Data odierna 28-04-2017

Un San Valentino peggiore non si potrebbe immaginare, paradigma di un universo sottosopra, dove non esistono eroi o, se ve ne sono, sono umani, troppo umani, fatti di luce e di fango. Oscar Pistorius,...

San Valentino rosso sangue

Un San Valentino peggiore non si potrebbe immaginare, paradigma di un universo sottosopra, dove non esistono eroi o, se ve ne sono, sono umani, troppo umani, fatti di luce e di fango.
Oscar Pistorius, l’uomo che ha stravolto il concetto di normalità e di determinazione, l’uomo che, lo scorso anno da Sanremo, ci ha insegnato la dolcezza del sorriso con cui procedere nella vita, a ucciso ha colpi di pistola la fidanzata, sparando all’impazzata con una 9 millimetri.
Lui è in stato confusionale e, alla stazione di polizia di Pretoria, attende di essere interrogato. Ripete che ha scambiato la bella Reeva, sua compagna da un anno, per un ladro e di aver fatto fuoco, perché nella zona est della città sudafricana, sono tutti in gran tensione dal momento che sono frequentissime le intrusioni in appartamenti e che lui, a causa delle sue condizioni, no ha una grande possibilità di movimento e di difesa.
Solo il mese scorso, nello stesso quartiere, un padre ha sparato e mancato per poco il figlio di 15 anni, scambiato, appunto per un ladro e, soprattutto, in quella parte del mondo si può sparare se ci si sente attentati.
Ma ciò che getta ombre sulla vicenda sono alcuni precedenti che riguardano Pistorius, che già nel 2009 era finito in manette per una presunta aggressione a una ragazza di 19 anni, anche in quel caso avvenuta in casa sua.
Un diverbio tra i due, poi lei si era ripresentata con un amico. C’erano state urla e insulti, finiti, secondo Pistorius con una porta sbattuta, ma, secondo la ragazza con calci e spintoni. Una notte in cella per il campione, poi l’archiviazione.
E non solo. Prima di stare con Reeva (raggiunta da un colpo al braccio ed uno fatale alla testa), Pistorius era fidanzato con la indossatrice Samantha Taylor che, dopo essere stata scaricata, aveva minacciato di raccontare “come Pistorius tratta le donne”, per poi dichiarare: “sono molto delusa da come è andata e preferisco tenere la mia vita privata per me”.
C’è anche un altro fatto nella vita di Pistorius ad aumentare le perplessità. Alcuni anni fa, una sua vicina, con cui non aveva buoni rapporti, lo accusò di averla aggredita in malo modo durante un party e un poliziotto lo portò alla stazione di polizia per un interrogatorio non semplice. Alla fine Oscar spiegò che la donna e il poliziotto avevano ordito una sordida trama contro di lui per invidia e fu creduto.
Il fatto è che Oscar, ragazzone di 26 anni, è sempre stato abituato a vivere in modo semplice e “selvaggio” e Gianni Merlo, che con lui sei anni fa scrisse un bel libro, sul Corriere dello sport, lo definisce, nonostante la menomazione, esuberante e vitale, privo di complessi e, come ogni giovane, anche un po’ irresponsabile.
Secondo i media africani l’incidente mortale sarebbe avvenuto intorno alle 4 di mattina e una telefonata ha avvisato la polizia che, quando è arrivata sul posto, ha trovato già un’ambulanza e i medici che tentavano di tamponare le ferite della giovane, colpita in più parti del corpo.
Agli agenti Pistorius ha detto di aver udito dei rumori sospetti in casa e di aver sparato credendo che si trattasse di un ladro ed i media del Sudafrica commentano dicendo che non si tratterebbe di un omicidio premeditato, ma di un’assurda tragedia: la fidanzata avrebbe pensato di fare una sorpresa al suo uomo presentandosi in casa all’alba del giorno di San Valentino.
La bellissima Reeva, modella trentenne inserita fra le 100 donne più sexy del mondo, aveva scritto ieri sul suo profilo Twitter: “Cosa tirerete fuori dalla manica per il vostro amore domani?”, accompagnandolo con gli ‘hashtag’ #getexcited (entusiasti), e #ValentinesDay ed ora Il sito City Press cita un amico della famiglia di di lei che racconta di come tutti siano “devastati” dalla tragedia.
Comunque andranno le cose un San Valentino rosso sangue, con un angoscia in più nel cuore di chi si sforza di credere che angoli angelici ancora esistano nel mondo.
E’ la rabbia, da sempre, la peggiore nemica dell’uomo, anche del migliore fra gli uomini e, certamente, è la rabbia che si è affacciata spesso nella vita di Oscar Pistorius, fin dall’incidente , in una notte gonfia di pioggia, in cui, con una folle corsa sul fiume in motoscafo, era andato a sbattere contro un pontile semisommerso e il mezzo era volato via, inabissandosi.
Per sua fortuna c’era un amico con lui, che lo salvò dall’annegamento. La polizia lo interrogò a lungo, perché pensava che fosse sotto l’effetto dell’alcol. Lui spiegò l’accaduto, le ragioni di quella folle corsa e fu perdonato.
Degli altri incidenti si è detto e quanto all’ultimo, il più tragico, quando sapremo la dinamica dell’accaduto potremo dare un giudizio.
Ma, certamente, quegli spari nel buio di un alba che tarda, hanno ucciso un po’ della innocenza di Pistorius.
Probabilmente ha ragione Karl Rahner che afferma, secondo la bella sintesi di Milena Mariani, che la nostra è l’epoca della innocenza perduta, una “l’innocenza perduta del sapere” che si è resa resa più evidente dalla modernità in poi e che ci avvolge, senza rimedio, in modo divorante e progressivo.
La vicenda di Pistorius ci getta nella desolazione più assoluta, pur credendo che, di fatto, il suo non sia stato un gesto intenzionale.
E ci viene voglia di rivedere “Fanny e Alexander” di Bergman e rileggere “Roma Califfa” di Bevilacqua e ancora “L’innocenza perduta” di Michela Miti per riportarci, ad un candore che sembra slavato, anzi, del tutto scomparso e perduto.
Sicché, a malincuore, dobbiamo convenire con William Golding che l’uomo, soprattutto quello di oggi, “produce il male come le api producono il miele” e che pertanto, non si possono avere altro che eroi negativi, perché un’anima, anche lasciata a sé, senza modelli di vita e senza educatori più o meno severi, isolata e allontanata da ogni altra forma di pensiero, sviluppi in sé, rapidamente e senza tante domande, un’indole ‘cattiva’ e non si può che dare torto a Rousseau, per il quale è la società a corrompere l’uomo che, per natura, sarebbe invece buono. (Carlo Di Stanislao)

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