Data odierna 24-09-2017

Bocchino: nuove elezioni segnerebbero la fine di Berlusconi. Cicchitto: più che ipotesi un film “A questo punto la partita per Berlusconi diventa veramente difficile se va alle urne rischia tutto...

Bocchino: nuove elezioni segnerebbero la fine di Berlusconi. Cicchitto: più che ipotesi un film

“A questo punto la partita per Berlusconi diventa veramente difficile se va alle urne rischia tutto e rischia molto, se sta fermo minacciando reazioni che non puó fare rischia il logoramento nazionale e internazionale”. Ad affermarlo e’ Italo Bocchino, capogruppo alla Camera di Futuro e Libertá, sul sito di Generazione Italia, secondo il quale “l’unica strada che ha Berlusconi è appellarsi al Parlamento come gli ha consigliato Casini per varare un nuovo governo con un profilo alto e riformatore e una maggioranza più ampia, costruendo una nuova coalizione che comprenda i partiti di Fini, Casini e Rutelli e i moderati del Pd ormai delusi. Sappiamo che per Berlusconi questa strada è quasi impossibile da intraprendere perché dovrebbe sostituire la logica della monarchia aziendale con quella della democrazia repubblicana, condividere scelte con logiche politiche e dar vita a un esecutivo fatto di ministri politici che darebbero un’altra fisionomia al governo che oggi è semplicemente un ‘governo del Presidente’. Sappiamo – conclude – che questa ipotesi gli fa accapponare la pelle, ma è l’unica che ha per sopravvivere alla crisi implosiva che ha aperto da solo”.

ELEZIONI ANTICIPATE SEGNEREBBERO LA FINE DI BERLUSCONI - “Se davvero si andasse a elezioni anticipate – afferma il capogruppo alla Camera di Futuro e Libertá, Italo Bocchino, sul sito di Generazione Italia – le uniche due certezze sarebbero il travaso di voti dal Pdl alla Lega e una maggioranza al Senato diversa da quella della Camera. In uno scenario del genere Bossi avrebbe gioco facile a chiedere un passo indietro al Cavaliere, che verrebbe pensionato da quello che ritiene l’alleato più fedele, aprendo cosí la strada a un governo Tremonti che sarebbe a propulsione leghista e otterrebbe il voto di una maggioranza larghissima che si formerebbe con l’obiettivo reale di mandare definitivamente a casa Berlusconi. E’ questa – sottolinea Bocchino – la trappola che sta scattando ed è molto difficile per Berlusconi sottrarsi, avendo rotto con i moderati Fini e Casini e avendo affidato la golden share del governo a Bossi e Tremonti”.

“Silvio Berlusconi – prosegue Bocchino – ha chiesto alle sue truppe di prepararsi alle elezioni, ma oggi il ricorso al voto lo vogliono davvero soltanto Bossi e Tremonti, il primo per prendersi i voti di Berlusconi e il secondo per prendere il suo posto a Palazzo Chigi. Non le vuole il Paese, non le gradirebbe il Quirinale, non le vuole l’opposizione, non le vuole Fini e non le vogliono quei sessanta-settanta parlamentari del Pdl che dovrebbero lasciare il posto ai leghisti al Nord, a Futuro e libertá al Sud e al centrosinistra nelle regioni dove senza il presidente della Camera è impossibile conquistare il premio di maggioranza. E sotto sotto il voto non lo vuole neanche Berlusconi, consapevole ormai che ha solo da perderci”. “Se il quadro è questo le truppe di Futuro e libertá diventano paradossalmente – secondo Bocchino – lo scudo del Cavaliere rispetto alla trappola, ma il presidente del consiglio deve decidere che atteggiamento avere verso Fini e i finiani. La conta sui numeri l’ha sonoramente persa, la campagna acquisti è velleitaria e i tentativi di divisione inutili. Cosí com’é dannoso pensare di poter negoziare con i finiani senza parlare con Fini. A questo punto è bene chiarire qual è la strategia degli uomini del presidente della Camera, che vanno considerati un tutt’uno con il loro leader”. “Il primo comandamento di “Futuro e libertá” – evidenzia il capogruppo alla Camera di Fli – è la volontá di non far precipitare l’Italia verso un voto che danneggerebbe il Paese e consegnerebbe il governo all’asse Bossi-Tremonti. Il secondo comandamento garantisce il nostro ancoraggio politico e culturale al centrodestra e quindi l’impossibilitá in questo sistema bipolare a valutare alleanze diverse e non omogenee politicamente e culturalmente. Il nostro terzo comandamento prevede che garantiremo la fiducia al governo fino all’ultimo giorno della legislatura e che voteremo tutti i provvedimenti contenuti nel programma perché ci vedono vincolati con gli elettori. Va infine detto – conclude – che pur allertando Berlusconi rispetto ai rischi che corre non saremo noi a generare contrasti con la Lega, che fa solo il suo mestiere di competitor elettorale del Pdl, o con Tremonti, che fa benissimo il ministro dell’economia anche se rappresenta un equivoco politico per il Popolo delle libertá”.

CICCHITTO, AUTORIBALTONE? PIU’ CHE IPOTESI UN FILM – “Qua non è in ballo né la monarchia aziendale né la democrazia repubblicana,ma il mantenimento del patto fatto con gli elettori che nel 2008 votarono una precisa maggioranza della quale facevano parte anche i finiani di oggi. Questa ipotesi di una sorta di auto-ribaltone e di composizione e scomposizione di tutti gli schieramenti francamente sembra più un film che una seria ipotesi politica”. E’ la replica del capogruppo del Pdl alla Camera, Fabrizio Cicchitto, alla proposta lanciata dal finiano Italo Bocchino di un nuovo governo allargato a Udc, Api, e ai “delusi del Pd”.

RUTELLI A BOCCHINO, SIAMO ALL’OPPOSIZIONE E CI RESTIAMO – “Noi siamo all’opposizione e lí rimarremo, ma lo faremo con uno spirito di impegno per il bene comune”. Lo ha detto il leader dell’Api Francesco Rutelli commentando la proposta di Italo Bocchino, a margine del Meeting di Cl. “Capisco – rileva Rutelli – la posizione di chi è molto preoccupato della forza e in qualche caso prepotenza della Lega. C’é uno squilibrio politico e capisco che chi fa parte della maggioranza si interroghi su come trovare un maggiore equilibrio. Noi siamo all’opposizione e lí rimarremo, ma lo faremo con uno spirito di impegno per il bene comune”. Per Rutelli “tocca a chi ha vinto le elezioni assicurare la continuitá della legislatura e del governo, e tocca alle opposizioni responsabili interessate al bene del Paese fare le proposte per il bene dell’Italia nella seconda parte della legislatura”. “La Lega – rileva il leader dell’Api – ha una posizione molto arrogante: mi sembra stia dettando legge, e questo sta diventando un problema innanzitutto per il Pd”.

CESA, O BERLUSCONI APRE CRISI O E’ CHIACCHIERICCIO – “Il rapporto tra Pdl e Futuro e Libertá, e in particolare tra Berlusconi e Fini, è un problema che riguarda gli interessati e su cui non intendiamo interferire né dare giudizi, sia per rispetto verso le persone che per scelta politica. Il problema invece dei rapporti tra la maggioranza e l’Udc, per quanto ci riguarda, è chiaro da tempo, almeno da quando due anni fa abbiamo iniziato la nostra opposizione repubblicana in Parlamento”. E’ quanto afferma, in una nota, il segretario dell’Udc Lorenzo Cesa, commentando l’editoriale di Italo Bocchino pubblicato sul sito di Generazione Italia. “Il giorno in cui Berlusconi aprisse la crisi dimettendosi, – dice Cesa – valuteremo i nuovi scenari. Tutto il resto rientra nel pur legittimo chiacchiericcio estivo, ma non ci riguarda”.

PD, PAROLE BOCCHINO CERTIFICANO FINE MAGGIORANZA – “Le parole di Bocchino confermano che Berlusconi non è più in grado di governare. Il presidente del Consiglio ne prenda atto e si presenti alle camere ed apra ufficialmente la crisi. Dopodiché si attenga al dettato Costituzionale rispettando le prerogative del capo dello Stato. Cosí Filippo Penati, capo della segreteria politica di Bersani commenta le dichiarazioni di Italo Bocchino. “Il Pd ha saputo essere unito nei momenti più difficili e ancor di più lo sará di fronte alla fine del governo Berlusconi. Il nostro progetto è alternativo e nessuno di noi vuol rompere le righe, meno che mai fare da stampella a Berlusconi. Per Berlusconi si tratta di una sconfitta personale e di un modo distorto di interpretare il suo ruolo nelle istituzioni. Il sistema padronale si è rivelato incapace nel tenere la maggioranza e nel governare il paese vista l’inconcludenza di questi due anni. Oramai non si puó più parlare di Pdl ma di un gruppo di yes man unito dal porcellum nel culto del capo, e chiuso in una ridotta lontanissima dai problemi reali del paese La “porcata” di Calderoli, abbinato al leaderismo esasperato ha innescato un meccanismo di auto consunzione di cui stiamo vedendo gli effetti. Spesso gli apprendisti stregoni restano vittime dell’eterogenesi dei fini”.

CAPEZZONE, DIVERSIVI E FUMISTERIE – “Le avventurose geometrie e le stravaganti proposte dell’onorevole Bocchino partono da un errore di fondo, da una sorta di dimenticanza, o forse sarebbe il caso di dire da una vera e propria ‘rimozione’: l’onorevole Bocchino dimentica che il premier Silvio Berlusconi ha vinto (anzi stravinto) le elezioni del 2008, e poi quelle del 2009, e poi quelle del 2010. Il resto sono solo chiacchiere, diversivi e fumisterie”, dice il portavoce del Pdl, Daniele Capezzone commentando la proposta di un nuovo governo allargato a Udc, Api e “delusi” del Pd.

CALDORO, NO TENSIONI CON PREMIER, INSIEME PER IL SUD – “Con il presidente Berlusconi per il Sud”. Il presidente della Regione Campania, Stefano Caldoro, lo ribadisce anche in queste ore smentendo, cosí, voci su tensioni con il premier Silvio Berlusconi. Caldoro, ieri, insieme con il ministro per l’Attuazione di Programma, Gianfranco Rotondi, e il sottosegretario Carlo Giovanardi aveva espresso preoccupazione per essere stati esclusi, nonostante cofondatori del Pdl, dalla vita del partito. Il presidente della Regione Campania, che ha avuto modo di sentire Berlusconi, ha sollecitato una riflessione sulla organizzazione del Pdl e una accelerazione per il piano Sud. “Per il rilancio del Pdl – ha confidato – bisogna abbandonare la logica del partito pesante che ha caratterizzato i partiti della prima Repubblica. E’ necessario seguire il modello americano che prevede la partecipazione di più popolo e meno gerarchie”. Caldoro ha più volte fatto riferimento, in questi mesi, al modello americano capace di “dare voce e rappresentanza ai territori ed alle diverse tendenze culturali e di fare sintesi attorno alla leadership del premier”. “Nella nuova organizzazione – ha precisato il presidente della Regione Campania nei suoi colloqui – deve avere un peso specifico il Sud. E’ centrale e strategica la questione del Mezzogiorno. Le risorse ci sono e vanno concentrate su grandi progetti capaci di incidere sullo sviluppo. Lavoro, ambiente, turismo e qualitá ed efficienza della sanitá i settori sui quali concentrarsi”. Per il Presidente Caldoro questo passa anche attraverso “la presenza di più classe dirigente del sud nei ruoli di responsabilitá del Pdl”.

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