Data odierna 22-10-2017

Una discussione sul rapporto tra Paese e connazionali all’estero nell’incontro organizzato dal Pd sabato 11 settembre. Tra gli interventi, quello dei parlamentari Farina e Narducci e del segretario...

Una discussione sul rapporto tra Paese e connazionali all’estero nell’incontro organizzato dal Pd sabato 11 settembre. Tra gli interventi, quello dei parlamentari Farina e Narducci e del segretario generale del CGIE Carozza.

I deputati eletti nella ripartizione Europa Gianni Farina e Franco Narducci, insieme al segretario generale del CGIE Elio Carozza e ad Anna Rüdeberg, del coordinamento nazionale Pd in Svizzera, hanno discusso del legame dei connazionali all’estero con il Paese nel corso di un incontro organizzato l’11 settembre alla festa democratica di Torino, intitolato “Filo teso: l’Italia e gli italiani nel mondo. Quali prospettive per non spezzare questo legame”.

“Un legame con il Paese di origine che, in seguito ai provvedimenti adottati in questi ultimi due anni dal governo Berlusconi, corre il rischio di spezzarsi – ha affermato aprendo i lavori il responsabile nazionale Pd per gli italiani nel mondo, Eugenio Marino, ribadendo la volontà del partito democratico di difendere un rapporto considerato importante e che non risulta garantito dalla sola presenza degli eletti all’estero al Parlamento italiano.

Con un’analoga considerazione, Anna Rüdeberg, in veste di moderatrice, ha aperto la serie di interventi: “nonostante la presenza dei nostri rappresentanti in Parlamento, che potrebbero costituire un contributo importante in termini di moralizzazione della politica italiana e di multiculturalismo, l’impressione di noi italiani all’estero è quella di non essere visibili alla società italiana”. “Eppure i connazionali all’estero dovrebbero essere considerati un punto di osservazione importante per l’articolazione di soluzioni rispetto a ciò che avviene in Italia, sia dal punto di vista culturale che scientifico, se consideriamo il carattere della nostra emigrazione attuale – ha rilevato la Rüdeberg.

Gianni Farina ha sintetizzato la trasformazione dell’emigrazione italiana: “la mia generazione ha vissuto, con l’esodo di massa, una delle fasi storiche della diaspora dall’Italia, partecipando alle grandi conquiste sociali e politiche della modernità e affermando con grande sacrificio il nostro diritto a vivere una vita degna”. “Ora, con la fuga dei cervelli e la globalizzazione, – ha detto Farina – si pongono nuovi interrogativi e l’esigenza di un  rapporto con l’emigrazione più maturo e consapevole. Una relazione dinamica, in cui lo scambio sia realmente reciproco e costruttivo da ambo i lati”. Sia che si tratti di nuova o vecchia emigrazione, l’esponente Pd non ha risparmiato le critiche al governo, “incapace di vedere e tutelare gli interessi dei connazionali all’estero – ha affermato, – come dimostrano i tagli operati scriteriatamente sui capitoli di spesa ad essi dedicati, frutto di un’irresponsabile perdita di memoria storica e quasi indice di una volontà punitiva nei loro confronti”. Per Farina, il partito deve dunque “cominciare a dire cosa deve essere cambiato nel rapporto tra Italia e italiani all’estero e impegnarsi in una politica più equa”, nella consapevolezza che i 4 milioni di italiani all’estero “sono una realtà multiculturale che deve essere considerata una ricchezza”, “parte dell’esperienza di vita che caratterizza oggi un’élite globale del pianeta”.

Anche Franco Narducci, vice presidente della Commissione Affari esteri e comunitari della Camera, ha insistito sul “coraggio necessario ad affrontare il cambiamento dell’emigrazione italiana” e sull’importanza del recupero della memoria storica, “indispensabile alla tutela e al recupero del senso di identità nazionale”.

“Assistiamo ormai sempre più spesso ad una manipolazione spaventosa della nostra storia, – ha affermato Narducci, – mentre la salvaguardia dell’esperienza comune è tanto più fondamentale in un Paese come l’Italia, la cui unicità consiste proprio nella grandezza del suo patrimonio culturale, rispetto a quello di altre nazioni europee”. “Mentre sullo scenario globale l’Italia non regge in termini di competitività, ciò che è più grave è che il Paese stia dismettendo il proprio patrimonio culturale, l’unico ambito in cui non ha concorrenti – egli prosegue, rilevando l’importanza che ai giovani venga invece insegnata, con la storia italiana, la storia della sua emigrazione. “Proprio mentre con il Trattato di Lisbona si sceglie di investire sull’Europa della conoscenza – segnala Narducci, – assistiamo allo smantellamento delle scuole italiane all’estero, alla drastica riduzione delle risorse destinate ai corsi di lingua e cultura italiana e ad istituzioni culturali riconosciute come la Società Dante Alighieri”. Tutto ciò produce “uno svilimento della cultura italiana, mentre questa dovrebbe essere il polo della promozione del sistema Italia nel mondo – conclude Narducci, sottolineando come anche la bellezza naturale paesaggistica faccia parte di questo patrimonio, “per la cui tutela cittadini come Angelo Vassallo hanno perso la vita”. Per l’esponente Pd “dai nostri emigrati italiani e dalla loro volontà di cambiamento si dovrebbe trarre esempio, dal loro attaccamento alle radici culturali e valoriali, dalla loro capacità di trasformare la marginalità in particolarità, in unicità nota, apprezzata e riconosciuta in tutto il mondo”.

Il segretario generale del Cgie imputa il “crescente disinteresse nei confronti degli italiani all’estero ad un crescente disinteresse rispetto alla cosa pubblica”, che si registra nel nostro Paese. “Oggi è necessario più che mai dire chi sono i nostri connazionali che vivono fuori dai confini nazionali – aggiunge Carozza, ricordando come oggi il 70% di questi ultimi siano nati e cresciuti all’estero e dunque una componente con caratteristiche molto diverse dalla prima emigrazione.

“Noi non chiediamo assistenza – aggiunge Carozza, – ma dobbiamo essere più determinati a far comprendere alla politica l’importanza di questo mondo, che è fatto in gran parte di impegno prestato per puro spirito di servizio e di volontariato. Solo così possiamo sperare di evitare che paradossalmente, proprio quando in Parlamento siedono i nostri rappresentanti eletti, venga sminuito il nostro ruolo e il ruolo di tutto i nostri organismi di rappresentanza”. Per il segretario generale del CGIE, è “miope e scellerato colpire le potenzialità degli italiani all’estero con tagli di risorse che incidono persino sui servizi più elementari. Ancora più pericoloso – aggiunge – non cogliere le potenzialità e l’impegno che i giovani italiani all’estero ci hanno manifestato nel corso della loro Prima conferenza mondiale”.

A conclusione dell’incontro, le parole del responsabile dell’organizzazione del Pd, Nico Stumpo: “la valorizzazione delle nostre radici e della nostra storia comune è ciò che distingue oggi il centro destra dal centro sinistra – ha detto – ed è proprio per rimarcare il nostro impegno su questo fronte che abbiamo anticipato già quest’anno gli appuntamenti in vista del 150° anniversario dell’Unità d’Italia”. “Eventi verranno organizzati in proposito anche all’estero, perché crediamo nell’apporto decisivo al sentimento di identità nazionale degli italiani residenti fuori dal nostro Paese”. Stumpo ha ricordato, infine, l’impegno del Pd per modifiche e miglioramenti del voto all’estero, su cui recentemente è stata presentata un’iniziativa legislativa in Camera e Senato.

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