Data odierna 24-09-2017

“Erano numerosissimi sabato a Francoforte gli italiani! Giunti in treno, in macchina, in pullman, in aereo da molti Paesi d’Europa ed anche dall’Africa. Centinaia e centinaia...

“Erano numerosissimi sabato a Francoforte gli italiani! Giunti in treno, in macchina, in pullman, in aereo da molti Paesi d’Europa ed anche dall’Africa. Centinaia e centinaia e tutti fortemente motivati nel rivendicare la propria italianitá. Poco meno di un migliaio e fra questi tanti, tantissimi, giovani che si sono organizzati autonomamente per manifestare insieme ai rappresentanti del CGIE, di tutti i Comitati degli italiani all’estero in Germania e di molti altri Comites in Europa ed in Nord Africa, per dire basta alla politica di smantellamento dei loro diritti. Per dimostrare al Governo ed alle istituzioni italiane la ritrovata unitá degli italiani all’estero, al di fuori ed al di lá delle sigle e degli schieramenti politici. L’orgoglio di esserlo in questo difficile momento  e la ferma volontá di proseguire solidalmente uniti.” Una partecipazione dai grandi numeri, di cui anche i giornali tedeschi hanno a più riprese parlato” afferma il segretario generale del CGIE, Elio Carozza, descrivendo i termini di quella che è stata la più importante manifestazione di piazza degli italiani nel mondo.

Anticipando le ovvie, quanto facili critiche sulle richieste avanzate a Francoforte, Carozza sottolinea “Che l’Italia stia attraversando un periodo complesso e difficile non è un dato di fatto di cui le comunitá italiane all’estero ignorino la portata. Tutt’altro! In Germania, come in Spagna, in Grecia come in Algeria, in Francia come in Argentina la preoccupazione e l’angustia per il Paese del quale sono, e si sentono a pieno titolo, parte integrante, è forte, fortissima. Lo testimoniano i dibattiti e gli incontri di quella parte delle collettivitá italiane all’estero più informate, maggiormente attente sul piano politico e sociale, ma un’eco delle vicende di contenimento dei bilanci regionali, riverbero delle decisioni finanziarie nazionali, è presente anche nei discorsi dei circoli come nelle scuole, nei corridoi delle universitá come nelle fabbriche o negli uffici finanziari dove sono presenti gli italiani.”

“La crisi, d’altra parte, ricorda Carozza, ha colpito le comunitá italiane all’estero in anticipo rispetto ai tagli che stanno inesorabilmente frustrando buona parte del nostro Paese. Le ultime due finanziarie hanno ridotto all’osso i capitoli di spesa delle politiche di settore. Ed i sussulti riformatori, politici oltre che economici, potrebbero aggredire in modo dirompente quel “sistema” faticosamente costruito negli anni da uomini politici di destra e di sinistra”.

”Vorrei essere chiaro” aggiunge il segretario generale del CGIE  “Gli italiani all’estero, a fronte delle affermazioni del premier circa il rinvio delle riforme a tempi migliori, si domandano quale sia il criterio che presiede alla necessitá riformatrice nei confronti della rappresentanza degli italiani all’estero. E ció considerando anche i costi contenuti che tale impegno finanziario realisticamente comporta.

Gli italiani all’estero e le loro rappresentanze non intendono sottrarsi all’iniziativa riformatrice,  prosegue Carozza, ma chiedono che vi sia un confronto diretto e concreto delle Istituzioni con le proprie rappresentanze. Che siano ascoltate le esigenze. Che le proposte corrispondano ai pronunciamenti e non siano ad esse antitetici. Che lo spirito costruttivo prevalga a fronte di quello puramente demolitivo. “

E Carozza chiarisce “Si prospetta l’idea di Comites più incisivi in quanto territorialmente vicini alle comunitá. Ebbene, non è diminuendone il numero che ció avverrá, soprattutto in aree del mondo in cui la ristrutturazione consolare causerá, inevitabilmente, carenze sul piano dei  collegamenti e dei servizi da parte delle istituzioni italiane.  Un incremento dei Comites non potrá che portare, invece, giovamento al “sistema” con un impegno finanziario estremamente ridotto, soprattutto  se i Comites vedranno rafforzati compiti e  competenze e non sminuiti.  Non riconoscere l’evoluzione e, dunque, la qualificazione delle risorse umane presenti oggi all’interno dei Comites, come dell’Associazionismo che registra una presenza sempre più determinante delle giovani generazioni, prosegue il Segretario Generale, vuol dire chiudere gli occhi di fronte ad opportunitá di notevole valore offerte in termini di volontariato. Vuol dire negare quel “sistema” Italia, quel “terzo settore”  che si sta creando in molti  Paesi e che potrebbe validamente sopperire alle difficoltá istituzionali, come giá avviene su suolo italiano”.

Quanto al ruolo del CGIE, il segretario generale stigmatizza “credo che la migliore risposta sul CGIE quale momento di sintesi, di dibattito e di proposta per interloquire con la rappresentanza parlamentare degli italiani all’estero, sia venuta proprio dalla manifestazione di Francoforte, in cui è stato accolto e pienamente recepito, dai singoli come dalle organizzazioni dei connazionali, l’appello al dialogo ed al dibattito lanciato dal CGIE al termine dell’ultima Assemblea plenaria dell’aprile scorso.”

”In ogni caso, afferma Carozza, il CGIE non intende esimersi dal confronto. Anzi, lo auspica! Come auspica, d’altra parte, che i parlamentari della circoscrizione Estero trovino, al di lá dell’impegno di partito, una sede di dialogo e di confronto, senza il quale con tutta probabilitá, come aveva preconizzato l’on. Tremaglia, sará difficile incidere positivamente a vantaggio degli italiani all’estero”.

“A loro, da Francoforte, riaprendo il “cantiere” italiani all’estero, l’Assemblea dei Comites e del CGIE ha affidato un compito, un impegno nei confronti della rete consolare, della promozione della lingua e cultura italiana, dell’informazione e dei giovani. Negare interventi in questi quattro ambiti vorrá dire rendere impossibile quella continuitá del legame che le giovani generazioni di italiani all’estero e di italiani che numerosi stanno lasciando l’Italia per studiare, e sempre più spesso lavorare all’estero, richiedono.

Stiamo parlando di migliaia di giovani, non di qualche centinaio di studenti. Stiamo parlando delle nuove generazioni dell’Italia nel mondo. Ed è al confronto di esperienze fra coloro che li hanno da tempo preceduti, fra quanti sono nati all’estero e le attuali ondate di giovani  che il CGIE  intende dedicare la II Conferenza dei giovani italiani nel mondo, annuncia il segretario generale Carozza. “Il loro appello a Francoforte non puó andare disperso. Lo dobbiamo ai nostri giovani in Italia ed all’estero. Ed a quanti si apprestano a lasciare l’Italia. I prossimi appuntamenti di Vancouver e Buenos Aires – conclude il segretario generale del CGIE – sono sicuro daranno un ulteriore fondamentale apporto in questa direzione”.

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