Data odierna 23-10-2017

Una cosa deve essere chiara a tutti: la manovra economica avrà la faccia di Silvio Berlusconi e non di Giulio Tremonti». E nemmeno quella di Umberto Bossi? «Chi pensa di fare una manovra di stampo...

Una cosa deve essere chiara a tutti: la manovra economica avrà la faccia di Silvio Berlusconi e non di Giulio Tremonti». E nemmeno quella di Umberto Bossi? «Chi pensa di fare una manovra di stampo leghista se lo tolga dalla testa. Anche perché il federalismo fiscale non ha bisogno di un tesoretto da ricavare dai provvedimenti economici in discussione: il federalismo non costa, anzi fa risparmiare». Il ministro degli Esteri Franco Frattini è in partenza per gli Stati Uniti. Accompagnerà il capo dello Stato Giorgio Napolitano all’incontro con Barack Obama, che «ha una grande stima per il nostro presidente da quando, per la prima volta, si sono incontrati durante il G8 dell’Aquila. La visita di martedì cade in un momento internazionale particolare ed è evidente che Obama voglia capire da un europeista convinto cosa sta accadendo in Europa e conoscere quali sono le dinamiche europee. Il capo dello Stato e il presidente del Consiglio hanno discusso delle varie tematiche dell’incontro e il governo sostiene con grande convinzione l’azione del Presidente della Repubblica». Ma non ci sono solo le grandi questioni internazionali a preoccupare il Quirinale, che ieri ha rimproverato il governo per l’uso improprio dei maxi-emendamenti, come quello sugli incentivi che contiene norme tra loro eterogenee.

Ministro, cosa risponde ai rilievi di Napolitano su questo tema?

«Il governo rispetta tutti i richiami del capo dello Stato e prenderemo in considerazione anche quest’ultimo. Quella della eterogeneità delle norme è una questione seria cui guardare con attenzione. Voglio però ricordare che si tratta dl una vecchia questione. Anche il governo Prodi faceva spesso ricorso ai maxi-emendamenti non sempre omogenei. Anche oggi il nostro governo si trova di fronte alla necessità di trovare una soluzione di fronte alle centinaia di emendamenti che presenta l’opposizione. Alla Camera poi, a differenza del Senato, succede che non è possibile contingentare i tempi della discussione. E allora ciò costringe purtroppo, e sottolineo purtroppo, a mettere la fiducia, altrimenti il provvedimento è destinato a decadere, paralizzando l’azione del governo. Se ci fosse un’opposizione costruttiva non ci sarebbe bisogno né di maxi-emendamenti né di fiducie».

Sempre dal Quirinale sono filtrati in questi giorni dubbi sul ddl intercettazioni che ha suscitato una forte reazione da parte dei giornali, anche di quelli vicini al centrodestra. Sono possibili modifiche? E’ previsto che anche su questo provvedimento venga messa la fiducia?

«Quanto alla fiducia, non ne ho mai sentito parlare dal presidente del Consiglio e nemmeno in ambito governativo. Per il resto è chiaro che il provvedimento è già stato emendato e si è tenuto conto delle preoccupazioni del capo dello Stato e della stampa. Le pene per i giornalisti ad esempio sono più miti. Siamo sensibili al tema del diritto all’informazione, ma non possiamo allo stesso tempo far finta di non vedere che c’è in ballo anche il diritto alla vita privata. La privacy è altrettanto importante alla libertà di stampa, soprattutto quando vengono pubblicate intercettazioni che nulla hanno a che fare con le inchieste e sono sottoposte a segreto istruttorio. Guardi, è toccato proprio a me difendere, in qualità di vicepresidente della commissione e commissario per la giustizia, libertà e sicurezza, di fronte al Parlamento europeo, le ragioni della lotta al terrorismo e al crimine organizzato di fronte alla richiesta di tutelare la privacy ad ogni costo. Il Parlamento europeo bocciò l’accordo tra Europa e Stati Uniti dicendo che la privacy prevale sulla lotta al terrorismo e io ero d’accordo. Sono l’ultimo a volere il bavaglio ai giornalisti e so che voi pubblicate quello esce dalle cancellerie delle procure, ma i giornalisti devono sapere che questo va punito. E poi, se si legge bene il provvedimento, non c’è alcuna limitazione per le indagini dei magistrati, soprattutto per quanto riguarda mafia, criminalità organizzata e terrorismo».

Saranno molte le notizie non pubblicate a causa di questo ddl.

« No, guardi, non accetto la logica secondo cui il fine giustifica i mezzi. Siamo fuori dallo Stato di diritto se vengono fatte filtrare e si divulgano illegalmente notizie sottoposte a segreto istruttorio e intercettazioni».

I finiani sono sul piede di guerra.

« La riforma della giustizia, compreso il capitolo delle intercettazioni, fa parte del programma di governo. Accolgo le perplessità di Pini come un appello istituzionale e non come un’indicazione della minoranza contro la maggioranza: sarebbe una sconfessione di un impegno preso davanti agli elettori».

Una critica è venuta anche dagli Stati Uniti, nella persona del vicesegretario del Dipartimento penale Lanny Breuer.

« L’amministrazione americana ha precisato che non si è trattato di un giudizio su una legge italiana in itinere. Abbiamo apprezzato questa precisazione. Se l’obiettivo era poi quello di confermare l’impegno italiano nella lotta al terrorismo e alle mafie, il governo italiano lo ha fatto tantissime volte e ottenuto risultati senza precedenti».

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