Data odierna 25-09-2017

Nella seduta di ieri, alla presenza del sottosegretario all’interno Manzione, la Commissione Affari Costituzionali del Senato ha proseguito l’esame del ddl presentato dal senatore Pd Francesco Giacobbe...

Cittadinanza: Giacobbe e Micheloni in I commissione

Nella seduta di ieri, alla presenza del sottosegretario all’interno Manzione, la Commissione Affari Costituzionali del Senato ha proseguito l’esame del ddl presentato dal senatore Pd Francesco Giacobbe in materia di cittadinanza. Per chiarire i punti fondamentali del ddl ai colleghi, Giacobbe e il collega Pd Micheloni sono intervenuti ai lavori della I Commissione.

Il ddl – sottoscritto dai senatori di tutti gli schieramenti, tra cui gli eletti all’estero – prevede il riottenimento della cittadinanza italiana alle donne che l’hanno persa, in quanto sposate con uno straniero prima del gennaio 1948, cioè prima dell’entrata in vigore della Costituzione; la riapertura dei termini per il riacquisto della cittadinanza per quanti sono stati costretti a rinunciarvi nel passato; e la possibilità di riacquisto – attraverso l’espressione della propria volontà – per lo straniero o l’apolide del quale il padre o la madre o uno degli ascendenti in linea retta di secondo grado siano stati cittadini di nascita.

Eletto in Australia, Giacobbe ha spiegato che “in considerazione dell’evoluzione della legislazione sull’acquisto della cittadinanza in particolare negli Stati Uniti d’America e in Australia” è ormai “necessario che siano nuovamente aperti i termini per la presentazione delle dichiarazioni ai fini del riacquisto della cittadinanza italiana per coloro che, già cittadini italiani prima dell’entrata in vigore della legge n. 91 del 1992, l’abbiano perduta per naturalizzazione”.

Giacobbe ha poi sottolineato “l’opportunità di riconoscere la cittadinanza alle donne, cittadine per nascita, che l’abbiano perduta per effetto della legge n. 555 del 1912 – successivamente dichiarata incostituzionale – in quanto coniugate con cittadini stranieri, anche quando il matrimonio sia stato contratto anteriormente al 1° gennaio 1948″.

Eletto in Europa, Micheloni ha sostenuto “la necessità di stabilire un limite generazionale all’acquisto della cittadinanza italiana”, proponendo di “svolgere alcune audizioni per acquisire elementi informativi sulle richiesta di acquisto della cittadinanza presentate, in misura abnorme, nei Paesi dell’America Latina. Ricordo che sono stati denunciati gravi abusi e che è stata segnalata la predisposizione di documentazione falsa per l’acquisto della cittadinanza”.

Senatore 5 Stelle, Crimi ha invitato ad “approfondire la nuova formulazione dell’articolo 4 della legge n. 91, proposta dal disegno di legge (“Art. 4. Lo straniero o l’apolide, del quale il padre o la madre o uno degli ascendenti in linea retta di secondo grado sono stati cittadini per nascita, diviene cittadino se dichiara di voler acquistare la cittadinanza italiana”), che non pone alcun limite all’acquisto della cittadinanza”.

“Noi pensiamo che sia necessario individuare un limite per l’acquisto della cittadinanza”, gli ha risposto Micheloni, portando ad esempio “i flussi di migrazione di cittadini italiani verso la Spagna, evidente fenomeno di persone provenienti dall’America Latina che, al solo scopo di recarsi in quel Paese, acquistano la cittadinanza italiana, potendo così circolare liberamente nell’area Schengen. Analoga problematica è quella degli intensi flussi dall’America Latina agli Stati Uniti di persone che avevano acquisito la cittadinanza italiana”.

Anche per Giacobbe “sarebbe opportuno fissare un limite generazionale al diritto all’acquisto della cittadinanza: il disegno di legge intende sanare alcune ingiustizie palesi e indicare un limite congruo all’acquisto della cittadinanza”.

Il sottosegretario Manzione ha spiegato che quanto previsto dall’articolo 1 lettera a del ddl (È cittadina la donna che è stata cittadina per nascita e ha perduto la cittadinanza in quanto coniugata con cittadino straniero, anche quando il matrimonio è stato contratto prima del 1° gennaio 1948.

È cittadino il figlio della donna di cui al comma 1-bis nato anteriormente al 1° gennaio 1948″) riguarda “un numero limitato di donne, già cittadine, che hanno perduto la cittadinanza per matrimonio con stranieri contratto tra il 1912 e il 1948″, ma “un numero maggiore di persone è rappresentato dai loro eredi, che ugualmente avrebbero il diritto di acquisire la cittadinanza italiana”.

Quanto alla lettera b), la riformulazione dell’articolo 4 della legge n. 91 (Lo straniero o l’apolide, del quale il padre o la madre o uno degli ascendenti in linea retta di secondo grado sono stati cittadini per nascita, diviene cittadino se dichiara di voler acquistare la cittadinanza italiana), “riguarda solo i genitori o gli ascendenti in linea retta di secondo grado” ha spiegato Manzione riservandosi di fornire dati più dettagliati.

Infine, il sottosegretario ha ricordato che “alla Camera sono in corso d’esame disegni di legge in materia di cittadinanza, dei quali sarebbe opportuno tenere conto”. (aise)

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