Data odierna 23-09-2017

Aspetta ancora una risposta da Roma, ma, intanto, ha già pronto il suo partito, con un programma di massima, qualche idea per i candidati e i suo bravi sondaggi. Il senatore Esteban Juan Caselli, che...

Caselli: Pronto il mio partito. Ma non contro il PDL

Aspetta ancora una risposta da Roma, ma, intanto, ha già pronto il suo partito, con un programma di massima, qualche idea per i candidati e i suo bravi sondaggi.

Il senatore Esteban Juan Caselli, che nell’organigramma del PDL appare ancora come responsabile del settore Italiani nel Mondo, precisa subito che la sua creatura politica, il partito degli Italiani per la Libertà, non nasce in contrapposizione al PDL, anzi si propone a questo come possibile braccio politico, soprattutto in Sud America.

D. Senatore Caselli, è passato quasi un anno da quando,il 29 maggio del 2011, ha presentato le sue dimissioni dall’incarico di responsabile per gli italiani all’estero del PDL, che risposte ha avuto da Roma?

R. Nessuna risposta formale.

D. E, però, il suo nome compare ancora nell’organigramma del partito…

R. La sostanza dei fatti è che non mi hanno detto né si né no. Certo, mi dicono “devi parlare con noi perché vogliamo andare insieme”. Ma, se devo dire la verità, ho fatto fare già un’indagine in Sud America e dai dati emerge che col mio partito vinco sicuro. A prescindere dal PDL.

D. Intanto ci dica come si chiama il suo partito…

R. Partito degli Italiani per la Libertà, così si chiama: è stato costituito a Roma e registrato in Buenos Aires. Io ne sono il presidente e in quanto tale sarò capolista per il Senato nella ripartizione Sud America della Circoscrizione Estero. Il partito lo sto formando in tutto il mondo, per concorrere in tutte e quattro le ripartizioni, e sto già ricercando i candidati giusti, che siano, cioè, persone rette, responsabili, che non abbiano incompatibilità ad essere eletti, di nessun tipo, nessun problema, insomma, con la giustizia.

D. Ha già qualche idea per i candidati? Ci può anticipare qualche nome?

R. Idee ne abbiamo tante, ma è un po’ presto per i nomi. Le posso anticipare, però, che il nostro capolista per la Camera dei Deputati in Sud America sarà Dario Ventimiglia, un nome di grande prestigio.

D. Se è presto per i nomi, per le alleanze ed i programmi dovreste avere già idee precise…

R. Vede, questo partito nasce nella “famiglia PDL”, e, quindi, per le alleanze l’idea c’è ed è precisa. Posso guidare la mia lista all’interno di una coalizione con il PDL o portare candidati PDL nella mia lista; certo, ci sono accordi da fare, mi devo mettere d’accordo con Alfano e Berlusconi, che per me è sempre il capo di tutto e che, sono sicuro, sarà molto interessato.

D. E cosa metterà sul tavolo di eventuali trattative?

R. Credo, che oltre alla mia rielezione, potremmo puntare, noi del PIL, a prendere un seggio di senatore o uno alla camera anche negli Usa e in Australia. Intanto,noi ci presenteremo in tutte e 4 le ripartizioni.

D. E quali programmi proporrete agli elettori cui chiederete il voto?

R. I punti saranno pochi ma essenziali. Ottenere maggiori stanziamenti per gli anziani, per l’assistenza sanitaria e non solo per gli indigenti, non mi piace parlare di indigenti. Chiediamo,poi, di tutelare le pensioni italiane all’estero e di eliminare la tassa annuale sui passaporti. Lo sa che per quest’ultima gli italiani all’estero ben 600 milioni di euro l’anno? Eppoi, chiederemo stanziamenti per la cultura,per l’educazione e di valorizzare l’interscambio commerciale con il Sud America.

D. E sul piano istituzionale, senatore Caselli, dove, come sa, incombono due importanti riforme, come quelle di CGIE e Comites e se ne prospetta una terza della Circoscrizione Estero?

R. Vede, il discorso che faccio io è questo: gli italiani all’estero li rappresentano gli eletti all’estero o il CGIE? Insomma, o lasciamo il CGIE o lasciamo noi altri parlamentari. E, per quanto mi riguarda, non ho problemi a dirle subito che non ho difficoltà ad andar via se si sceglie il CGIE. Quanto ai Comites, basta guardare a come sono oggi: sempre la stessa gente e con uno strapotere della sinistra che non rispecchia la rappresentanza reale degli italiani all’estero, quella che per esempio è venuta fuori dal voto politico. Certo, serve una riforma,con al primo punto la limitazione ad un unico mandato, perché non è giusto e non è utile che siano sempre gli stessi ad essere eletti. C’è, inoltre, la questione dei finanziamenti. Io dico: i soldi li tengano i consoli. Perché a Buenos Aires, e faccio questo esempio perché è il mio Comites, ebbene, dicevo, il Comites di Buenos Aires ha sede nel consolato e riceve 80mila euro all’anno, eppure nel suo bilancio sono addebitate le spese di sede; spese di sicurezza, eppure la sicurezza è a spese del Consolato, oltre 20.000 euro di cartoleria. E questi sono solo alcuni esempi che mi inducono a dire: i soldi facciamoli amministrare ai Consoli.

D. Lei sa, senatore, che in Italia si parla anche di riforme costituzionali, con la previsione di tagliare il numero dei senatori e dei deputati…

R. Certo, certo. La riforma, se si farà, potrebbe comportare il taglio del numero complessivo di senatori e deputati. È ovvio che in questo caso ne conseguirebbe il taglio del numero degli eletti all’estero. La cosa importante, per la quale ci impegneremo, è che non si tagli la Circoscrizione Estero punto e basta, perché rappresenta una conquista politica storica degli italiani all’estero.

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