Data odierna 20-09-2017

Da ago della bilancia a irrilevante. Se tutto lascia intendere che alla fine a vincere sarà stata l’ingovernabilità, nessun dubbio invece che tra i perdenti va messo innanzitutto il centro guidato...

Elezioni, Monti irrilevante ma contento

Da ago della bilancia a irrilevante. Se tutto lascia intendere che alla fine a vincere sarà stata l’ingovernabilità, nessun dubbio invece che tra i perdenti va messo innanzitutto il centro guidato da Mario Monti. Le tre formazioni che si sono coalizzate attorno alla figura del presidente del Consiglio escono fortemente ridimensionate.

In termini percentuali l’obiettivo era quello di raccogliere un consenso pari a circa il 15%. In termini politici l’ambizione era invece quello di condizionare i giochi, soprattutto al Senato, obbligando il centrosinistra dato per vincente a trattare la formazione di una coalizione ed erigersi a custodi della governabilità. Traguardi entrambi falliti, con i dati che su scala nazionale inchiodano i centristi a quota 10,5% alla Camera e 9,1% al Senato.

Percentuali sufficienti ad entrare in Parlamento, ma insufficiente, una volta ripartita su base regionale, a ottenere al Senato più di una manciata di seggi, 18 per l’esattezza, comunque troppo pochi per garantire il contributo necessario a far nascere un governo guidato da Bersani così come uno guidato da Alfano o Berlusconi.

Il premier si sforza però di mostrare buon viso a cattivo gioco. “E’ stato un risultato soddisfacente, da alcuni ipotizzato superiore, ma io sono molto soddisfatto alla luce di alcuni elementi, a cominciare dai tempi, appena 50 giorni da quando abbiamo deciso di presentarci, partendo da zero”, afferma Monti incontrando in serata la stampa. “I nostri elettori – aggiunge – hanno fatto una scelta coraggiosa, votando in più di tre milioni per qualcosa che prima non esisteva, e lo hanno fatto nell’interesse generale, e non proprio: era questo l’appello che avevamo rivolto loro”.

Sugli scenari futuri, visti i risultati, il centro avrà una capacità di influenza molto minore di quanto si ipotizzava, ma il Professore esprime comunque un auspicio forte. “Un governo al Paese va garantito – dice – è prematuro immaginare qualsiasi scenario e non tocca comunque a me farlo, ma è necessario usare massima trasparenza da parte delle forze politiche, va assicurato un governo al Paese, con trasparenza, alla luce del sole”.

La delusione è invece tutta nel volto e nel tono mesto di Pierferdinando Casini quando rilascia la sua prima dichiarazione. “Nella vita si vince e si perde. Abbiamo dato tutto noi stessi per un progetto di governabilità del Paese”, ammette il leader dell’Udc. “Abbiamo pensato che la soluzione di parlare all’Italia venisse premiata. Mi sembra lo sia stato molto parzialmente ma siamo molto sereni. Si è sereni quando si fanno le cose giuste”, aggiunge.

Casini spiega di non voler fare recriminazioni e più che in casa propria guarda altrove per cercare il motivo della disfatta. “Bisogna riconoscere che Berlusconi ha fatto una grande campagna elettorale. Lo abbiamo criticato e lo criticheremo ma come animale elettorale si conferma il numero uno”, dice il leader centrista quasi a voler segnalare che se le cose non sono andate come sperava il motivo va cercato nell’incredibile rimonta del Pdl.

Altro grande sconfitto è il presidente della Camera uscente Gianfranco Fini. Il suo (presente solo alla Camera) ha ottenuto solo lo 0,5% dei voti, non avvicinandosi nemmeno alla soglia di sbarramento del 2%. Così per la prima volta dopo molte legislature, Fini non siederà in parlamento.

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