Data odierna 12-12-2017

La FOCSIV, con i suoi 62 soci la più grande Federazione a livello nazionale di Organismi cristiani di servizio internazionale volontario, in vista delle prossime scadenze elettorali per le elezioni, denuncia...

FOCSIV: Non discriminare volontari e cooperanti all’estero nell’esercizio del voto

La FOCSIV, con i suoi 62 soci la più grande Federazione a livello nazionale di Organismi cristiani di servizio internazionale volontario, in vista delle prossime scadenze elettorali per le elezioni, denuncia la “palese e oggettiva discriminazione sulle condizioni di esercizio del diritto al voto per i cittadini italiani all’estero”.

Alla protesta degli studenti Erasmus, si aggiunge oggi quella di volontari e cooperanti che non rientrano nelle categorie dei “temporaneamente all’estero”.

Come sottolinea Gianfranco Cattai, Presidente della FOCSIV, “il diritto al voto è un diritto che l’insieme della pubblica amministrazione deve garantire a tutti i cittadini, anche a quelli che per motivi diversi attualmente operano all’estero. È una discriminazione inaccettabile, anche perché, in alcuni casi, come per i giovani in servizio civile all’estero, lo stato si accolla le spese per il rientro in patria dei giovani stessi per garantire loro tale diritto. Crediamo opportuno, in questo momento di crisi e di revisione della spesa pubblica, che gli organi preposti, in primo luogo il Ministero degli Interni, dia la possibilità a tali persone di esercitare il proprio diritto-dovere al voto presso le rappresentanze diplomatiche italiane all’estero”.

Ai sensi della normativa vigente, infatti, oltre ai nostri concittadini iscritti all’Aire, possono votare per corrispondenza solo i temporaneamente all’estero (appartenenti alle Forze armate e di polizia; dipendenti di amministrazioni dello Stato, regioni o province autonome qualora la durata prevista della loro permanenza all’estero sia superiore a tre mesi e, qualora non iscritti all’Aire, i loro familiari conviventi; professori e ricercatori universitari all’estero per una durata complessiva di almeno sei mesi e che, alla data del decreto del Presidente della Repubblica di convocazione dei comizi, si trovano all’estero da almeno tre mesi, e i loro familiari conviventi).

Esclusi i giovani in servizio civile all’estero, i giovani in servizio volontario europeo, i volontari e i cooperanti internazionali, sacerdoti, suore, religiosi e laici italiani residenti all’estero alle dipendenze di Istituti e Congregazioni missionarie e ONG che, continua il Presidente della FOCSIV, se “messi insieme fanno oltre 10.000 persone interessate a tale possibilità”.

“Se lo Stato si dovesse far carico delle spese di rientro in patria di tutte queste persone, la spesa sarebbe di 15-20 milioni di euro. Da anni abbiamo sottolineato il problema ed è inaccettabile che tutte le volte la risposta delle Istituzioni preposte è rinviare la soluzione del problema alla prossima tornata elettorale”.

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