Data odierna 16-01-2018

“Avevamo lanciato un allarme sulla presenza italiana a livello universitario nel mondo in conseguenza di forti preoccupazioni segnalate da numerosi lettorati, in particolare in Australia. Preoccupazioni...

“Avevamo lanciato un allarme sulla presenza italiana a livello universitario nel mondo in conseguenza di forti preoccupazioni segnalate da numerosi lettorati, in particolare in Australia. Preoccupazioni che la Direzione Generale per la Promozione e la Cooperazione Culturale del Ministero degli Affari esteri ci assicura non sono legate all’adozione di nuovi criteri ma semplicemente alla necessitá di utilizzare al meglio le risorse – nel tempo ridottesi notevolmente – che le leggi di bilancio mettono a disposizione di questa presenza nelle Universitá del mondo”. cosí Marco Fedi, deputato del Pd eletto in Australia, secondo cui “è indispensabile verificare puntualmente l’utilizzo delle risorse che lo Stato italiano dispone all’estero, come credo sia necessario prefigurarne un utilizzo coordinato, evitando peró sia conflitti con altri soggetti che operano nel territorio, come Istituti di cultura, enti gestori, addetti culturali, dirigenti scolastici, sia un eccessivo frazionamento delle risorse”.
Per Fedi, “questo compito di “coordinamento” deve essere affidato alla struttura consolare e deve necessariamente tener conto del contesto universitario in cui si opera, a partire dal numero di ore di insegnamento diretto e di preparazione delle lezioni fino alle opportunitá concrete di realizzare un programma più ampio di presenza culturale nella circoscrizione consolare. Pur apprezzando le ragioni di una verifica periodica della nostra spesa – dettata da ragioni di bilancio – quindi l’esigenza di una revisione che punti anche a riqualificarla – dobbiamo ribadire che le scelte del Governo hanno ingiustamente penalizzato, in Italia e nel mondo, questo settore”.
Il deputato del Pd, quindi, ricorda che “questi temi, anche in una logica di condivisione delle scelte, andrebbero affrontati e discussi nell’ambito del piano paese che dovrebbe occuparsi anche del livello universitario. Per queste ragioni invitiamo la rete diplomatico-consolare, il Ministero degli Affari esteri, le Direzioni Generali competenti e le rappresentanze degli italiani nel mondo, Comites e Cgie, a verificare che nel piano Paese si affronti anche il livello universitario. Altrimenti – conclude – il rischio è che si cada in un’eccessiva “discrezionalitá” sia nei tagli sia nelle decisioni: in questo momento abbiamo bisogno invece di massima trasparenza”.

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