Data odierna 24-10-2017

Riunione a porte chiuse nella sede di Sant’Andrea delle Fratte, ma aperta al pubblico grazie al collegamento Facebook, quella della seconda giornata di lavori del convegno “Il PD per gli italiani all’estero....

Convegno “Il PD per gli italiani all’estero. Una legislatura feconda”

Riunione a porte chiuse nella sede di Sant’Andrea delle Fratte, ma aperta al pubblico grazie al collegamento Facebook, quella della seconda giornata di lavori del convegno “Il PD per gli italiani all’estero. Una legislatura feconda”.
Organizzata dal Gruppo PD della Camera, che ieri ha ospitato la prima giornata di lavori, la riunione è stata presieduta oggi da Lucia Nasel Fioravanti, presidente PD Ginevra, alla presenza del responsabile Esteri del partito, Piero Fassino.
A prendere per primi la parola nella sessione dedicata alla “Mobilità e diritti” sono stati i tre deputati PD eletti all’estero Marco FediFrancesca La Marca Alessio Tacconi, che insieme agli altri colleghi, ha detto Fedi, hanno costruito “una bella squadra”.
La riflessione di Fedi è partita dal voto, da quell’Italicum che consentì di votare anche ai temporaneamente all’estero – “risultato raggiunto da noi” ed oggi da recuperare -, e da chi oggi mette in discussione l’intero impianto della 459 e del voto all’estero, sia per corrispondenza sia la residenza all’estero dei candidati. “Noi, da questa due-giorni di lavoro, doremmo uscire almeno con una posizione solida su questo tema”, è stato l’appello di Fedi a Fassino e ai vertici del Partito Democratico.
Fedi ha parlato poi di nuove mobilità. “Chi si sposta oggi nel mondo chiede nuovi diritti, chiede di portare con sé diritti e responsabilità da poter assolvere come cittadino” e una rete consolare “che risponda a queste esigenze”. Le nuove mobilità, ha detto Fedi, hanno aiutato il PD ad affermare “l’obiettivo centrale, cioè la parità di trattamento”, perché “un cittadino italiano è tale in ogni parte del mondo”. Questa, ha rivendicato il deputato italoaustraliano, è “la cultura che abbiamo cercato di cambiare” e per la quale nelle riforme dei governi Renzi e Gentiloni “abbiamo cercato di inserire i temi degli italiani all’estero” come con la Buona Scuola, la “volontary desclosure” e la previdenza all’estero, “lo stop alla chiusura dei consolati”, le percezioni consolari, gli accordi con la Svizzera contro l’evasione fiscale… Restano questioni da risolvere, “ma abbiamo raggiunto importanti risultati”.
Cosa c’è da fare all’orizzonte? Urgente è la questione patronati, per i quali Fedi ha invocato un “salto di qualità” da compiere insieme: “dobbiamo assicurarci che i patronati tutti operino con statuti e convenzioni da stipulare con le sedi promotrici italiane e che ne riconoscano lo status giuridico all’estero”. Ci sono poi gli Enti gestori. “Chiediamo che il fondo per la promozione dell’istituto culturale di 150 milioni di euro in 4 anni venga utilizzato anche per gli enti gestori, che abbiamo visto rafforzati nel decreto attuativo della Buona Scuola”. E poi ci sono altre questioni come il riacquisto della cittadinanza e l’aumento delle dotazioni per le Camere di commercio.
“E poi ci siamo noi”, si è avviato a concludere Fedi, rivolgendosi ai colleghi di partito. “L’unità invocata ieri non la si può raggiungere se non si fa un lavoro serio di costruzione politica e programmatica. Gli italiani all’estero sono importanti, tutti l’hanno detto. I nostri circoli sono una forza un patrimonio che non dobbiamo disperdere. E per non disperderlo dobbiamo essere generosi. Essere generosi in politica vuol dire essere aperti al dialogo e riconoscere che i vincitori non hanno sempre ragione, sono vincitori perché hanno una maggioranza, ma ha ragione chi vuole una discussione seria, aperta e serena e vuole farlo anche all’estero. Nei circoli all’estero questo seme della visione aperta esiste”.
Ha preso poi la parola Francesca La Marca, che ha voluto condividere “una visione un po’ diversa” da quelle espresse in questa due-giorni, in quanto unica eletta all’estero del PD di seconda generazione, ovvero nata e cresciuta all’estero, a Toronto, in Canada. E degli italiani in Canada ha parlato la parlamentare: circa 1 miione e mezzo con sangue italiano e 150mila iscritti all’Aire, concentrati nelle città di Toronto, Montreal e Vancouver e che “godono di un forte tessuto associazionistico” in “un Paese che ha fatto del multiculturalismo il proprio brand”.
I rapporti tra i due Paesi sono “euforici”, ha detto La Marca, sottolineando le “affinità politiche” tra il PD e il suo partito gemello in Canada; come pure i rapporti commerciali sono destinati ad aumentare con l’entrata in vigore del CETA, ha osservato. Ciò non vuol dire che non vi siano problemi. Gli “elevati standard di vita” degli italiani in Canada hanno subito negli ultimi dieci anni le politiche di un governo ultraconservatore, che li ha “penalizzati” diminuendo il numero di permessi di soggiorno.
La Marca ha denunciato anche la “minaccia attuale agli enti gestori”, che in Canada svolgono “un lavoro prezioso” e che soffrono dei “tagli del Maeci”, con cui la parlamentare si è detta in “continuo contatto”, invocando una “battaglia” che dia “respiro” a questi enti e scongiuri la chiusura dei corsi di lingua, che registrato nella sola provincia dell’Ontario ben 8.000 studenti.
Altra questione per la quale Francesca La Marca è da tempo “impegnata” e della quale si è detta “preoccupata”: la qualità dei servizi consolari che “dovrebbero essere il nostro biglietto da visita nel mondo”.
Registrando un “punto positivo”, ovvero il reciproco riconoscimento delle patenti di guida tra Italia e Canada, La Marca ha concluso con una iniziativa di cui si è detta “orgogliosa” e della quale si è fatta promotrice con il collega Fedi: l’istituzione della Giornata per gli italiani nel mondo, diversa dalla Giornata del sacrificio sul lavoro, ha tenuto a precisare, perchè vuole essere un riconoscimento al contributo di tutti, “una giornata dedicata a tutti noi”, peraltro “a costo zero”, che rappresenterebbe un “bel segnale” dell’attenzione del PD verso i connazionali all’estero.
Una riflessione da tre anni a questa parte per capire dove stiamo andando: è quella avviata da Alessio Tacconi nel suo intervento.
“Dove eravamo?”, ha esordito Tacconi. “Sappiamo che cinque/dieci anni fa la situazione consolare era di apparente normalità, c’erano parecchi consolati, ma non eravamo comunque contenti del servizio che offrivano”. Con il governo Monti è arrivata la “spending review” e 33 tra Consolati e IIC sono stati chiusi. “Molte sono state le chiusure dolorose”, perché ha osservato Tacconi, “l’Amministrazione non era pronta” e “i cittadini si sono sentiti abbandonati”.
“Dove siamo ora?”. Con i Governi Renzi e Gentiloni, ha ricordato Tacconi, non vi è stata più alcuna chiusura, quanto piuttosto una “razionalizzazione” tesa a raggiungere una “migliore organizzazione” delle nostre sedi e fornire “più servizi digitali”, con “buoni risultati”, quanto meno in Europa, ha ammesso il deputato riferendosi alla propria ripartizione. Proprio in Europa “si è registrata un’inversione di tendenza, non di risorse, ma di miglioramento dei servizi” e “buone pratiche”. Nel frattempo si sono aperte nuove sedi, specie in quei Paesi in cui sono presenti interessi economici e nuove realtà migratorie; è stata riaperta l’Ambasciata a Santo Domingo ed è emersa “l’intenzione di riaprire la sede consolare di Manchester”, dove con la Brexit sono ora in tanti i connazionali a volersi iscrivere all’Aire. Tacconi ha evidenziato anche un “sensibile miglioramento dei servizi allo sportello” e “l’aumento dei funzionari itineranti e dei consoli onorari”: insomma “l’Amministrazione si muove per raggiungere i nostri cittadini”. Quanto alle nuove mobilità, oltre alla digitalizzazione e alla presenza della rete diplomatica sui social media, per iniziativa dei Consolati e dei Comites “sono nati in questi ultimi anni servizi per dare risposte ai nuovi arrivati”, spaesati di fronte alle realtà dei Paesi di approdo. Infine il deputato ha citato il successo del “30% delle percezioni consolati, che viene restituito dal MEF ai consolati stessi”.
“Con orgoglio crediamo che questi risultati siano stati raggiunti anche per merito nostro”, ha rivendicato Tacconi, “di noi rappresentanti”, ma anche dei Comites, del Cgie e del Partito Democratico. “Siamo contenti? Sì. Siamo soddisfatti? No, non abbiamo ancora raggiunto l’obiettivo che ci poniamo”.
“Dove vogliamo arrivare”. Ha spiegato Tacconi che “il PD deve soddisfare le aspettative delle persone” e allo stesso tempo “fare in modo che anche i cittadini delusi dalle politiche sappiano che è stato fatto tutto il possibile”. E intanto deve continuare a lavorare, ad esempio per modificare la Legge 15 del 6 febbraio 1985 per rendere quel 30% delle percezioni consolari “immediatamente spendibile” o per migliorare la digitalizzazione, fornendo “servizi innovativi e tecnologici”, come “SECOLI, che, grande all’impegno dell’amministrazione, ora cambierà nome in FASTIT e sarà implementato”, perché la rete consolare deve “muoversi rapidamente in un mondo che si muove veloce”.
Alessio Tacconi ha concluso rilevando la “convergenza di tutti gli attori” interessanti alle politiche degli italiani all’estero e soprattutto il ruolo svolto sinora dal PD, perché “senza la grande comunità del PD questa pressione politica non ci sarebbe stata”. Quello che per Tacconi ancora manca è la capacità di comunicare i risultati raggiunti, ma “continueremo” a lavorarci, ha assicurato concludendo.
Prima di una breve pausa, i lavori di questa mattina hanno visto gli interventi anche della delegata Assemblea Nazionale Erina Reggiani, che ha ripercorso la storia recente della sinistra italiana e ne ha invocato l’unità, anche in nome di quei tanti giovani che oggi emigrano “per scelta” e che ancora credono nella politica, e del presidente del Circolo PD Isole Canarie, uno degli ultimi nati nel 2017, che, come tutti gli altri Circoli PD nel mondo, rappresenta uno “strumento unico per connetterci tra di noi”.

(r.aronica\aise) 

Oppure condividila!

Piaciuta la notizia? Forse ti può interessare..

Lascia un commento

Invia il commento