Data odierna 22-10-2017

Lo stato di previsione del Ministero degli affari esteri reca per il 2011 stanziamenti di competenza pari 1.885,8 milioni di euro. Tale importo incide sul totale delle spese finali del bilancio dello...

Lo stato di previsione del Ministero degli affari esteri reca per il 2011 stanziamenti di competenza pari 1.885,8 milioni di euro. Tale importo incide sul totale delle spese finali del bilancio dello Stato per lo 0,4%. Queste le cifre contenute nella Finanziaria 2011 confermate ieri in Commissione Affari Esteri della Camera in cui i deputati hanno iniziato lo sconsolato dibattito sui conti del Mae. Tutti d’accordo, non solo maggioranza ed opposizione, ma anche il Governo rappresentato ieri dal sottosegretario Craxi, sul fatto che alla Farnesina si destinano risorse “esigue”.
Ad illustrare nel dettaglio la manovra è stato il presidente della Commissione Stefani, che ha sostituito il relatore Antonione: l’ammontare dello stanziamento di competenza è quasi interamente destinato alle spese di parte corrente (1877,3 milioni di euro), che assorbono il 99,54% dello stanziamento. Rispetto al volume della massa spendibile (residui competenza), pari a 2.308,8 milioni di euro, il coefficiente di realizzazione (rapporto tra autorizzazioni di cassa e massa spendibile, che indica la capacità di spesa del Ministero) risulta dell’81,68%.
Rispetto alle previsioni assestate per il 2010, gli stanziamenti di competenza iscritti nello stato di previsione del Ministero degli esteri a legislazione vigente per il 2011 fanno registrare una diminuzione complessiva di 203,1 milioni di euro, risultante da un decremento di 200,2 milioni di euro nella parte corrente, e di 2,9 milioni di euro nel conto capitale.
Maggiormente colpiti i fronti cooperazione e italiani all’estero: la riduzione, nel primo caso, è di 147,8 milioni, passando dai 326,9 milioni del 2010 ai 179,1 previsti per il 2011.
Nel secondo, si registrano stanziamenti complessivi pari a 59,216 milioni di euro per l’anno 2011, con un decremento di 14 milioni rispetto alla legge di bilancio per il 2010, consolidandosi la tendenza – evidenziatasi già nel 2011 – ad una “forte contrazione degli stanziamenti”.
Concludendo, Stefani ha espresso “forte perplessità per i tagli apportati all’Amministrazione degli affari esteri che appaiono privi di raziocinio e che non valorizzano in alcun modo il ruolo della politica estera come versante di investimento per il bene del Paese”.
Un’analisi sposata dal sottosegretario Craxi che ha segnalato “l’insufficienza degli stanziamenti destinati al Ministero”.
Nel dibattito, l’onorevole Narducci (Pd) ha criticato la manovra soprattutto nella parte in cui prevede un -20% per gli italiani all’estero. Una “situazione insostenibile prevista anche per gli anni successivi al 2011, aggravata dal fatto che non sono previste risorse aggiuntive per il rinnovo degli organi di rappresentanza degli italiani all’estero, rinnovo ingiustamente procrastinato anche a seguito della presentazione di un ordine del giorno da parte del presidente del Comitato permanente per gli italiani all’estero in occasione della manovra di finanza pubblica per il 2009″.
Tale riduzione, ha sottolineato, “rappresenta una scelta miope in quanto comporta il venire meno di un investimento per il futuro e, in prospettiva, una perdita economica per l’Italia”.
Anche l’onorevole Pianetta (Pdl) ha sostenuto che “gli interventi per la politica estera rappresentano un investimento per tutto il sistema Paese, in particolare in un contesto caratterizzato da un’accesa competizione internazionale e dall’emergere di nuovi soggetti. La mancanza di risorse sufficienti per effettuare una politica estera efficace non rappresenta un fattore di divisione tra maggioranza e opposizione ma pone a rischio la dignità dell’Italia nel contesto internazionale”.
Il presidente Stefani (Lega) smesso il ruolo di relatore si è associato alle considerazioni dei colleghi ribadendo che “la questione di fondo attiene al futuro del Paese: se l’Italia non riesce ad esportare i suoi prodotti rischia di soccombere alla crisi. È quindi necessario promuovere il sistema Paese ottimizzando le risorse disponibili. Desta pertanto meraviglia che l’attuale Governo, consapevole della fondatezza delle ragioni degli imprenditori italiani in questo periodo di grave crisi, non muova in tale direzione”.
Più critico l’on. Barbi (Pd) secondo cui “il disinvestimento in politica estera da parte dell’attuale Governo italiano ha raggiunto il limite dell’insostenibilità e ciò non per fatalità ma per responsabilità precise. La scelta di destinare a tale settore fondamentale della vita dello Stato soltanto lo 0,4 per cento del bilancio dello Stato è destinata a produrre costi politici assai elevati per il nostro Paese”.
Sulla stessa linea il collega Tempestini (Pd) che ha preannunciato il voto contrario del suo gruppo alla proposta di relazione che potrà essere presentata: “anche sul terreno della promozione del sistema Paese – ha osservato – è mancata una politica attiva e seria di ristrutturazione del modello attuale, da cui potrebbero derivare dei risparmi significativi, come ad esempio con una riconsiderazione del ruolo svolto dall’ICE. Dovrebbero essere messe a sistema – ha aggiunto – tutte le numerose realtà imprenditoriali che in modo puntiforme svolgono una funzione di politica estera e di cui manca una visione unitaria utile all’economia del Paese”.
L’on. Di Biagio (Fli) infine ha auspicato che “la politica estera non sia equiparata alla cultura nella visione deteriore che il Ministro Tremonti nei giorni scorsi ha inteso rappresentare ai mezzi di informazione”.
Concludendo la Commissione ha convenuto di fissare il termine per la presentazione degli emendamenti per martedì prossimo alle ore 13.

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