Data odierna 22-10-2017

Esponenti della politica e degli italiani all’estero, del giornalismo e del mondo artistico in un confronto su multiculturalismo e rapporto con l’altro. Livia Turco: “Il contributo degli...

Esponenti della politica e degli italiani all’estero, del giornalismo e del mondo artistico in un confronto su multiculturalismo e rapporto con l’altro. Livia Turco: “Il contributo degli italiani all’estero è determinate per ritrovare il senso della nostra storia e delle nostre radici”.

Cittadinanza e integrazione al centro dell’incontro intitolato “Cittadini nel mondo. Dalle migrazioni globali alla cittadinanza multiculturale” organizzato nell’ambito della giornata conclusiva della Festa del Partito democratico, domenica 12 settembre, al cinema Romano di Torino.

Una discussione, organizzata dal responsabile Pd per gli italiani nel mondo Eugenio Marino, per sottolineare quanto determinante possa essere il contributo dei connazionali emigrati, in termini di esperienza e di bagaglio culturale, al dibattito sui percorsi utili alla regolamentazione attuale dello status di cittadino italiano. A mettere in discussione le norme per l’acquisizione della cittadinanza italiana – il cui inquadramento legislativo più prossimo risale al 1992 – i flussi migratori che con sempre maggiore consistenza interessano il nostro Paese e l’incremento del numero di minori nati in Italia da genitori stranieri.

“Integrazione e cittadinanza sono argomenti su cui il Pd può dire molto” ha affermato Alessandra Longo, moderatrice dell’incontro, segnalando come il multiculturalismo di una società non sia “un cedimento agli integralismi di singoli gruppi”, quanto “la soluzione ad una questione non rinviabile, piuttosto che un problema”. “I muri e i confini sono condizioni innaturali, destinati all’abbattimento” ha ricordato la giornalista soffermandosi sul caso di Trieste, sua città natale, zona di confine divenuta ora area di una comune appartenenza europea.

Michele Schiavone, del coordinamento nazionale del Pd in Svizzera e componente del Cgie, ha sottolineato il coraggio di un’iniziativa come quella della Festa democratica, “che alla vigilia dei festeggiamenti per i 150 anni dell’Unità d’Italia ha richiamato il Paese a discutere su temi importanti come la cittadinanza”. “Quest’ultima – ha ricordato, – oltre ad essere uno strumento giuridico, è anche il senso proprio di appartenenza ad uno Stato su cui noi, come italiani all’estero, siamo quotidianamente chiamati a confrontarci”. “L’Italia oggi è divenuta una terra di immigrazione, anche se ci troviamo in presenza di un nuovo tipo di mobilità che coinvolge i nostri giovani laureati e le nuove professionalità – ha aggiunto Schiavone, auspicando un nuovo governo capace di affrontare tali questioni in modo diverso. “Oltre alla certezza del diritto, andrebbe assicurata la certezza di un percorso giuridico più saggiamente orientato verso coloro che risiedono nel nostro Paese ed hanno intenzione di divenire cittadini italiani – ha concluso Schiavone. – Per evitare che la destra cavalchi ondate xenofobe connesse a questi argomenti, il Pd deve finalmente distinguersi e articolare proposte nette e praticabili”.

A proposito di nuove migrazioni è intervenuto anche Giuseppe Provenzano, autore del libro “Ma il cielo è sempre più su”, in cui ha analizzato, insieme a Luca Bianchi, l’emigrazione di giovani del Meridione italiano. “Cittadini a termine, – li ha definiti Provenzano – la cui esistenze sono rese sempre più precarie da contratti di lavoro brevi, che spesso condizionano la fruibilità dei diritti, oltre che la scelta del luogo geografico in cui vivere e, conseguentemente, la progettualità di vita”. “Si tratta di un’emigrazione di cui c’è scarsa consapevolezza – ha aggiunto il giovane autore – e che coinvolge punte avanzate della cultura e giovani impegnati in lotte civiche di assoluta rilevanza.  L’emigrazione è ancora l’unica possibilità di mobilità sociale per il Mezzogiorno e i dati raccolti ci forniscono un’immagine sconsolante di un Sud che sfrutta i proprio figli in modo sofisticato, attraverso il sottoinquadramento lavorativo, o, in modo invece tutt’altro che sofisticato, sfrutta i figli di altri Sud del mondo, come le vicende di Rosarno ci hanno eloquentemente mostrato”. Per Provenzano è indispensabile “superare la miopia italiana ed europea che percepisce il Sud come frontiera ostile per promuovere, in alternativa, la costruzione di un ponte con il Mediterraneo, utile a fondare un progetto di sviluppo, integrazione economica e culturale, basato proprio sulle potenzialità di quei giovani che oggi si sentono costretti a lasciare la terra di origine”. Si tratta, dal punto di vista dello scrittore, del solo “capovolgimento di prospettiva possibile per alimentare la solidarietà e arginare il cannibalismo dell’arretramento economico, degli ultimi contro gli ultimi, a cui – conclude – non possiamo rassegnarci”.

Nel corso dell’incontro anche due artisti, Davide Van de Sfroos e Salvatore De Siena, cantanti del gruppo “Il parto delle nuvole pesanti”, hanno segnalato l’importanza per il loro itinerario artistico, della riflessione sul nomadismo e sul movimento. “Il mondo è sempre stato connotato dagli scambi interculturali – ha detto Van de Sfroos, mettendo in luce come “al di là dell’importanza delle radici ci sia poi la scelta della terra su cui affondarle”. “Il parto delle nuvole pesanti” ha presentato un brano tratto dall’ultimo album intitolato “Magnagrecia” che evidenzia l’abbandono dei piccoli centri calabresi – e non solo – e la necessità, per contrastarlo, di una svolta nel modello culturale e sociale del consumismo diffuso e oggi imperante.

Laura Garavini, deputata eletta per il Pd nella ripartizione Europa, ha presentato alla platea l’esperienza tedesca sul fronte migratorio: “la Germania ha deciso in tempi recenti di occuparsi di integrazione, mettersi in gioco e considerare gli immigrati una risorsa”. “Il grande errore commesso da istituzioni politiche e società tedesca, errore – ha puntualizzato la Garavini, – che ancora oggi la collettività italiana emigrata in Germania sta pagando, è l’aver per quasi mezzo secolo chiuso gli occhi dinnanzi al fenomeno, considerando gli stranieri come dei Gastarbeiter, lavoratori ospiti, destinati quindi al ritorno in patria più o meno immediato”. Per recuperare la situazione ora il Paese sta lavorando su progetti volti all’integrazione dei migranti, “dopo aver preso coscienza che il successo di questi ultimi è nell’interesse dell’intera società tedesca – aggiunge l’esponente Pd, specificando le caratteristiche del modello tedesco: “agli immigrati vengono garantiti gli stessi diritti di tutti i cittadini, corresponsabilizzandoli sui doveri connessi al possesso della cittadinanza; le priorità di intervento utili a garantire il successo dell’integrazione sono inoltre l’investimento su scuola, formazione e lavoro, regolare e sicuro”.

Affidate a Livia Turco, presidente della Commissione Affari sociali della Camera, le conclusioni dell’incontro. “L’unico modo per superare la paura del diverso è mettere in campo un sentimento contrapposto, che è quello di stimolare curiosità nei suoi confronti – ha detto la Turco. – Solo questa curiosità può restituirci la fiducia e sollecitarci a guardare oltre noi stessi”. La presidente della Commissione Affari sociali ha quindi ribadito l’intenzione del Pd di “fare la sua parte rispetto ai temi della cittadinanza e della convivenza tra i popoli. Vogliamo che in occasione dei 150 anni dell’Unità d’Italia si parli, così come è avvenuto in questa festa, di nuovi e vecchi italiani. Crediamo, inoltre, che sia quanto mai importante che di integrazione parlino proprio i nostri italiani all’estero, perché di ciò possiamo discutere costruttivamente solo ritrovando il senso della nostra storia e delle nostre radici”.

Livia Turco ha definito indispensabile una riforma della legge relativa alla cittadinanza italiana. “Nel ’92, quando la norma in proposito fu varata, erano circa 50.000 i figli nati da cittadini stranieri in Italia ogni anno, oggi sono circa 860.000 – segnala, ribadendo l’urgenza di riaprire un dibattito che coinvolga tutta la società civile in proposito. Tra le proposte, l’acquisizione della cittadinanza per i figli degli stranieri nati in Italia, abolendo il requisito della residenza continuativa in Italia sino ai 18 anni di età, oggi necessario per presentare l’istanza. In programma, in primavera, anche una conferenza sull’Italia della convivenza, “un incontro su tutti i tentativi riusciti di integrazione, per raccontare quella parte d’Italia che ce l’ha fatta – aggiunge la Turco – ma il cui messaggio di speranza viene nascosto dai media e da questa politica di destra che ha di fatto adottato acriticamente le posizioni leghiste”.

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