Data odierna 23-10-2017

“È notizia ripresa da tutti i media locali e dai sindacati di categoria che una e probabilmente più aziende svizzere operanti nel Canton Ticino avrebbero deciso di operare discriminazioni di...

“È notizia ripresa da tutti i media locali e dai sindacati di categoria che una e probabilmente più aziende svizzere operanti nel Canton Ticino avrebbero deciso di operare discriminazioni di retribuzione a parità di mansioni tra dipendenti italiani e svizzeri stabilendo di non includere i nostri connazionali negli adeguamenti salariali più recenti giustificando la cosa con il più conveniente rapporto di cambio franco-euro rispetto al passato”: è quanto denunciato dal deputato Pdl Marco Zacchera in una interrogazione presentata ai Ministri Frattini e Sacconi.

A rispondere al deputato, che è anche presidente del Comitato sugli italiani all’estero della Camera, è stato il sottosegretario agli esteri Alfredo Mantica.

“Il Ministero degli affari esteri – comunica il sottosegretario – ha preso contatto, tramite l’Ambasciata d’Italia a Berna, con la commissione paritetica dell’edilizia del Canton Ticino, composta da sindacati e datori di lavoro che, nel mese di dicembre, si riuniscono per definire gli aumenti salariali per l’anno successivo. Questa ha indicato che per il 2011 aveva proposto ai propri associati un aumento salariale dell’1 per cento. Tuttavia, non essendo stato raggiunto un accordo fra le parti, per i datori di lavoro l’aumento resta facoltativo. Nella fattispecie descritta dall’interrogante non si può, quindi, parlare di violazione del contratto di lavoro, né sono configurabili azioni sul piano legale”.

“Risulta altresì – precisa Mantica – che la notizia cui fa riferimento l’interrogante riguarda la sola azienda “Michele Barra” di Ascona, di cui è titolare l’omonimo deputato della Lega dei Ticinesi. Questi, in un comunicato diramato il 4 marzo scorso, ha confermato di avere autonomamente deciso – in assenza di qualsiasi obbligo negoziale, come sopra specificato – di concedere un aumento salariale generalizzato a tutti i dipendenti svizzeri o domiciliati in Svizzera (dello 0,6 per cento per tutti, più lo 0,4 per cento “secondo merito”), ma anche aumenti differenziati ad personam, in qualche caso superiori all’1 per cento, ai lavoratori frontalieri”.

“In un tale contesto – riconosce Mantica – risulta arduo per le istanze governative italiane entrare nel merito di scelte che attengono ai rapporti fra le parti sociali in un altro Paese e che non configurano violazioni di legge. In ogni caso, – conclude – l’Ambasciata a Berna e il Consolato generale a Lugano continuano a vigilare con grande attenzione gli sviluppi della questione a tutela dei diritti dei nostri connazionali e in particolare dei frontalieri”.

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