Data odierna 22-09-2017

La giornata in cui Napolitano designerà il premier comincia bene, con Piazza Affari che vola a causa di due fatti: la sua rielezione a Presidente (gradita a tutti) e la scommessa su un possibile taglio...

Amato è molto amato da Napolitano

La giornata in cui Napolitano designerà il premier comincia bene, con Piazza Affari che vola a causa di due fatti: la sua rielezione a Presidente (gradita a tutti) e la scommessa su un possibile taglio dei tassi da parte della Banca centrale europea, taglio sostenuto anche dalla germania che ormai è un tremo fermo, a crescita zero. Lo spread scende sotto a 270, con investitori che manifestano nuova fiducia nel Paese.

Dunque il Pd, super sfasciato e molto diviso, si prepara a governare con il Pdl almeno uno o due anni e mentre fino a ieri in pole-position di era Amato, oggi il più puntato è Enrico Letta che proprio ieri ha guidato la delegazione del Pd al Quirinale ed ha, come gli altri, registrato la volo0ntà del vecchio neo-presidente di formare un governo politico e non più tecnico come è stato quello di Mario Monti, con solo il partito di Nichi Vendola che siederà all’opposizione assieme ai Cinque Stelle e con Fratelli d’Italia, che, con Giorgia Meloni, si erano detti disposti a “un patto generazionale con Renzi” e con resistenze da parte della Lega, che con Roberto Maroni si chiama fuori e boccia sia Amato sia Monti.
Matteo Renzi, il sindaco piddino di Firenze che sembrava la carta a sorpresa da giocare,è stato fermato da Silvio Berlusconi (che lo teme), ma si apprende che anche Napolitano era d’accordo, perché in questo momento è meglio un nome già conosciuto che soddisfi l’establishment europeo e finanziario.
Su Il Tirreno, giornale di Livorno, già ieri si era scritto che Amato si era defilato e alla domanda del direttore, lui, candidato in pettore, impegnato l’altro ieri in una conferenza nella città più rossa d’Italia, aveva detto esplicito che la prospettiva la prospettiva di tornare a fare il premier non lo attirava affatto e spiegato che: “La rielezione di un eccellente Presidente della Repubblica viene dopo una bandiera bianca, lui stesso ha spiegato che averlo rieletto significa che un intero Paese si riconosce in un solo uomo e della mia età. Conoscendolo – ha aggiunto Amato- vi assicuro che di sacrificio vero si è trattato e che si è convinto solo perché ha visto che le forze politiche non erano in grado di eleggere un capo dello Stato: questo è il punto grave”.

E dopo aver ragionato del ruolo dell’Europa per far ripartire il Pil delle nazioni, rispondendo all’intervento del pubblico, Amato ha fatto trasparire che non perde d’occhio mai per un momento le sorti del futuro governo e così, pur con le debite cautele istituzionali, sottolinea: “Non ho sentito Napolitano ma credo che un governo non possa durare due o tre mesi, ma debba avere il tempo sufficiente perché il Paese si rimetta in moto”.
Osservatore interessato ma non a guidare la barca che fa acqua da tutte le parti, con una ciurma divisa e rissosa. Infatti quando Roberto Bernabò, il direttore di Tirreno, gli chiede: “Si dice che sarà lei a guidare la barca” il Dottor Sottilwe risponde: “Niente barca, soffro il mal di mare. Come studente ero sulla nave che da Le Havre mi portava a New York, dodici giorni di traversata trascorsi steso a letto: ogni mattina , nella cabina, si presentava una splendida bionda, mi dava una supposta e mi rimboccava il lenzuolo”.
La riunione dei vertici del Pd – che ha segnato la fine della segreteria Bersani – ha invece approvato a larga maggioranza (ma con 14 astensioni e 7 no) un documento di “piena disponibilità” a Napolitano per la formazione di un governo di larghe intese. Un documento senza condizioni, che disegna la volontà del Pd di un governo politico a tutto tondo: non “a bassa intensità politica” come chiesto, fra gli altri da Rosy Bindi, ma neanche con i “paletti” auspicati dal giovane turco Orfini. Di qui la polemica di Debora Serracchiani: “Mi pare che l’ordine del giorno sia ‘decide tutto Napolitano’: ma allora che stiamo decidendo?”. In ogni caso, nell’assemblea si accenna appena alla resa dei conti che aspetta il Pd al varco. Del resto, il congresso Pd si fa vicino: e l’ultimo discorso di Bersani da segretario, ne è solo l’assaggio.
Forse quando questo articolo sarà on-line Napolitano avrà deciso e certamente per fine settimana conosceremo anche la composizione di un governo che deve durare e riformare politica e lavoro.

Intanto, per allentare la tensione di queste ore, pensando al riposo del 25 aprile e sogno di essere dalle parti di Monteveglio, dove il Teatro delle Ariette ha dedicato Pietro Ingrao la Festa della Liberazione: un film, poi il pranzo popolare all’aperto, il concerto dei Tete de Bois ed il ricordo di quando, sulle colline prospicienti, a Casaglia di Montesole, negli anni 60, arrivò Don Giuseppe Dossetti con la sua comunità di monaci della “Piccola famiglia dell’Annunziata”, nelle zone teatro dell’eccidio di Marzabotto, dimostrando nei fatti che l’italia, al di là dei colori politici, sapere riunirsi e riprendersi nei momenti di difficoltà.
A quell’incontro, come ricorda il bel documentario “Sulle tracce di Dossetti” di Giorgia Boldrini, Giulio Filippo Giunti e Stefano Massari, partecipò anche Dossetti, quell’uomo con un forte senso dello stato che, anche malato e stanco, non si impedì, negli ultimi anni della sua vita, di tornare al’impegno politico, che aveva abbandonato alla fine degli anni 50 da esponente di primo piano della Democrazia Cristiana, per difendere la costituzione e l’unità della Nazione anche allora vacillante.
Diverso atteggiamento di quello del Dottor Sottile che proprio nel giorno in cui il presidente dell’Istituto dell’Enciclopedia Treccani ha tenuto a battesimo una mostra sul “Principe” di Machiavelli, in un suo intervento alla “Normale” di Pisa, misura e taglia come un sarto le parole e in un una sorta di relazione “programmatica”, spiega che non “sarà necessaria nessuna patrimoniale né prelievo suoi conti correnti2, per far breccia da un lato nel cuore del Pdl da sempre contrario alla patrimoniale (e che ha già presentato otto punti di governo che contemplano tra l’altro l’abolizione dell’Imu) e dall’altro in quello degli italiani che pare non abbiamo ancora dimenticato quel prelievo nei propri risparmi.
E poi continua dicendo che comunque, pur sapendo che è necessario per rimettere in moto l’economia, ridare fiato agli investimenti, rilanciare la produttività, avere competenza e credibilità internazionale, è sempre pronto a farsi da parte. Coriolano poco credibile e molto diverso da Napolitano o Dosseti.

Ma è comunque migliore di loro nella dialettica e rispondendo alle critiche di chi lo accusa di essere un pensionato d’oro, il Presidente della scuola Sant’Anna di Pisa, ribadisce che: “I 31 mila euro di si parla cumulano una pensione che percepisco a un vitalizio che io automaticamente destino ogni mese ad attività di beneficenza ed aggiunto nel dettaglio: “La pensione che è al lordo di 22 mila, al netto è di 11.500, Che è una pensione niente affatto bassa. Ma il problema italiano non è che esistono pensioni di 11 mila euro, ma che ci sono ragazzi, giovani e adulti che a prescindere dal loro merito finiscono per essere schiacciati ai livelli più bassi”.

Beccatevi questa. (Carlo Di Stanislao)

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