Data odierna 24-09-2017

L’apertura dell’incontro “L’Europa in movimento” promosso dal Cgie a Palazzo Madama. Il saluto del    vice presidente del Senato Bonino e del vice presidente del Parlamento europeo Pittella. Aprono...

L’apertura dell’incontro “L’Europa in movimento” promosso dal Cgie a Palazzo Madama. Il saluto del    vice presidente del Senato Bonino e del vice presidente del Parlamento europeo Pittella.

Aprono gli interventi della mattinata Carozza per il Cgie, Villaescusa per l’Assemblea dei Francesi all’estero, il sottosegretario Mantica e il presidente della Commissione Esteri del Senato Dini. Il vice presidente del Senato Emma Bonino ha aperto stamani a Palazzo Madama il secondo incontro dei Consigli europei dei residenti all’estero, promosso dal Consiglio Generale degli Italiani all’Estero e intitolato “L’Europa in movimento: da migranti a cittadini europei”.

Un incontro per dar seguito al primo appuntamento parigino del 2008, organizzato dal Consiglio dei francesi residenti all’estero, e finalizzato alla promozione della costruzione di un’identità europea attraverso la valorizzazione del contributo ad essa dei cittadini più direttamente coinvolti nel processo di integrazione, come gli europei residenti in un Paese dell’Unione diverso dal loro Stato di origine. “Cittadini che spesso consideriamo quasi un’entità generica e di cui raramente ci occupiamo, anche nelle nostre istituzioni nazionali – ha detto Emma Bonino – ma a cui invece l’Europa presta attenzione perché traducono concretamente il significato della cittadinanza europea, che vivono in prima persona”. Per la Bonino si tratta dunque di un iniziativa significativa “per dare sostanza all’Europa dei cittadini”, sancita dal Trattato di Lisbona approvato il 1 dicembre 2009. “Questo di oggi è un evento che conferma il successo di Parigi – aggiunge la Bonino, – a cui si dà un seguito con la discussione sulla cittadinanza europea e sul contributo che ad essa possono e devono dare i sistemi di istruzione e formazione di tutti gli Stati membri”. Anche Gianni Pitella, vice presidente del Parlamento europeo, sottolinea “l’importanza e l’efficacia di questa iniziativa, che si staglia contro gli umori viscerali che vorrebbero rinchiuderci dentro un recinto, contro la nostra tendenza fisiologica alla mobilità”. Il vice presidente ha ricordato che il Trattato di Lisbona conferisce poteri importanti ai Parlamenti nazionali e ai cittadini, “poteri che dobbiamo saper usare – ha detto Pittella – specie in un momento difficile come quello che sta attraversando in questi giorni l’Unione Europea”, in cui essa “deve riuscire a trovare ritrovare lo smalto e la capacità decisionale dei giorni migliori”. Per Pittella è importante, nella soluzione della crisi della Grecia, che “non prevalgano egoismi nazionali” e che si trovino percorsi di sostegno prima che le difficoltà greche “contagino tutta l’Europa”. Il vice presidente ha anche assicurato il suo sostegno per fare in modo che trovino attuazione in sede europea le richieste formulate alla vigilia e nel corso di questo incontro: la nascita di un Consiglio Europeo dei cittadini comunitari residenti all’estero e l’impegno di un Commissario europeo delegato alla governance istituzionale delle politiche indirizzate ai cittadini migranti, o che incidono sulla loro condizione. Il segretario generale del Cgie, Elio Carozza, ha aperto il suo intervento riconoscendo “il merito al Consiglio dei francesi all’estero di aver aperto a Parigi nel 2008 la strada per una più specifica attenzione delle istituzione europee all’Europa in movimento e di avere indicato le priorità per una più compiuta integrazione dei cittadini europei residenti fuori dai propri Paesi di origine”. Significativa la promozione dell’incontro nel Senato italiano e l’impegno, nella prosecuzione del percorso intrapreso a Parigi, del Cgie, “organismo del Paese che ha registrato il più alto contributo all’esodo dei connazionali nel mondo e che ha raggiunto – ha detto Carozza – il più esteso livello di rappresentanza democratica dei propri emigrati, all’estero come in Italia, attraverso l’istituzione dei Comites nei Paesi dove più è numerosa la presenza dei cittadini italiani, del Cgie e l’elezione dei parlamentari della circoscrizione Estero, le consulte e i consigli regionali dell’emigrazione”.

Carozza ha poi sottolineato la necessità di prevedere, all’interno delle istituzioni europee, forme di governance delle politiche che coinvolgo i cittadini in movimento, “per governare i processi derivati dalle condizioni di oggettiva disomogeneità cui tali cittadini sono sottoposti nel rispetto delle peculiarità delle legislazioni dei singoli Paesi membri”. Un Consiglio generale degli europei residenti all’estero, “non più rinviabile”, afferma Carozza e che costituirà “un organismo consultivo, elemento di collegamento permanente tra le istituzioni dell’Unione e i cittadini in movimento, per accelerare l’allargamento della partecipazione dei cittadini comunitari”. “Impegni indifferibili” anche delegare ad un Commissario europeo la governance istituzionale delle politiche indirizzate ai cittadini migranti e l’istituzione di un’apposita Agenzia europea che assicuri l’analisi, l’aggiornamento e il monitoraggio delle politiche europee, “in un contesto storico di transizione quanto mai problematico, caratterizzato da un aumento delle dinamiche migratorie dentro e fuori i confini dell’Unione, cui corrispondono politiche nazionali eterogenee – segnala Carozza – quando non contrastanti con i principi con gli stessi principi e valori comunitari, determinando condizioni di incertezza e di diseguaglianza tra i cittadini dell’UE”. Un confronto più assiduo tra gli Stati membri dell’Unione viene richiesto anche “per la razionalizzazione della rete diplomatico-consolare che coinvolge i cittadini europei in tutte le parti del mondo”, affinché essa venga maggiormente “raccordata secondo le direttive della politica estera europea”.  Carozza chiede che il prossimo incontro avvenga a Bruxelles per “un diretto confronto con gli europarlamentari, poiché quella è la sede della legittimazione delle nostre richieste in merito all’attuazione del principio di sussidiarietà che sta alla base del Trattato di Lisbona”. Infine, un richiamo all’importanza dell’insegnamento di ciò che è l’Europa in ambito scolastico “per la costruzione di un senso di appartenenza europea nei più giovani, doveroso passo del processo di integrazione sin qui raggiunto”. Per l’Assemblea dei Francesi all’estero è intervenuto Jean Pierre Villaescusa, membro dell’ufficio di presidenza, che ha ricordato la sua personale esperienza di cittadino europeo – nato in Francia da madre italiana e padre spagnolo –e segnalato che anche i francesi all’estero sono rappresentati al Parlamento nazionale, con 12 senatori a cui il prossimo anno si unirà un’ulteriore componente eletta formata da 11 deputati. Egli ha rilevato come “la Francia non sia sempre stata un motore per l’integrazione europea”, sottolineando l’importanza dei “piccoli passi” necessari alla costruzione di un’Unione più forte. “Se l’Europa avesse una sola voce ed un solo volto – aggiunge – tanti cittadini la sentirebbero meno lontana e gli Stati Uniti cercherebbero più spesso il confronto con noi. Ma anche i cittadini europei devono fare la loro parte nel processo di rafforzamento dell’integrazione europea”. Il sottosegretario del Mae con delega agli italiani nel mondo, Alfredo Mantica, ha segnalato che “sebbene a piccoli passi, la determinazione della volontà politica di oltrepassare gli ostacoli, sino ad oggi, è stata il miglior modo per procedere con l’unità europea”. Tra i “pilastri fondamentali” dell’Unione, il sottosegretario ha ricordato la libera circolazione delle persone, il senso di appartenenza alimentato anche dalla possibilità per i cittadini di esercitare il diritto di voto attivo e passivo in un Paese di residenza diverso da quello del Paese di origine, la cooperazione adottata a seguito del Trattato Schenghen, per eliminare i controlli alle frontiere e l’estensione della protezione diplomatica europea – laddove manchi quella dello Stato membro. “Si tratta di risultati importanti – ha detto Mantica – che devo essere tutelati e ulteriormente sviluppati, bilanciando le esigenze di libertà e sicurezza”. Egli ha segnalato come l’Italia sia favorevole ad un ulteriore allargamento dello spazio Schenghen con Bulgaria, Romania e Cipro “se disposte a rispettare le normative di sicurezza” e alla liberalizzazione dei visti per l’area balcanico-occidentale “che riteniamo comunque appartenente all’Europa”. Necessario anche maggior impegno sul fronte della libera circolazione degli atti, indispensabile anche in ambito giudiziario, a cui occorre giungere “valutando un raccordo dei sistemi di giustizia civile e penale, con il mutuo riconoscimento delle sentenze”. Tra gli obiettivi più ambiziosi dell’Europa, Mantica segnala l’integrazione dei sistemi formativi e universitari e il pieno rispetto del Trattato di Lisbona “che dà più potere ai cittadini, consentendo anche la presentazione di proposte di legge di iniziativa di questi ultimi”. “Piccoli passi che – conclude Mantica – possono contribuire a grandi rivoluzioni”.

Più critico sui lenti progressi dell’Unione Europea, specie se si guardano questi ultimi anni,  il presidente della Commissione Esteri del Senato Lamberto Dini, che rileva come lo stesso Trattato di Lisbona approvato sia in realtà un testo assai meno ambizioso di quello in origine previsto – prima del no del referendum francese e olandese in proposito.

Una scelta errata “proprio in un momento – avverte Dini – in cui ci sarebbe più bisogno di Europa, specie di fronte alle incertezze della crisi greca, la cui modalità di sostegno è stata determinata più che dallo spirito di solidarietà e coesione, dalla dura posizione tedesca e dalla sua rigida interperetazione dei trattati”.

Un approccio riduttivo che, secondo Dini, inciderà anche sulla definizione del bilancio dell’Unione. “Vista la crisi sicuramente il confronto cruciale non sarà su un possibile aumento di risorse da parte degli Stati membri, ma sulla distribuzione di quelle disponibili – afferma Dini. Di essa la maggior parte è destinata alla politica agricola e di coesione, a scapito della ricerca e dell’innovazione, che però sono settori capaci di incidere sull’efficienza del sistema europeo nel suo complesso”.

Indispensabile, infine, il rafforzamento dell’Europa anche in vista delle sfide poste da un riassetto dei rapporti di potere a livello mondiale.

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