Data odierna 24-09-2017

Vorrei fare un breve resoconto delle ragioni che hanno condotto il gruppo parlamentare del Pd- Camera ad approvare senza ulteriori modifiche, rispetto a quelle introdotte in Senato, il DL che rinvia ancora...

Decreto rinvio elezioni COMITES e CGIE

Vorrei fare un breve resoconto delle ragioni che hanno condotto il gruppo parlamentare del Pd-
Camera ad approvare senza ulteriori modifiche, rispetto a quelle introdotte in Senato, il DL che
rinvia ancora una volta il rinnovo di Comites e CGIE. Faccio questo resoconto per il ruolo che ho
avuto di co-relatore del provvedimento (insieme al collega Galli – Fli). La scelta del gruppo è stata
in un certo senso obbligata da ragioni diciamo così “superiori”:

1) il sostegno politico al Governo tecnico del presidente Monti che abbiamo assicurato,
ancorchè criticamente e costruttivamente, in tutti i passaggi e in tutte le decisioni finora
assunte;

2) la tempistica di conversione del decreto (in scadenza il 30 luglio) che rendeva altamente
sconsigliabile un ulteriore passaggio al Senato in questa fase un po’ convulsa e con un
calendario già sovraccarico.

Questo non significa che la decisione di “difendere” il provvedimento nel testo ricevuto dal
Senato sia stata presa a cuor leggero e men che meno che il decreto non fosse migliorabile, come
dimostrano le proposte emendative – su modalità di voto e recupero di fondi ulteriori per le
attività a favore delle comunità -presentate dai colleghi Pd eletti all’estero e ritirate su richiesta dei
relatori in Commissione. Desidero quindi ringraziare di questo senso di responsabilità e coerenza
politica i colleghi eletti all’estero che certo avrebbero avuto molte ragioni per esprimere il loro
malcontento. Ma sarebbe stato un gesto facile e agitatorio che a mio parere non qualifica certo
favorevolmente coloro che lo hanno fatto degli altri gruppi della maggioranza tecnica di governo
(Pdl o Udc), i quali, senza battersi apertamente e per davvero nei loro gruppi o in aula, se la sono
cavata schiacciando alla fine il pulsante rosso. Diverso è il caso, che ci riguarda, di chi al Senato,
dopo una battaglia aperta, coraggiosa al limite della temerarietà, e che rispetto, sconfitto in aula su
una proposta presentata, ha deciso di esprimere la propria contrarietà sul provvedimento.

A rendere la nostra decisione meno difficile alla Camera ha contribuito il lavoro emendativo già
fatto dal Senato. E’ pure vero tuttavia che questa ennesima proroga del rinnovo di Comites e CGIE
ha provocato disagio e malumore in tutto il Gruppo perché da tutti questa è avvertita come una
ferita al nostro ordinamento democratico e alle leggi che lo disciplinano e perché tutti sentono
la difficoltà di accettare che il piano qualitativo dei principi democratici passi in secondo ordine
rispetto alle considerazioni quantitative delle disponibilità di bilancio. Nonostante queste perplessità
di fondo ci siamo fatti carico di una richiesta del governo – in questo caso, come purtroppo in tanti
altri casi di non minore rilievo in questa fase di emergenza per il Paese. Richiesta che, peraltro, si
muoveva in un solco pre-costituito e pressoché obbligato dalle precedenti proroghe imposte dal
governo politico di Berlusconi, alle quali ci eravamo opposti e che i deputati della destra eletti
all’estero avevano invece sostenuto.

I cambiamenti introdotti al Senato sono comunque importanti sotto due punti di vista: a) mettono il
parlamento in condizione di esprimersi sulla riorganizzazione del voto per il rinnovo dei Comitati
vincolando il governo a mettere a punto entro sei mesi un regolamento che andrà esaminato dalle
Commissioni competenti (sarà un passaggio importante per molte ragioni, pratiche e di principio,
non ultima quella derivante dal fatto che inizialmente il governo pensava a un voto per i Comites
espresso con modalità esclusivamente informatiche mentre ora nel testo si parla di modalità di

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votazione “anche mediante l’utilizzo di tecnologia informatica”; b) stabiliscono l’utilizzo di una
parte delle somme risparmiate con il rinvio delle elezioni per attività culturali, sociali e istituzionali
a favore delle comunità.

Ovviamente, questi risultati non riparano i danni fatti alle politiche per le comunità italiane
all’estero dalle scelte dissennate del precedente governo. Segnalano tuttavia una attenzione seria
e consapevole dei problemi che in quanto tale è nuova e di cui il governo ha dovuto tenere conto
e di cui possiamo darci merito, a partire dalle modeste attenuazioni ottenute, senza per questo
nasconderci, anzi, che è tutto il sistema nazionale a essere “in debito con le nostre comunità
all’estero”, come ha giustamente rilevato il capogruppo del Pd in Commissione esteri nella
dichiarazione di voto in aula:

“È in debito perché quella che è mancata non è stata soltanto attenzione, non è stata soltanto una
vera e propria politica (…) – vi è stata una vera e propria «rapina» perpetrata dal Ministro Tremonti
nei confronti di capitoli «più sociali» della Farnesina. Ma (…) è in debito perché (…) quello che
manca e che è mancato è un’inversione, un cambiamento di approccio e di visione rispetto al
tema delle nostre comunità”. E’ per arrivare a questo cambiamento di approccio e di visione che
criticamente, ma con senso di responsabilità e per coerenza, abbiamo dato il nostro voto favorevole
ad un decreto che deve essere l’ultimo di una serie che non dovrà mai più ripetersi.

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