Data odierna 23-10-2017

Annuncia una battaglia in piazza se il presidente della Repubblica verrà scelto dalla sinistra. Silvio Berlusconi è pronto a far partire un’azione di protesta se non verrà scelto un candidato...

Berluscon: “Se capo dello stato a sinistra daremo battaglia in piazza”

Annuncia una battaglia in piazza se il presidente della Repubblica verrà scelto dalla sinistra. Silvio Berlusconi è pronto a far partire un’azione di protesta se non verrà scelto un candidato moderato. “Credo che la sinistra sceglierà anche il presidente della Repubblica e allora daremo battaglia nelle piazze e nel Parlamento”, ha detto parlando alla riunione del gruppo del Pdl alla Camera.

E’ un cavaliere combattivo quello che si è presentato questa mattina alla riunione del Pdl della Camera. Solo poco prima aveva attaccato ancora una volta i giudici: “All’interno della magistratura c’è una parte che ha formato una specie di associazione a delinquere che usa il potere giudiziario a fini politici: è una magistratocrazia”. I magistrati avrebbero messo in piedi, accusa il Cavaliere, “un’operazione per farmi fare la fine di Craxi. Ma hanno sbagliato persona”. E per questo non può che essere negativo anche il commento sulla scelta di Pietro Grasso al Senato. “Il Senato è andato a un pm, andando contro il sentire del 37,7% dei cittadini preoccupati per la ‘magistratocrazia’”, ha aggiunto l’ex premier. In un clima sempre più teso Berlusconi ricorda che si potrebbe tornare a votare: “Consideriamoci già in campagna elettorale”.

“Bisognerebbe riuscire a porre un freno a questi blitz di parte dei pm che, sfociando nella militanza politica rischiano di andare oltre il proprio ruolo e di fare politica”, ha detto l’ex ministro dell’Istruzione, ora deputato Pdl, Mariastella Gelmini.

Parole quelle di Berlusconi che sarebbero trapelate dalla riunione del Pdl questa mattina alla Camera dei deputati, alla quale ha partecipato anche il segretario Angelino Alfano. Sulla questione della presidenza della Repubblica l’ex premier averbbe detto: “Con Bersani probabilmente incaricato di formare un governo e due Camere alla sinistra, così come detto da Alfano, abbiamo suggerito che il presidente della Repubblica potesse essere espressione dei moderati e Bersani, di contro, ha respinto questa ragionevolissima proposta come fosse uno scambio indecente anche se la nostra coalizione ha preso il 30% dei voti”.

La riunione del Pdl alla Camera è stata convocata per l’indicazione del nuovo capogruppo, che sarà eletto nell’assemblea di domani. Il più quotato quale successore di Fabrizio Cicchitto è Renato Brunetta, voluto dal Cavaliere. “Si voterà il capogruppo perché è importante per Renato Brunetta capire il gradimento. Sua vis politica importante”, ha detto Berlusconi intervenendo alla riunione.

La Lega non chiude a Bersani. Intanto potrebbe non essersi chiuso completamente il dialogo fra la Lega e il Pd per la formazione del governo. Tutto però se ci sarà un accordo sul nome del futuro presidente della Repubblica. La notizia arriva da un’intervista de la repubblica a al leghista Roberto Calderoli, l’uomo del Carroccio in prima linea nelle trattative tra i partiti.

Il dialogo non è affatto chiuso e “certo, se avessimo condiviso questo passaggio, ovviamente non con questi nomi, si sarebbe aperto subito un dialogo sulle cose da fare e magari anche un accordo sul prossimo governo: ma c’è ancora una possibilità: la scelta del Presidente della Repubblica”, ha detto Calderoli rispondendo alle domande di Adolfo Sala.

Il prossimo Capo dello Stato, dice ancora Calderoli “non dovrà avere tessere di partito, e men che meno essere il quarto di sinistra”. Nei “diversi incontri” avuti in questi giorni con esponenti del Pd, dice, “mi sembrano tutti d’accordo. Il guaio è che ogni volta spuntano fuori i ‘turchi’: nel Pd quelli che continuano a spingere verso l’alleanza con Grillo. Che li prende a sberle, si diverte e aumenta ogni giorno così il suo consenso”. E nel Pdl quelli che vogliono le elezioni subito.

Ad aprile ci sarà “l’esame di riparazione” e se il Pd “mostra attenzione alla mia proposta di un presidente ‘non targato’ ” ci potrebbero essere conseguenze anche sul governo. Nessuna “preclusione” da parte di Calderoli a Bersani (“certo, meno ‘turco’ “), ma “senza parlare di otto punti, individuiamo insieme le priorità per il Paese”. Insieme “senz’altro Lega, Pd, e Pdl”.

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