Data odierna 22-09-2017

Nel basso impero berlusconiano , mentre tutti gli uomini del presidente, da Dell’Utri a Cosentino, da Verdini a Carboni, schizzano ai vertici dello scandalo P3, il governo procede nei bavagli all’informazione...

Nel basso impero berlusconiano , mentre tutti gli uomini del presidente, da Dell’Utri a Cosentino, da Verdini a Carboni, schizzano ai vertici dello scandalo P3, il governo procede nei bavagli all’informazione e taglia i fondi dell’editoria ai giornali delle cooperativa, operando divieti ed epurazioni nella televisione di stato. Ha davvero ragione Maria Luisa Busi quando scrive, nella sua lettera di dimissione dal TG1, che oggi in Rai succede di tutto, con oscuramenti, notizie non date, censure ancora più draconiane di quelle dello stesso ddl in discussione. L’ultimo episodio (o forse il penultimo considerando il “caso” Di Rainews 24), è quello che riguarda il  direttore di Rai due Massimo Liofredi che, ad appena un anno dalla nomina, dovrebbe essere rimosso in favore di Susanna Putruni, la Minzolini in gonnella che sfoggiava alla conduzione del Tg1 il gioiello a forma di farfalla che pare il premier regali alle sue cortigiane preferite. La colpa di Liofredi sarebbe principalmente quella di non aver cancellato la trasmissione di Santoro e di aver permesso al magistrato Antonino Ingroia di attaccare la legge bavaglio durante una puntata del talk show curato da Monica Setta. Affetto da una sorta di “sindrome di Caligola”, il nostro presidente del Consiglio non si accontenta più di cacciare i “comunisti” dalla Rai, vuole fare fuori anche quelli che non raggiungono le vette di piaggeria di Emilio Fede. Il destrorso, ma coraggioso, va riconosciuto, Liofredi, ha commentato: “Quando Berlusconi mi chiamó per la guida di Raidue non mi chiese niente. Disse solo di fare una buona televisione. Se mi avesse chiesto di fare il censore non avrei mai accettato”. Ció che sorprende, in questa aperta dichiarazione, è che Liofredi non si sia chiesto in quale parte della Costituzione sta scritto che la nomina dei direttori della televisione pubblica spetta al presidente del Consiglio. E non è tutto in questa Rai in piena confusione, fatta di epurazioni ed oscuramenti. Nel Consiglio di Amministrazione convocato, con all’ordine del giorno un nuovo, discusso pacchetto di nomine, risalta  la sostituzione di Corradino Mineo (spostato a Gr Parlamento e alla condirezione del Gr3) con il giornalista di Sky Tg24 Franco Ferraro,  alla direzione della scomoda  Rainews. Protestano l’opposizione ed i sindacati e qualche voce si lega, in favore del giornalista, anche dal Pdl (solita area finiana), ma, insomma, sembra che anche il suo “siluramento” sia ormai un fatto blindato. Dagli ambienti di maggioranza del Cda Rai trapela la convinzione che la questione (ed altre molto calde e in discussione) non si chiuderá con la seduta di oggi. Ma il nuovo rinvio è destinato a riaccendere lo scontro con la minoranza e con lo stesso presidente Paolo Garimberti, che da settimane chiede una definizione di questa e altre vicende. Scontro che potrebbe essere replicato anche sul caso Dandini: lo show di Raitre Parla con me, nelle intenzioni di Masi, dovrebbe cedere una serata ai programmi per i 150 anni dell’Unitá d’Italia. Ma la minoranza dará battaglia, sostenendo la linea del direttore di Raitre, che ha proposto di lasciare alla Dandini le quattro serate e di spostare al pomeriggio le celebrazioni nazionali, con l’eccezione del periodo natalizio, quando Parla con me sará in pausa. Insomma, in Rai, il bavaglio è applicato ancor prima ella legge e nella maniera più becera e volgare. Oggi alle 11, in piazza Montecitorio, i redattori del Manifesto si riuniscono, allargando l’invito ai propri lettori, contro i tagli alla legge sull’editoria, l’ennesimo bavaglio con cui il ministro Tremonti tenta di chiudere  la bocca ad ogni opposizione.  Dopo la distruzione di ogni parvenza di servizio pubblico , il governo si perora di silenziare la carta stampata perché solo quella che parla bene del Cavaliere è degna di essere considerata foriera di veritá. Berlusconi ed i suoi “sodali”, sanno bene come operare il doppio bavaglio, legislativo ed economico e per questo, si stabiliscono sanzioni per la pubblicazione di intercettazioni, e si tolgono supporti economici ai giornali, costringendoli a chiudere. Saremo con il cuore in piazza Montecitorio e ci auguriamo che, almeno stavolta, non compaiano blindati e manganelli.

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