Data odierna 19-11-2017

È stata assegnata alla Commissione Finanze della Camera la proposta di legge dell’onorevole Antonio Razzi (Ir) “Modifica all’articolo 1 del decreto-legge 27 maggio 2008, n. 93, convertito,...

È stata assegnata alla Commissione Finanze della Camera la proposta di legge dell’onorevole Antonio Razzi (Ir) “Modifica all’articolo 1 del decreto-legge 27 maggio 2008, n. 93, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 luglio 2008, n. 126, concernente l’esenzione dall’imposta comunale sugli immobili in favore delle unita immobiliari possedute dai cittadini italiani residenti all’estero”.

Il testo inizierà l’iter dalla sede referente per poi essere sottoposto ai pareri delle Commissioni Affari Costituzionali, Affari Esteri, Bilancio e Ambiente.

“La situazione attuale dell’applicazione dell’imposta comunale sugli immobili (ICI) sulla prima casa – spiega Razzi nella premessa – vede gli italiani all’estero penalizzati perché esclusi dal beneficio dell’esenzione. La maggior parte di questi hanno costruito in patria, nel loro Paese di appartenenza, la casa della loro vita nella prospettiva futura e auspicata del ritorno. Altri sarebbero in procinto di comprare o di costruire la loro casa in Italia ma l’ICI è uno di quei balzelli che li fa desistere dall’intento”.

“Attualmente, – chiarisce il deputato – estendere l’esenzione dall’ICI per la prima casa ai nostri connazionali che dimostrino di essere iscritti nell’Anagrafe degli italiani residenti all’estero (AIRE) sarebbe uno sforzo minimo da parte del Governo, ma nel contempo rappresenterebbe un segnale di forte vicinanza a quanti lavorano e vivono all’estero. L’ICI in Italia è stata abolita per le prime case che rappresentano l’abitazione principale della residenza anagrafica oppure la dimora abituale del proprietario. Il Dipartimento delle finanze del Ministero dell’economia e delle finanze, infatti, precisò che l’esenzione si ferma al confine italiano e non interessa gli immobili dei cittadini italiani residenti all’estero, anche se non locati”.

“Lasciare l’ICI sulla prima casa sfitta a carico degli italiani residenti all’estero – ribadisce Razzi – è una spiacevole e incomprensibile discriminazione, che rappresenta una sgradevole ed esplicita indifferenza per i nostri connazionali all’estero, molti dei quali non desiderano altro che ritornare nella propria casa italiana comprata e costruita con il certosino risparmio del lavoro profuso in terra straniera. Pertanto, stante il requisito indispensabile dell’iscrizione all’AIRE e quello della proprietà di una sola e unica casa in Italia non data in locazione, è giusto estendere l’esenzione dall’ICI anche ai cittadini italiani residenti all’estero”.

Uno l’articolo che compone il testo.

Art. 1.

1. Nell’articolo 1 del decreto-legge 27 maggio 2008, n. 93, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 luglio 2008, n. 126, dopo il comma 3 è inserito il seguente:

“3-bis. L’esenzione si applica, altresì, per i cittadini italiani non residenti nel territorio dello Stato e iscritti nell’Anagrafe degli italiani residenti all’estero, ad una sola unità immobiliare ad uso abitativo situata nel territorio nazionale e posseduta a titolo di proprietà, a condizione che non risulti locata”".

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