Data odierna 12-12-2017

C’e’ un’attesa probabilmente superiore al passato per il messaggio di fine anno che, secondo tradizione, il Presidente della Repubblica rivolgera’ agli italiani, in diretta tv...

C’e’ un’attesa probabilmente superiore al passato per il messaggio di fine anno che, secondo tradizione, il Presidente della Repubblica rivolgera’ agli italiani, in diretta tv all’ora di cena e dunque a poche ore dallo scoccare del passaggio dal 2010 al 2011. Giorgio Napolitano sta ancora lavorando sul testo, limandolo e aggiornandolo secondo quanto detta l’attualita’ non solo politica. Ma come sempre il discorso che ha rivolto prima di Natale alle Alte Cariche istituzionali ricevute al Quirinale rappresenta comunque un sostanzioso ‘assaggio’ di quel che il Capo dello Stato dira’ davanti alle telecamere dal suo Studio sul Colle.

Le tensioni e le asprezze della politica e la necessita’ di riforme e soluzioni condivise; la crisi economica e finanziaria dalla quale si sta tentando di uscire ma che ancora non manca di colpire ampie fasce della popolazione e delle imprese; le questioni sociali che restano aperte, a cominciare dai giovani e dal Sud, la sua Napoli in testa; il ruolo che l’Europa deve mantenere e rafforzare, parlando con un’unica voce se vuol restare fra i protagonisti di uno scenario internazionale sempre piu’ allargato e globalizzato: sono questi i temi sui quali presumibilmente si concentreranno le riflessioni ad alta voce del presidente Napolitano.

Sullo sfondo, campeggia poi la celebrazione del 150° anniversario dell’Unita’ d’Italia, tanto caro al Capo dello Stato come al suo predecessore al Quirinale, Carlo Azeglio Ciampi: una ricorrenza non solo da ricordare ma da festeggiare con tutti gli onori che merita e possibilmente in una cornice non riduttivamente nazionale ma europea, come auspicato dal Presidente della Repubblica nel discorso rivolto al Corpo Diplomatico accreditato presso il Quirinale. (segue)

In diversi interventi, Napolitano ha esaltato le risorse, le capacita’, le generosita’ della societa’ civile e ad essa si e’ rivolto esortandola a non scoraggiarsi; a non farsi condizionare dalle asprezze che non mancano di punteggiare la vita politica e persino istituzionale; a non farsi demoralizzare da una difficile situazione economica, che impone tagli talora difficili da digerire nella loro linearita’. E’ presumibile che un simile appello agli italiani venga rivolto anche nel messaggio di fine anno.

Alcuni temi sono stati del resto anticipati nel tradizionale discorso alle Alte Cariche convenute al Quirinale. “Quali nodi sono venuti al pettine nel corso di quest’anno e gia’ si proiettano nell’anno che sta per iniziare? – si era chiesto il Presidente della Repubblica – Sono i nodi del rapporto tra societa’, politica e istituzioni, in una fase critica per il nostro sviluppo”. E aveva ricordato che “non si e’ ancora pienamente usciti, come invece e’ necessario, da una situazione in cui e’ apparso a rischio il destino dell’euro se non della stessa Ue ed e’ apparso dubbio l’impegno a difendere e rafforzare entrambe quelle storiche e irrinunciabili conquiste”.

Piu’ in generale e affrontando anche i temi della politica, Napolitano aveva sollecitato come “essenziale un nuovo spirito di condivisione, che conduca le forze politiche e sociali a individuare, fuori da ogni schema e contrapposizione pregiudiziale, i temi e le sfide ineludibili per qualsiasi soggetto responsabile”. Ammonendo: “Nessuno si sottragga a questo esercizio di responsabilita’”, perche’ “l’Italia puo’ e deve farcela, ne ha le potenzialita’ e le risorse”.
Ma “la condizione e’ prendere piena consapevolezza dei rischi che corriamo e della durezza delle prove che ci attendono”.

Dal Quirinale si lamentava pero’ che “da questa comune consapevolezza siamo oggi lontani: ne sono lontani i fatti e le amare cronache della politica, di una continua contesa che incide negativamente sulla vita delle istituzioni”. E si giudicava percio’ “decisivo un salto di qualita’ della politica, per la stabilita’ della vita istituzionale e per la tenuta del Sistema Italia”.

In tal senso, Napolitano assicurava il suo impegno a “sollecitare la continuita’ della vita istituzionale e di una legislatura al cui termine mancano piu’ di due anni; sempre che – aggiungeva significativamente – vi sia la prospettiva di un’efficace azione di governo e di un produttivo svolgimento dell’attivita’ parlamentare. Operero’ perche’ si realizzi lo spirito di condivisione” piu’ volte richiamato, perche e’ proprio “qui il salto di qualita’ della politica che il Paese si attende”.

L’esortazione del Capo dello Stato era a non dimenticare che “e’ in gioco la moralita’ e la dignita’ della politica” e a non nascondersi come vi sia “stanchezza verso la chiusura in se stesso del mondo politico, verso la quotidiana gara delle opposte faziosita’, verso il muro della incomunicabilita’ tra maggioranza e opposizione.
C’e’ da colmare un distacco allarmante tra la politica, le istituzioni e le forze sociali e culturali, in un Paese – sottolineava – che pure continua a dare tante prove di senso di responsabilita’, di dinamismo, di solidarieta’ e di coesione”.

L’ultimo appello contenuto nel discorso di Napolitano alle Alte Cariche istituzionali era stato a “raggiungere i giovani, incrociare il loro crescente malessere dando valide risposte.
Guai a sottovalutarlo – avvertiva – E’ malessere concreto per la disoccupazione, la precarieta’, l’inadeguata formazione e piu’ in generale per l’incertezza del futuro, per il vacillare delle speranze e degli slanci che dovrebbero accompagnare l’ingresso nell’eta’ adulta. E’ dunque necessario e urgente cercare e aprire nuovi canali di comunicazione e di scambio con le nuove generazioni”. Alle quali si rivolgera’ in particolare nel messaggio di fine anno agli italiani.

In quello dello scorso anno, il Presidente della Repubblica aveva esordito affrontando il tema della crisi economica e finanziaria e degli inevitabili prezzi pagati, in termini di produzione, di occupazione e di consumi, per cercare di uscirne. Aveva invitato a guardare al domani con ottimismo e fiducia, ricordando i risultati raggiunti nonostante si siano vissuti “mesi molto agitati sul piano politico”. L’esortazione era stata a “guardare con coraggio alla realta’ nei suoi aspetti piu’ critici, ponendo mano a quelle riforme e a quelle scelte che non possono piu’ essere rinviate e facendoci guidare da grandi valori: la solidarieta’ umana, la coesione sociale, l’unita’ nazionale”.

Solidarieta’, coesione, unita’ sono gli stessi valori che con ogni probabilita’ il Capo dello Stato richiamera’ anche nel messaggio agli italiani a poche ore dallo scoccare della mezzanotte del 31 dicembre, sperando che le sue parole siano un buon viatico per l’anno che verra’ e che, soprattutto, come aveva concluso nel discorso alle Alte Cariche, “qualche seme della riflessione possa essere raccolto nei fatti”.

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