Data odierna 23-09-2017

« Vuole la verità? La Francia si è mossa perché la Ue è rimasta per troppo tempo a guardare». Franco Frattini si schiera con parole chiare. Con messaggi forti. Anche con una durezza di...

« Vuole la verità? La Francia si è mossa perché la Ue è rimasta per troppo tempo a guardare». Franco Frattini si schiera con parole chiare. Con messaggi forti. Anche con una durezza di toni inusuale al ministro degli Esteri italiano. «Sì, sto con Sarkozy. E dico: ha ragione a lamentare la distanza europea». Dietro quelle parole c’è una riflessione profonda e, parallelamente, amara. Un invito alla Ue a non sottovalutare più il fenomeno immigrazione. A prendere sul serio l’avanzata della destra xenofoba nei Paesi di mezza Europa. «Questo è lo scenario… Almeno fino a quando le risposte di Bruxelles saranno così timide, così lontane… Così – arriverei a dire – intrise di menefreghismo… L’Europa non può dire all’Italia sono affari vostri se gli immigrati arrivano a Lampedusa. Non può cavarsela con due parole: “Occupatevene voi”. Non può costringerci a fare quel negoziato bilaterale con la Libia che avrebbe dovuto fare la Ue molto prima di noi».

È un j’accuse duro. I temi legati all’attualità si accavallano ma un filo conduttore li lega: Europa svegliati! «Svegliati e renditi conto che sarebbe assurdo spingere la Turchia verso l’Iran. Svegliati e sostieni con convinzione la battaglia solitaria del governo italiano al fianco dei troppi cristiani perseguitati nel mondo». Frattini scandisce i suoi basta fino a quando si ferma sull’Afghanistan. Ripete il nome e il cognome del tenente ucciso a Farah: Alessandro Romani. Poi allarga la riflessione abbassando il tono della voce. «Tanti anni per stabilizzare una Regione, per portare la democrazia… Questo è il momento di fare di più per l’Afghanistan. Non di meno». Una pausa leggera per non farsi trascinare dalle emozioni. Per non pensare più ai caduti e fermarsi, invece, sul “faccia a faccia” all Farnesina. Da una parte il ministro degli Esteri, dall’altra un gruppo di giornalisti afghani. Quelli pro Karzai . ma anche quelli contro.

«Usavano però le stesse parole: “Rimanete ad aiutarci perché il Medioevo dei taleban è qualcosa che nessuno di noi vuole più vedere”».

La prossima settimana sarà all’Onu…

Già e alla Clinton ripeterò le mie convinzioni: è il momento di fare di più, non di meno. E di guardare avanti. A ottobre vedrò a Roma il ministro degli Esteri afghano. E sempre a ottobre mi confronterò con tutti gli inviati speciali dei governi impegnati in Afghanistan. Per fare insieme un punto anche in vista del vertice della Nato di novembre a Lisbona quando cominceremo a individuare la road map per il trasferimento dei poteri dalle unità militari alle unità civili afghane.

Torniamo all’immigrazione: l’opinione pubblica francese sembra capire la linea di Sarkozy…

È così e non solo in Francia. Se un governo tace i cittadini lo invitano a svegliarsi; se fa la voce grossa dicono “bravo governo” e guai se Bruxelles prova a interferire. E allora l’unica risposta seria che bisogna dare è più Europa. E’ ridicolo che l’Unione abbia stanziato per aiutare la Libia a frenare i flussi migratori da Sud 50 milioni di euro.

Gheddafi provoca: dice che servono 5 miliardi…

Ma non servono per le sue tasche. E se noi non vogliamo che un’ondata di disperati si riversi sulle nostre coste 5 miliardi sono pochi, forse sono il minimo. L’Europa deve capire. Deve evitare che quella gente parta. Deve dare risposte serie, non demagogiche, non populiste. E deve ascoltare la nostra richiesta di solidarietà: non possiamo essere i soli gendarmi dell’intera Ue.

C’è un problema immigrazione ancora da risolvere e forse un problema rom già superato.

Sì, l’Italia ha trovato la soluzione. Ha detto i campi illegali si chiudono e i nomadi possono restare solo se hanno un reddito. Abbiamo affrontato il problema, ma ancora una volta l’abbiamo fatto contando esclusivamente sulle nostre forze. Qualcuno ci ha aiutato? No. L’Europa è intervenuta? No. E la cosa più triste è che per mesi e mesi ci hanno accusato di violare i diritti umani senza capire che consentire a quella povera gente di vivere in favelas alle periferie delle grandi città europee… Quella sì che sarebbe stata una gigantesca violazione dei diritti umani.

Gheddafi dice: l’islam dovrà essere la religione dell’Europa. Una provocazione ma esiste o no un rischio legato a imponente immigrazione musulmana?

Esisterà se noi non dovessimo avere più leader musulmani moderati come Mubarak, come Gheddafi, come Ben Alì, come il re del Marocco, come il leader algerino Bouteflika. Questa cintura nord africana ha guide moderate che non eccitano alla crociata dell’islamizzazione, che rispettano i diritti dei cristiani. Il pericolo vero è un altro: si annida nella grande lotta che le grandi organizzazioni estremiste fanno contro di loro. E se dovessero avere la meglio allora davvero l’Europa dovrebbe tremare. E’ per questo che dico: rafforziamo i legami con questi Paesi musulmani moderati; sono nostri amici, lavorano con noi nel Mediterraneo e vanno aiutati ad andare avanti.

La Turchia sembra decisa ad allontanarsi dalla Ue…

La Turchia è a un bivio: può imboccare la strada dell’Occidente o può prendere quella destinata a trasformarla in una potenza più amica dell’Iran che dell’Europa. Quando Erdogan ha vinto la prima volta il settanta per cento dei turchi volevano l’Europa dopo pochi anni sono scesi al 50: è un trend estremamente preoccupante e ancora una volta è l’Europa ad aver sbagliato.

Berlusconi e Frattini però …

Noi siamo i più convinti avvocati della causa europea della Turchia. Tutti ce lo riconoscono, speriamo che sia sufficiente.

Sono giorni che si dibatte sul burqa: serve una legge come in Francia?

Una legge può essere giusta, apprezzabile. Ma deve essere “figlia” di un confronto che includa anche quelle comunità musulmane che hanno più volte detto che l’uso del burqa integrale non rappresenta un dovere verso l’islam. Potrebbero essere nostri alleati nel dire che in un Paese libero e democratico dell’Occidente l’imposizione ad una donna o ad una ragazza della copertura integrale del volto non può essere consentito. Vado oltre: sarebbe una legge più forte se fosse il risultato di un confronto aperto. E l’errore più grave sarebbe se una legge venisse letta come un attacco all’ Islam: uno scontro tra religioni sarebbe davvero imperdonabile.

Allora burqa no oppure sì?

Coprirsi il volto è un rifiuto al contatto con la società in cui vive; è un messaggio di chiusura. E poi il burqa è un segno di sottomissione della donna che non posso accettare. Poi c’è l’aspetto sicurezza: esistono donne e uomini che vogliono non un confronto libero tra ide, religioni, culture. Vogliono, invece, la nostra morte fisica, la nostra distruzione.

Intanto ci sono uomini e donne che in molti Paesi prendono di mira le minoranze cristiane.

Ho due novità: la risoluzione che presenterò nei prossimi giorni all’apertura dell’assemblea dell’Onu avrà un sostegno largo. Ho incontrato i 14 ministri degli Esteri della famiglia popolare e il loro appoggio è forte, convinto. Ora, vedremo la Ue. Ma una cosa deve essere detta: questa battaglia l’Italia non può più combatterla da sola. La Ue è timida, ma qualcosa si muove: i nuovi ambasciatori dell’Unione avranno un mandato speciale a seguire a nome dell’Europa le questione legate alle minoranze religiose. Tutti dovranno sapere che nel proprio mandato questi temi sono una priorità.

A proposito di ambasciatori Ue. All’Italia solo Uganda e Albania e i giornali scrivono Roma penalizzata…

E’ giusto allora spiegare: l’Italia non si era nemmeno candidata con un proprio diplomatico per la Cina: avevo visto i curriculum degli altri. L’Ambasciatore tedesco (quello che ha vinto) era già stato ambasciatore a Pechino. Parla perfettamente il cinese. Era stato tre volte direttore generale al ministero degli Esteri in Germania. E poi c’è una regola nell’Unione europea: per potersi candidare il limite di età è 61 anni. A Washington, Berlino, Pechino, Parigi, Londra i nostri ambasciatori hanno tutti più di 61 anni. Insomma non potevano essere candidati. Ecco il vero errore dell’Italia: non essere riuscita a fare come altri Paesi, a creare classi diplomatiche giovani, a garantire carriere rapide. Mi chiede se può farlo Frattini? Ci vorranno decenni e non potrà farlo un solo ministro. (Arturo Celletti-“Avvenire” del 19 settembre 2010)

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