Data odierna 21-11-2017

Gratteri (Direzione distrettuale antimafia): «Ció che manca è un sistema giudiziario forte che scoraggi il delinquere».  Una rivoluzione culturale per sconfiggere la ‘ndrangheta, è...

Gratteri (Direzione distrettuale antimafia): «Ció che manca è un sistema giudiziario forte che scoraggi il delinquere» Una rivoluzione culturale per sconfiggere la ‘ndrangheta, è questo l’invito lanciato a tutte le forze sane della societá civile dal palco di “Legalitalia 2010″ in piazza Duomo. L’iniziativa promossa dal movimento “Ammazzateci tutti” e dalla Fondazione “Antonino Scopelliti” giunta alla quarta edizione. Una rivoluzione che nasce prima di tutto dalla voglia di veritá, prima ancora che di legalitá. Veritá per un atroce omicidio, quello che ha visto cadere il 9 agosto del 1991 a Campo Calabro il giudice, Antonino Scopelliti, di cui ad oggi dopo quasi vent’anni ed un incredibile quanto tortuoso iter giudiziario, non si sa ancora nulla su mandanti ed esecutori. E forse proprio Scopelliti in anni in cui parlare di antimafia poteva apparire mera utopia, fu tra i primi a credere nella rivoluzione culturale della gente offrendone anche prova tangibile, tutte le volte che rinunciava nella sua Calabria alla protezione della scorta.

S quelle vicende e soprattutto su come oggi occorra orientare l’impegno antimafia, si è sviluppata la prima delle due serate in programma, con il dialogo fra Rosanna Scopelliti, figlia del giudice e presidente dell’omonima fondazione, e Nicola Gratteri, procuratore aggiunto della Direzione distrettuale Antimafia di Reggio. Confronto moderato da Michele Cucuzza, giornalista e conduttore di “Uno Mattina”, che proprio nel 2007 tenne a battesimo l’avvio, del percorso di “Ammazzateci tutti”. «La Calabria – ha detto Cucuzza – è riuscita a dare uno straordinario segnale di vitalitá con i ragazzi di Locri dopo il terribile delitto Fortugno. Con buona pace di quanti hanno cercato di minimizzare questo fenomeno di riscatto sociale». Ma davvero l’impegno della societá civile è la questione numero uno quando si parla di antimafia? Al riguardo Gratteri non ha avuto dubbi nel ribadire ancora una volta che «ció che manca è un sistema giudiziario forte, in grado cioè di non rendere conveniente delinquere. Il 50 % delle persone che noi abbiamo arrestato con l’operazione “Crimine”, mediamente sará condannata a sei, sette anni di carcere. Mi spiegate cosa rappresenta una pena detentiva del genere, davanti alla prospettiva di poter concorrere e decidere magari chi sará il sindaco di un paese e di conseguenza influire sul piano regolatore, sugli appalti, in sostanza sulla vita economica di un intero territorio?».

Oltre il ricordo sempre vivo e presente del proprio padre, morto per un ideale di giustizia, nelle parole di Rosanna Scopelliti c’è l’invito «ad avere fiducia nella magistratura e nelle forze dell’ordine intorno a cui tutte le persone oneste della Calabria devono stringersi. Questa terra non deve essere abbandonata specie dalle giovani generazioni cui spetta il compito di costruire un futuro diverso, all’insegna dell’onestá e della legalitá».

Ieri la chiusura della due giorni di “Legalitalia” ha fatto registrare dopo la messa ufficiata al Duomo da don Luigi Ciotti in suffragio del giudice Scopelliti, la consegna del premio “Scopelliti 2010″ al Capo della Squadra Mobile di Reggio Calabria, Renato Cortese. «Un uomo – ha spiegato Aldo Pecora, presidente del movimento “Ammazzateci tutti” – che ha contribuito a mettere dietro le sbarre centinaia di criminali della ‘ndrangheta, restituendo al tempo stesso ai cittadini il coraggio di sperare nella giustizia». «Siamo alla vigilia – ha aggiunto Pecora – di un cammino di grandi celebrazioni. Il quattro novembre a Reggio con le scuole al “PalaPentimele” giornata di confronto con testimonianze provenienti da tutti i settori dell’antimafia». Luigi De Angelis-Gazzetta del Sud online del 10 agosto 2010)

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