Data odierna 22-09-2017

Da Carmelo Vaccaro, coordinatore della Società delle Associazioni Italiane di Ginevra (Saig), riceviamo e pubblichiamo questa amara riflessione sugli italiani all’esteroalla luce degli ultimi provvedimenti...

Da Carmelo Vaccaro, coordinatore della Società delle Associazioni Italiane di Ginevra (Saig), riceviamo e pubblichiamo questa amara riflessione sugli italiani all’esteroalla luce degli ultimi provvedimenti varati dal Governo in materia di politiche migratorie.
“Cosa siamo diventati, noi italiani all’Estero? È la domanda che mi pongo da qualche anno è, con insistenza, più frequentemente da qualche mese. Attualmente, si contesta, a noi italiani che viviamo fuori confine, qualche diritto acquisito con fatica nel passato, come ad esempio il diritto di voto, oppure assistiamo alla riduzione da parte dei vari governi italiani dei finanziamenti per la lingua e la cultura italiana, per gli Enti d’assistenza, o alla ristrutturazione della rete consolare dove si chiudono i consolati e si riducono i dipendenti in servizio all’estero.

Insomma, da qualche anno sembra che siano nati alcuni problemi di cui gli italiani all’Estero sono il centro delle attenzioni. Tuttavia, all’infuori delle camere parlamentari, nessuno ne parla: televisioni, quotidiani e organi d’informazioni in genere. Serpeggia quasi un sentimento di vergogna, come se non esistessero questi 60 milioni di italiani che risiedono nel Mondo.
Da una ricerca eseguita su internet, riporto alcuni dati: dalla metà dell’800 ed il 1985, 29 milioni di italiani lasciarono il suolo patrio per rincorrere il sogno di una vita migliore. Salirono su navi e treni affollati, accompagnati da una valigia di cartone, da dubbi, paure, speranze e da una domanda: sarà stata la scelta giusta?
L’Italia nel mondo, secondo stime ufficiose, conta oggi circa 60 milioni di persone. Ma sono soltanto quasi quattro milioni quelli regolarmente iscritti all’Aire, l’anagrafe degli italiani residenti all’estero, che dipende dal ministero dell’Interno. In alcuni Paesi hanno raggiunto un grado di integrazione da rendere difficile la loro individuazione numerica.
I cittadini che si trasferiscono stabilmente all’estero devono per legge (n. 470/88) farne dichiarazione all’Ufficio consolare competente, ai fini della relativa iscrizione anagrafica.
Dal decreto Mae-Viminale del 2008, emerge che gli italiani all’Estero iscritti all’AIRE sono poco più di 3,6 milioni. Questa la ripartizione degli italiani residenti fuori dai confini nazionali iscritti nell’elenco aggiornato al 31 dicembre scorso: 2.072.410 in Europa, 1.017.776 in America meridionale, 359.852 in America settentrionale e centrale, 199.339 in Africa, Oceania e Antartide. Dal dopo guerra le due nazioni maggiormente coinvolte dall’emigrazione italiana sono state la Germania, con 533.237 presenze (1 ogni 6 italiani all’estero) e la Svizzera, con 459.479 residenti e 68.000 frontalieri.
Secondo le statistiche riportate, si presume che oggi 60 milioni di italiani vivono all’estero ed è più o meno la stessa cifra dei connazionali che vivono in Italia.
Cosa hanno fatto gli italiani all’Estero per l’Italia?
Svuotando i paesini, le città e le Regioni italiane quelle persone in cerca di lavoro o di una sistemazione migliore in una terra straniera hanno lasciato la possibilità, a chi rimaneva, di vivere meglio con meno problemi la vita di tutti i giorni. Tanti connazionali emigrati si sono illusi di poter ritornare dopo qualche anno nell’amata Patria. Hanno lavorato sodo per potersi comprare o costruirsi una casa, mettere qualche soldino da parte e rientrare nelle famiglie che avevano lasciato in lacrime e portare i loro risparmi in Italia. Mentre s’illudevano di poter vivere un futuro migliore nel Paese d’origine, si sono cercati fra loro ed istintivamente hanno costituito gruppi, associazioni, società, diventando praticamente i rappresentanti delle regioni, provincie e città italiane che avevano abbandonato. Ristoranti hanno promosso le culture gastronomiche di tutte le Regioni italiane e, nello stesso tempo, hanno promosso la lingua, le culture, i costumi e tutto quello che era italiano.
Tanti italiani deceduti in tutte le parti del Mondo, che non hanno nemmeno avuto quella fortuna di essere seppelliti nella terra che li aveva visto nascere, per non parlare di quelli che non hanno visto invecchiare i propri genitori, fratelli e sorelle. Quanti sono morti lavorando anche in condizioni precarie e disumane come il caso emblematico dei 136 italiani scomparsi nella tragedia di Marcinelle, quando lo Stato italiano importava carbone, a titolo gratuito di compensazione, per riscaldare le case in Italia.
Tutto questo, inevitabilmente, ha contribuito alla ripresa economica e alla ricostruzione del nostro Paese nei decenni del dopo guerra. Gli italiani all’estero si sono rivelati milioni di ambasciatori del Made in Italy nel mondo, hanno promosso l’Italia a testa alta e con la dovuta modestia. Ha contribuito all’esportazioni di automobili, prodotti alimentari, moda, turismo e quant’altro.
Tutto questo perché? A cosa è servito il sacrificio e l’operosità di tanti italiani? A farci chiudere i consolati, a farci diminuire, costantemente, le risorse finanziarie in tutti settori, ad essere oggetto di dubbi su cosa eravamo diventati e cosa poteva rappresentare in termini di ritorno economico: ancora usati e sfruttati!
Oggi a distanza di anni, si ha l’impressione che la nostra Italia abbia perso la memoria e tanti italiani all’Estero hanno il sentore di essere stati abbandonati dalle Istituzioni italiane, quelle Istituzioni che dovrebbero invece farci sentire più vicini alla nostra Patria. Questi emigrati italiani ora, ed è bello che sia così, sono più considerati dalle Istituzioni locali che dai nostri governanti. Ma tutti gli italiani nel Mondo amano la loro Patria e trasmettono questo amore ai propri figli, ricordandogli le proprie origini, i propri doveri e sentimenti. L’italiano all’estero non si vergogna di essere italiano. Allora se si vogliono chiudere i consolati che lo facciano, se si vogliono ridurre o sopprimere i fondi essenziali per la promozione dell’Italia all’estero che lo facciano pure. Facciano tutto quello che vogliono ma siano coerenti, chiari. Si ricordino, però, che solo una cosa nessuno riuscirà mai a toglierci la dignita e l’onore di essere italiani”.

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