Data odierna 23-09-2017

Mai come in questi giorni abbiamo potuto constatare, nel bene e nel male, come la stabilità economico-finanziaria, la proliferazione nucleare, il terrorismo, la criminalità transnazionale,...

Mai come in questi giorni abbiamo potuto constatare, nel bene e nel male, come la stabilità economico-finanziaria, la proliferazione nucleare, il terrorismo, la criminalità transnazionale, la povertà, il clima, l’energia, abbiano portata davvero globale e richiedano risposte collettive e tempestive.

In un’epoca di incessanti e profondi mutamenti, anche sul piano internazionale, la trasversalità e l’ampiezza di questi fenomeni costituiscono il dato di fondo. Così come lo sono le dimensioni dei mercati, davvero globali anch’esse, che richiedono, per vincere la sfida cruciale della competitività, che la proiezione all’estero delle nostre imprese avvenga non isolatamente, ma nel pi ampio quadro del posizionamento complessivo del sistema paese, nelle sue dimensioni politica, culturale, economico-finanziaria, scienti fica e tecnologica.

I cambiamenti appena descritti non possono non avere significative ripercussioni sul ruolo che i ministeri degli Esteri sono chiamati a svolgere all’interno di ciascuna struttura statale.

E’ quindi importante saper adeguare il nostro strumento diplomatico alla complessità del mondo contemporaneo, come hanno fatto i nostri principali partner europei. Il nuovo assetto del ministero degli affari esteri, che è stato varato dal consiglio dei ministri dopo aver ottenuto l’unanime parere favorevole delle commissioni parlamentari, trae origine da questa analisi.

Con meno direzioni generali (da 13 a 8) basate non più su un criterio geografico ma dotate di capacità di visione globale, ciascuna nel proprio ambito (affari politici e sicurezza, mondializzazione e sfide globali, Unione europea, oltre che cooperazione allo sviluppo e italiani all’estero e politiche migratone) e un consiglio di amministrazione chiamato a esprimere valutazioni sugli indirizzi strategici e sull’azione complessiva del ministero, la Farnesina si pone come obiettivo quello di operare con accresciuta efficacia dinanzi alle nuove realtà.

Per meglio rispondere alle esigenze dei cittadini e delle imprese, la creazione di una Direzione generale per la promozione del sistema paese risponde poi alla crescente domanda di un sostegno coordinato, sinergico e strutturato alla proiezione esterna del nostro sistema economico-finanziario e culturale.

Ma non è tutto. Questa riorganizzazione è parte di una riforma più ampia che attribuisce autonomia gestionale e finanziaria agli ambasciatori e ai consoli e accresce le loro possibilità di acquisire fondi anche da sponsorizzazioni e partenariati pubblico/privato, che investe fortemente nella formazione e nelle nuove tecnologie, semplifica nelle procedure e innova nei metodi di lavoro, recependo con convinta partecipazione le riforme che il governo ha introdotto nel pubblico impiego, fra cui soprattutto il “ciclo della performance” e l’enfasi sulla premialità del merito.

Gestore responsabile di una rete diffusa e ramificata di ambasciate, rappresentanze permanenti, consolati, istituti di cultura, unità tecniche di cooperazione, che rappresenta il suo vero asset per veicolare contenuti propri e prodotti da altri soggetti, istituzionali e privati, la nuova Farnesina si presenta come prodotto non di una riforma statica, ma di un cambiamento governato, una dinamica di adattamento ad una realtà nella quale sono i processi di interazione e la capacità di iniziativa e di innovazione a rendere significative anche le funzioni. Perché in ultima analisi, non lo dimentichiamo, la cultura di un’organizzazione, il suo grado di apertura e di flessibilità contano forse più delle strutture.

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