Data odierna 16-01-2018

Ha sempre sostenuto di godere di grande prestigio all’estero, ma anche questa si è rivelata una enorme bugia,  affastellata con le altre per costruire una immagine di sé del tutto diversa dal reale....

Guarda le immagini ADESSO IL RE È PROPRIO NUDO – DI CARLO DI STANISLAO

Ha sempre sostenuto di godere di grande prestigio all’estero, ma anche questa si è rivelata una enorme bugia,  affastellata con le altre per costruire una immagine di sé del tutto diversa dal reale. Secondo quanto si legge oggi su tutta la stampa nazionale (e gran parte di quella estera), dopo gli ultimi documenti segreti pubblicati da Wikileaks, Berlusconi è descritto da Elizabeth Dibble, ex incaricata d’affari all’ambasciata USA di Roma, come un uomo vanesio ed un leader inefficace, spesso sconvolto da feste private sfrenatissime e, di fatto, portavoce di Putin e,  con in più,  dubbi legami con Gheddafi. Come scrivono in prima pagina Stampa, Repubblica e Corriere, la mortificante (non solo per lui, ma per l’intero Paese) valutazione della Dibble,  fa parte di uno dei 3.012 documenti inviati dalle sedi diplomatiche Usa in Italia al Dipartimento di Stato. Cablogrammi “catturati” dal sito pirata e diffusi ieri pomeriggio, in cui si scopre che Cav è definito “incapace, vanitoso e inefficace come leader moderno”, reso ancor più confuso dalle sue “feste selvagge”.  Berlusconi si sarebbe fatto “una risata”, dicono fonti a lui vicine, quando ieri sera gli sono stati riferiti i contenuti di Wikileaks, ma l’insieme dei dati che lo riguardano, rimarcano la forte tensione, fra il suo governo e Washington, che emergono anche da un altro cablo inviato dall’ambasciata di Roma a Foggy Bottom, a fine gennaio di quest’anno e in cui si ricostruisce che gli Usa avevano chiesto all’Italia di bloccare la prevista consegna di 12 motoscafi all’Iran con i quali, era la paura americana, gli iraniani potevano colpire le navi statunitensi nel Golfo e solo “dopo mesi di traccheggio,  nei quali 11 barche furono consegnate”, l’Italia fece marcia indietro. Ambiguità, quindi, anche nella politica nei confronti di paesi sospetti come, appunto, l’Iran. Inoltre, come si nota da più parti,  l’Italia, con il suo comportamento, sembra aver favorito la minaccia rappresentata dalle ambizioni nucleari di Teheran. “È necessaria un’azione urgente” dice Gates, capo del Pentagono, in un documento. “Senza progressi nei prossimi mesi, rischiamo la proliferazione nucleare in Medio Oriente, una guerra provocata da un raid aereo israeliano, o entrambi”. Il capo del Pentagono – si legge nel carteggio – “prevede un mondo diverso nei prossimi 4-5 anni se l’Iran svilupperà armi nucleari”. Frattini illustra la posizione italiana, dice di pensare che “la Russia sosterrà il percorso delle sanzioni” e spiega che la “sfida è portare a bordo la Cina”. Pechino e New Delhi sono gli elementi chiave per far sì che le sanzioni – dice Frattini – “possano colpire il governo di Teheran, senza danneggiare la società civile”. È a questo punto che il titolare della Farnesina dice che l’azione diplomatica deve includere Arabia Saudita, Brasile, Egitto e Turchia accusata dal ministro “di fare il doppio gioco per avvicinarsi sia all’Iran sia all’Europa”. Ambiguità,  di nuovo e sempre. Inoltre, sempre secondo quanto pubblicato, nel mirino della diplomazia c’è anche il suo rapporto fra Berlusconi e Vladimir Putin. Diplomatici americani a Roma riportano, nel 2009, come i loro contatti italiani descrivano il rapporto tra i due leader come “straordinariamente stretto”. Secondo il documento, diffuso dal New York Times, il rapporto includeva “generosi regali”, lucrosi contratti in campo energetico e un “oscuro intermediario italiano che parla russo”. Secondo i diplomatici Usa,  Berlusconi appariva sempre più come “il portavoce di Putin” in Europa. In un documento pubblicato dal settimanale tedesco Der Spiegel Il segretario di Stato americano, Hillary Clinton, ha chiesto, all’inizio di quest’anno, alle ambasciate americane a Roma e Mosca informazioni su eventuali “investimenti personali” dei premier Silvio Berlusconi e Vladimir Putin,  “che possano condizionare le politiche estere o economiche dei rispettivi paesi”. Tornando al Cav, si può ora dire che davvero “il re è nudo”, smascherato tanto in Italia (dagli scioperi di lavoratori e studenti, dalle manifestazioni per l’immondizia, per gli interventi in Veneto e per il terremoto de L’Aquila) che all’estero, dove la sua credibilità è, a dir poco, dubbia. Ma, nonostante tutto, lui ostenta sicurezza e, con tracotanza,  continua a fare il muso duro e a mostrare i muscoli, attaccando Fini, sconfessando il terzo polo, affidando al nuovo scherano Gianfranco Rotondi, l’affermazione secondo cui l’alleanza dalemian-casinian-finiana “non sta in piedi”. Il Giornale riporta una sua frase in cui apostrofa come “traditore” chiunque non lo sosterrà nel voto di fiducia del 14 dicembre. Per l’intelligence americana ciò che contraddistingue il presidente del Consiglio italiano sono le “feste selvagge”, l’amicizia speciale con il capo di stato russo Vladimir Putin, definito in Wikileaks “il lupo capobranco” e il legame con il leader libico Gheddafi preso in cura, sempre secondo le rivelazioni, da una “bellissima infermiera bionda”. Certo lui, il Cavaliere, non è il solo a ricevere etichette sul settimanale tedesco Der Spiegel  che ha riportato i primi files con le informazioni di Wikileaks sui capi di stato. Il presidente Angela Merkel viene definita “cancelliera al teflon”, il leader iraniano Mahmud Ahmadinejad sarebbe appellato “Hitler” e infine ce n’è anche per Nicolas Sarkozy, il “re nudo” della situazione. Ma la figura più meschina la fa proprio lui e proprio nel momento in cui alza i toni e mostra il muso duro per sedare manovre interne per mandarlo a casa. Il vero “re nudo” sembra essere lui, interessato solo a feste e contratti e “pupo” nelle mani del “puparo” Putin. Nella fiaba di Hans Christian Andersen, dopo lo smascheramento da parte del bambino, il re si drizzò ancor più fiero e i ciambellani camminarono, reggendo la coda che non c’era per niente. Ed è questo che sta accadendo a Berlusconi ad al suo seguito.  Uno dei contesti in cui la frase”l’imperatore (o il re) è nudo”,  ricorre in modo più frequente,  è quello politico, in cui, le  verità sono taciute per compiacere il potere. A giugno scorso, “La città del teatro” di Cascina, si è aperto con il Re nudo, spettacolo che ha come sottotitolo significativo Studio per la messa in scena di una favola sull’inganno, ispirato molto liberamente – più per suggestioni e lacerti che non per filologica adesione – a I vestiti nuovi dell’imperatore di H. C. Andersen e a 1984 di Orwell, diretto da Alessandra Garzella, con la drammaturgia di Francesco Niccolini e scene di Luigi Di Giorno. Nello spettacolo, con un re (o imperatore) che sembra in tutto Berlusconi, sono presenti tutti i politici del suo seguito, tutti impegnati a magnificare un vestito inesistente ed ignorare i problemi reali della popolazione. Non si sente solo il bisogno di mandare a casa Berlusconi o demolire il Pdl, ma piuttosto la necessità, orma impellente, di qualcosa che spinga ad un confronto serrato con questa società imbarbarita e impoverita, con questa italietta degli arroganti al potere, con questa ottusità cafona che fa più ricchi i ricchi e più poveri, sempre più poveri, i poveri e senza futuro né speranze i giovani. Un’italietta che, se non cambia, avrà sempre nel Cav il “re nudo” al comando.

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