Data odierna 24-09-2017

Lo scorso 7 luglio, l’onorevole Antonio Razzi (Idv) ha incontrato il Ministro del Lavoro Maurizio Sacconi e ha colto l’occasione per esprimergli la sua “più viva insoddisfazione”...

Guarda le immagini CASO GIACCHETTA/ L’ON. RAZZI (IDV) ESPRIME AL MINISTRO SACCONI LA PROPRIA “INSODDISFAZIONE” PER LA RISPOSTA ALLA SUA INTERROGAZIONE

Lo scorso 7 luglio, l’onorevole Antonio Razzi (Idv) ha incontrato il Ministro del Lavoro Maurizio Sacconi e ha colto l’occasione per esprimergli la sua “più viva insoddisfazione” per la risposta che ha ricevuto all’interrogazione concernente il caso Inca-Giacchetta. Sacconi si è riservato di “controllare nuovamente” l’interrogazione presentata da Razzi incentrata sulla frode di Antonio Giacchetta (Responsabile Patronato INCA) ai danni di oltre 100 famiglie italiane residenti in Svizzera. Nella risposta, affidata al sottosegretario Viespoli, il Ministero sosteneva che ai patronati non puó essere imputata la responsabilitá amministrativa perché enti che svolgono funzioni di rilevo costituzionale.
Tesi sbagliata per Razzi, secondo cui nella risposta del Ministero ci sono “alcune inesattezze”: “si fa riferimento al fatto che i Patronati non possono essere incolpati ex legge 231/2001 (legge sulla responsabilitá amministrativa delle persone giuridiche) in quanto il Patronato (la cui disciplina si ricava dalla legge 152/2001) è “un ente che svolge funzioni di rilievo costituzionale”. Per rafforzare questo “ragionamento pro Patronato”, il Ministro invoca una propria circolare (24/V/005743 del 08.04.2008) che, a sua volta, rimanda ad una sentenza della Corte Costituzionale, la numero 41 dell’anno 2000. La sentenza della Corte Costituzionale è dell’anno 2000, cioè precedente alla legge 152 dell’anno 2001, istitutiva dei Patronati. La sentenza quindi non puó aver assegnato (ed infatti non assegna) al Patronato la funzione di rilievo costituzionale a cui il Ministro, pomposamente fa riferimento nella circolare!”.
“Ancora: la sentenza attiene a tutt’altro tema e questione, interviene su un referendum che mirava (nel 1999) alla abrogazione delle norme disciplinanti i contratti di lavoro a tempo determinato. Con il Patronato – meglio detto, con le funzioni del Patronato – questa sentenza non ha nulla a che fare. La legge 152 dell’anno 2001 (legge istitutiva dei Patronati), all’art. 1), qualifica il Patronato una “persona giuridica di diritto privato che svolge un servizio di pubblica utilitá”. Il legislatore – argomenta Razzi – non dice che il Patronato svolge funzione di rilievo costituzionale ma, semplicemente, servizio di pubblica utilitá: il che fa una bella differenza! Il Ministro pertanto equipara funzioni di pubblica utilitá a funzioni di rilievo costituzionale: il che non è possibile, essendo i due concetti (e le due funzioni) del tutto divergenti e non collegabili l’un l’altro”.
“Per definizione legislativa – continua il deputato – il Patronato è persona giuridica di diritto privato e non anche persona giuridica pubblica; non esercita (il Patronato) un pubblico servizio (intendendosi per pubblico servizio un’attivitá disciplinata nelle stesse forme della pubblica funzione, ma caratterizzata dalla mancanza di poteri tipici di quest’ultima); non esercita (il Patronato) un servizio di pubblica necessitá (esercitano questa funzione i privati che adempiono ad un servizio dichiarato di pubblica necessitá mediante un atto della Pubblica Amministrazione). Con la conseguenza – sotto l’aspetto soggettivo – della non qualificabilitá come atti amministrativi gli atti compiuti dal Patronato. A supporto del fatto che il Patronato non esercita funzioni di rango costituzionale ma è mera persona giuridica di diritto privato, soggetta pertanto alle leggi come ogni comune cittadino, bisogna segnalare un’altra sentenza della Corte Costituzionale (396 del 07.04.1988) con cui, intervenendo addirittura sugli “enti privati aventi scopo di assistenza” e facendo riferimento alla libertá di cui all’art. 38 costituzione, è stato deciso che sia “da escludere che lo scopo assistenzialistico rappresenti un elemento qualificante ai fini del riconoscimento di personalitá giuridica pubblica”. Sulla scorta di questa sentenza, la Cassazione (Sez. Unite del 18.10.1990 nr. 10.149) ha scritto ad esempio che “un’associazione di volontariato (come ad esempio AVIS) è da considerare persona giuridica privata e non anche ente pubblico: non rilevando – in difetto di espressa attribuzione di personalitá pubblicistica – che l’associazione medesima operi in materie afferenti a tipiche finalitá pubbliche”. Dunque non risulta vi sia, nella legge istitutiva dei Patronati, espressa attribuzione agli stessi di personalitá pubblicistica: risulta, invece, espressa attribuzione – per legge – di personalitá privatistica. Per finire: il Ministro scrive aver disposto, nel novembre 2009, un’ispezione straordinaria a Zurigo, limitatamente all’anno 2008. Come mai questa ispezione non ordinaria non ha interessato anche altri anni? Ha accertato, l’ispettore ministeriale, se per caso il “coordinatore nazionale” di Inca per la Svizzera abbia diligentemente e mensilmente svolto le sue ispezioni nella sede di Zurigo? E se no, ha chiesto l’ispettore conto a quel coordinatore?”.

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