Data odierna 22-09-2017

E’ necessario un governo di cambiamento per il Paese. Se Bersani “serve per questa strada” si procede così “se Bersani fosse un ostacolo è a disposizione perché prima di tutto...

Bersani: io un problema? Pronto a farmi da parte

E’ necessario un governo di cambiamento per il Paese. Se Bersani “serve per questa strada” si procede così “se Bersani fosse un ostacolo è a disposizione perché prima di tutto c’é l’Italia”. Lo ha detto Pier Luigi Bersani durante una conferenza stampa al Pd. Il voto anticipato “la considero un’ipotesi disastrosa, così come gran parte del Parlamento. Purtroppo l’incrocio con il semestre bianco è stato un’ulteriore difficoltà perché può lasciare spazio a tatticismi”, ha aggiunto.

“C’è profonda preoccupazione per la situazione reale del paese”, ha detto Bersani, riassumendo l’esito delle sue consultazioni, sottolineando che “c’é un’esigenza evidente di cambiamento, il Paese chiede una guida, ma manca di fiducia ed è con questa profonda convinzione che ci siamo messi all’opera per cercare una risposta”. “Il presidente della Repubblica ha fatto quello che doveva e poteva fare: garantire all’Europa e all’Italia una continuità istituzionale”.

“Il mio pre-incarico è stato assorbito ma non vado al mare. Io ci sono, non intendo essere un ostacolo ma ci sono”, risponde Bersani. “Il Movimento 5 Stelle mi pare siamo qui a interpretarlo tra dichiarazioni e smentite” ma resta il fatto che “chi ha avuto il 25% dei parlamentari ha voluto partecipare alla vita parlamentare e non renderla effettiva perché per partire ci deve essere il governo” che loro impediscono.

Bersani assicura che sul Quirinale ci sara’ una ampia condivisione: “Come ho detto faremo una ricerca onesta di un punto di equilibrio ma non ci si detti il compito. Siamo però pronti a discutere. Il Pd è un partito plurale e quindi può dare adito all’idea che spesso si divide, ma non credo proprio che accadrà”.

Bersani torna ad escludere l’ipotesi di un governo di larghe intese: “Sarebbe un governo immobile, la politica in una zattera sempre più piccola in un mare molto agitato. Con Berlusconi abbiamo già un’esperienza alle spalle, il governo Monti e abbiamo già visto l’impasse”. Un incontro con Berlusconi? “Certo non ad Arcore o a Palazzo Grazioli ma certo che sono pronto a incontrare Berlusconi”, dice Bersani.

“Noi accompagniamo questa strada ma con fermezza ribadiamo il nostro punto di vista: affiniamo e discutiamo la posizione ma quella del doppio registro, governo di cambiamento e convenzione per le riforme, è secondo noi l’unica pista”, ha detto il segretario.

“Appena ci sarà il Congresso la ruota girerà. Io porto il partito fino al congresso”, ha concluso Bersani, sul suo ruolo a capo del Partito Democratico .

“Bravo #Bersani – commenta Nichi Vendola su Twitter – nessuna alleanza con Berlusconi. No al governo della conservazione, serve un governo del cambiamento.#nogovernissimo #sel”.

“Ho ascoltato l’onorevole Pierluigi Bersani con doverosa attenzione – dice Alfano – e anche con la viva speranza di sentire una parola nuova, un cenno di buon senso, una ragionevole disponibilità a farsi carico delle esigenze del Paese, a partire dal rilancio dell’economia e dall’ormai indifferibile alleggerimento fiscale per le famiglie e le imprese. E invece, devo dire con grande rammarico, ho ascoltato oggi le stesse parole ostinate, chiuse, fuori dalla realtà dei numeri del Parlamento, che l’onorevole Bersani ripete da 36 giorni, cioé dalla chiusura delle urne, tempo che la sinistra ha usato solo per occupare le Presidenze delle Camere (come ora spera di fare anche per la Presidenza della Repubblica), per impedire ogni dialogo nella direzione della governabilità, e per proporre inutili commissioni per riforme che il Pd ha sempre osteggiato. Per parte mia, ancora una volta, ribadisco una disponibilità a collaborare nell’interesse dell’Italia. Ma se Bersani vuole occupare tutte le istituzioni, non c’é alcuno spazio per il dialogo. E ovviamente, se questo stallo prosegue perché il Pd pensa più alla fazione che alla Nazione, c’é solo la strada delle urne già a giugno prossimo. Nel nostro ordinamento costituzionale, il Parlamento ha il dovere di esprimere una maggioranza e un Governo. Se non lo fa, la parola deve tornare agli elettori. Non ci sono altre vie. E il Paese, giustamente, non comprenderebbe e non accetterebbe altre perdite di tempo”.

NAPOLITANO DA’ 8-10 GIORNI AI SAGGI – Napolitano: 8-10 giorni il tempo giusto per il lavoro dei saggi. I gruppi di lavoro non “indicheranno un tipo o un altro di soluzioni di governo. Indicheranno quali sono, rimettendo un po’ al centro dell’attenzione problemi seri, urgenti e di fondo del paese, le questioni da affrontare”, “anche permettendo una misurazione delle divergenze e convergenze in proposito”. Lo precisa Giorgio Napolitano.

POSSIBILI ALTRI NOMI, MA C’ERA URGENZA – “Sabato ho proceduto in condizioni di particolare urgenza e difficoltà” alla scelta di persone che “potessero dare il contributo richiesto. L’indubbio valore dei nomi da me subito resi noti, non mi ha messo al riparo da equivoci e dubbi circa i criteri della scelta o la non presenza di altri nomi certamente validi”: lo afferma Napolitano.

MI SCUSO PER ASSENZA DONNE IN GRUPPI LAVORO “Comprendo il disappunto che con accenti polemici si è espresso per non aver inserito in quella rosa delle personalità femminili, anche individuandole al di fuori di vertici istituzionali cui non abbiano avuto finora accesso”. Lo spiega il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, in una dichiarazione ai due gruppi di lavoro e pubblicata sul sito del Quirinale. “Mi dispiace e me ne scuso, pur trattandosi – precisa il capo dello Stato – di organismi non formalizzati e di breve durata cui ho dato vita con obbligata estrema rapidità. Per nomine più sostanziali e di lungo periodo, come quelle che mi è spettato fare per la Corte Costituzionale e per il CNEL, ho dato il giusto peso alla componente femminile. E ai gruppi di lavoro ora istituiti saranno certamente ben presenti gli apporti venuti su molteplici temi da personalità femminili”.

RIUNIONE BERLUSCONI – VERTICE PDL AD ARCORE Riunione ad Arcore tra Silvio Berlusconi ed il vertice del partito. Nella residenza milanese del Cavaliere sono presenti, oltre al segretario del Pdl Angelino Alfano, i capigruppo di Camera e Senato ed i coordinatori pidiellini. L’incontro serve per fare un’analisi della situazione. La riunione del gruppo del Pdl alla Camera prevista per le 13 è stata sconvocata. A quanto si apprende la decisione di rinviare l’incontro sarebbe scaturita dalla decisione di attendere lo sviluppo della situazione politica. All’incontro non avrebbe comunque preso parte Silvio Berlusconi che, a meno di cambi di programma, oggi resterà a Milano

GRILLO,BERSANI NON E’ MEGLIO DI MONTI, NO FIDUCIA “Il M5S non accorderà nessuna fiducia, o pseudo fiducia, a un governo politico o pseudo tecnico (in sostanza di foglie di fico votate dai partiti). Bersani non è meglio di Monti, è semplicemente uguale a Monti, di cui ha sostenuto la politica da motofalciatrice dell’economia”. Lo scrive Beppe Grillo sul suo blog. “Il M5S ha chiesto un incarico di governo, sta ancora aspettando una risposta”. Lo scrive Beppe Grillo sul suo blog, in un intervento nel quale rivendica che il Movimento 5 Stelle “sta facendo politica mentre gli altri giocano alle belle statuine discutendo di poltrone e non di soluzioni”.

E’ in corso al Quirinale la riunione del gruppo dei sei saggi incaricati di occuparsi delle tematiche economico sociali. Il gruppo è composto da Enrico Giovannini, Giovanni Pietruzzella, Salvatore Rossi, Enrico Moavero Milanese, Giancarlo Giorgetti e Filippo Bubbico. A seguire, la riunione del gruppo dei saggi che si occupano delle tematiche istituzionali composto da Valerio Onida, Mario Mauro, Gaetano Quagliariello e Luciano Violante.

BUBBICO: BASTA OLTRAGGI DI GRILLO – “Io credo che quando si è titolari della fiducia di milioni di italiani si debba ragionare non più con gli slogan o gli atteggiamenti oltraggiosi. Si ha il dovere di dire cosa, come e quando per risolvere i problemi”. Così il senatore Pd Filippo Bubbico, uno dei dieci ‘saggi’ designati da Napolitano, ha ribattuto questa mattina ai microfoni di Radio Città Futura, all’accusa lanciata dal leader del M5S sul suo blog di essere ‘badanti della democrazia’. Mentre a chi ha parlato di un ‘commissariamento della politica’ Bubbico ha assicurato: “Dalle parole del Presidente Napolitano non deduco questo, tantomeno a questi gruppi vengono affidati compiti di natura politica. Il nostro compito è quello di verificare le possibili convergenze su priorità fondamentali sulle problematiche sociali ed economiche, e sugli assetti istituzionali, a partire dalla legge elettorale che non può che essere modificata nei tempi più veloci possibili ha specificato il senatore Pd”. Quanto alla durata del lavoro dei saggi, Bubbico dice: “Io credo che non possa che essere limitato nel tempo questo nostro lavoro: il tempo giusto verrà definito intanto dal mandato che il Presidente vorrà conferirci in maniera più puntuale dall’altro dall’evolversi delle situazioni politico istituzionali che mi auguro possano portarci in una condizione di ordinarietà, nella quale possa agire un Governo legittimato da una base parlamentare solida”.

CRIMI, SAGGI? CONFERMA CECITA’ CLASSE POLITICA – “Qual è invece il senso – il non senso, anzi – dell’iniziativa del Presidente? Anche se inizialmente poteva indurre l’impressione di una svolta verso la detronizzazione della casta politica, la scelta di Napolitano non è altro che un’ulteriore conferma della cecità che ha colpito la classe politica: ancora non ha compreso il risultato di queste elezioni”. Così Vito Crimi, capogruppo del M5S al Senato, in un post di ieri notte sul suo profilo Facebook.

SIR, ‘SAGGI’ RIMETTANO INSIEME I COCCI – “Rimettete insieme i cocci”. E’ l’appello della Chiesa ai “saggi” incaricati da Napolitano. “Dieci italiani di buona volontà, politici e tecnici, da oggi e per 10 giorni almeno, proveranno a rimettere insieme i cocci della nostra Italia. Cocci politici, ma anche economici e sociali”, dice il Sir, agenzia dei vescovi: “pochi giorni a disposizione delle tre minoranze partorite dalle elezioni (Pd, Pdl, M5S) per mettere in campo scelte di comune responsabilità” necessarie “per mettere in sicurezza il Paese”.

BRUNETTA, COALIZIONE LARGA O VOTO – “Non voglio parlare dei dieci saggi ma del governo che dopo quaranta giorni l’Italia non ha, questa é una melina insopportabile. La sinistra ha detto mai e poi mai, se ci fosse una crisi come quella di Cipro troverebbe il paese senza un governo: l’Italia deve avere un governo, chi si mette di traverso su questo si prende una responsabilità enorme”. Lo dice il capogruppo del Pdl alla Camera Renato Brunetta, ospite di “Radio anch’io”, sottolineando che “o si fa un governo di larga coalizione da subito o si torna a votare, qualunque altra strada è irresponsabile”. “Faccio appello alle anime responsabili del Pd che nei dialoghi informali sono molte – dice Brunetta – perché facciano un atto di coraggio, riconoscano il risultato delle elezioni e vedano la necessità di fare la larga coalizione con il Pdl”.

CACCIARI,NAPOLITANO HA RAGIONE, BERSANI RESTI FUORI – “La misura è colma e Napolitano ha perfettamente ragione. Quando ha varato il governo Monti sperava che i partiti avrebbero fatto una nuova legge elettorale e varato qualche riforma, solo che non hanno fatto nulla anche se protetti da Monti. La campagna elettorale poi ha ripetuto tutti i peggiori temi dell’ultimo ventennio e il risultato è questo che vediamo. Ci sono inoltre partiti prigionieri della loro identità, incapaci di mettersi in contatto l’uno con l’altro”. E’ il parere espresso a Tgcom24 dal filosofo Massimo Cacciari analizzando il quadro politico. Sulle responsabilità del Pd e del M5S, Cacciari ha aggiunto: “Il Pd dice che non vuole fare un partito con il Pdl e con il M5S non può. Allora cosa fa? Chiede un monocolore avendo preso meno del 30%? Il Pd, a patto che non sia impazzito, alle prossime elezioni non si presenterà ancora con Bersani. Non c’è un italiano inoltre che crede al monocolore grillino e Grillo sbaglia a insistere. Anche Bersani sbaglia, avrebbe dovuto chiedere a Napolitano una personalità esterna al Partito, ma allo stesso tempo di garanzia per il partito stesso”.

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