradimento». Lo ha detto a Cividale (Udine), prima di partecipare ad un convegno di Confindustria. E ha aggiunto: «In questa difficile fase politica deve prevalere una regola oggettiva: o Berlusconi o elezioni». Per Sacconi «Occorrono governi coesi, e se dovesse cadere questo Governo il meno peggio sarebbe andare al voto».

Il presidente della Camera Gianfranco Fini, intervenendo alla presentazione del rapporto «L’Italia che c’è», dell’Associazione «Italia decide» ha sottolineato stamane che «tra le responsabilità della classe dirigente c’è anche quello di aver smarrito quel senso della dignità, della responsabilità e del dovere che dovrebbero essere proprie di chi è chiamato a ricoprire cariche pubbliche. I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina e onore, come prevede un articolo della Costituzione che è tra i meno citati e conosciuti».

All’incontro erano presenti il Capo dello Stato Giorgio Napolitano e il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta. «Solo riscoprendo il carattere vincolante di queste parole dal sapore antico ma sempre straordinariamente attuale -ha aggiunto Fini- sarà possibile far riacquistare alla politica una piena credibilità. Partendo da questo pressupposto, etico prima ancora che politico, occorre dunque chiedersi come si possa ricostruire una strategia che ridia speranza e futuro all’Italia».

Se si andasse a elezioni anticipate, per il coordinatore del partito finiano Adolfo Urso Futuro e Libertà si alleerebbe con Udc, Api e Mpa. «Se – osserva – non fosse possibile realizzare, come noi pensiamo, un nuovo governo e si andasse per scelta di altri alle elezioni anticipate, traumatiche per il paese, noi andremmo al voto con un’altra coalizione di centrodestra per voltare pagina».

Oggi Berlusconi discuterà il da farsi con il leader della Lega Umberto Bossi. «Noi – ha detto ieri Berlusconi – andremo avanti al Governo con la fiducia che, sono sicuro, avremo al Senato e, credo, anche alla Camera», ma se a Montecitorio andasse male «si andrà a votare per la Camera stessa». Berlusconi ieri ha rotto il silenzio e in una telefonata alla convention “Dalla parte del Cavaliere” per spiegare il piano per il governo. Innanzitutto, ha detto no al governo tecnico, o a qualsiasi ribaltone: «Ci sono professionisti della politica ormai vicini all’età in cui grandi leader come Bush e Blair scrivono le loro memorie che possono aspirare alla presidenza del Consiglio o della Camera solo attraverso decisioni di palazzo – così il Cavaliere – quindi agendo come se la gente non esistesse. Ma questa non è democrazia, è solo partitocrazia».

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