Data odierna 22-10-2017

Verrà lanciata la prossima settimana a Roma l’idea di creare proprio in Italia una scuola di formazione per diplomatici culturali. Lo ha annunciato il segretario generale della Società Dante Alighieri,...

Rutelli presenta il primo simposio internazionale sulla diplomazia culturale

Verrà lanciata la prossima settimana a Roma l’idea di creare proprio in Italia una scuola di formazione per diplomatici culturali. Lo ha annunciato il segretario generale della Società Dante Alighieri, Alessandro Masi, nel corso della conferenza stampa di presentazione del 1° Simposio Internazionale sulla Diplomazia Culturale, che proprio a Roma si terrà il 13 e 14 giugno, sotto l’Alto Patronato del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano.

L’evento, promosso dall’Institute for Cultural Diplomacy, dalla Dante e dall’associazione Priorità Cultura, si svolge per la prima volta in Italia e chiamerà a raccolta “figure operose del mondo della cultura” – come il critico d’arte Achille Bonito Oliva e l’architetto Massimiliano Fuksas – insieme alle autorità – prime fra tutti i ministri degli Esteri Emma Bonino e dei Beni Culturali Massimo Bray – ed ai “mondi vitali” che credono nella cultura come “strumento di dialogo e crescita economica” – MAXXI, Biennale di Venezia e Unesco su tutti -, ha spiegato oggi in conferenza Francesco Rutelli, che ha affiancato Masi nella sua veste di presidente onorario dell’Institute for Cultural Diplomacy.

A dare oggi il benvenuto ed introdurre gli ospiti è stato Maarten vanAalderen, presidente dell’Associazione Nazionale Stampa Estera, che ha ospitato la conferenza stampa.

Poi ha preso la parola Rutelli, che ha illustrato temi ed obiettivi del Simposio. La Diplomazia Culturale, ha spiegato, agisce sulle linee di frattura tra le identità culturali, religiose ed etniche, puntando a sostenere il rispetto reciproco e i dialoghi tra le diversità. Ma il Simposio si ripromette anche di passare dalla teoria alla pratica e, ha assicurato Rutelli, si pone degli “obiettivi concreti” che si svilupperanno lungo le tre sessioni previste nel corso della due-giorni.

A partire da quella inaugurale, che si svolgerà a Palazzo Giustiniani, in Senato, la mattina del 13 giugno e che, introdotta dal presidente Pietro Grasso, verterà su “Il potere della cultura per il dialogo. La cooperazione internazionale e la pace”. Qui, ha detto Rutelli, si illustrerà innanzitutto cosa si intenda per Diplomazia culturale, ovvero quali siano le potenzialità della cultura come “strumento di crescita economica, culturale e sociale” – in tal senso è previsto fra gli altri anche l’intervento del sottosegretario agli Affari Esteri, Mario Giro -, specie in un Paese qual è l’Italia che da sempre e storicamente ha fatto dell’esportazione e difesa della cultura una sua “priorità”.

A ciò si lega il tema della seconda sessione, a partire dalla quale nel pomeriggio il Simposio si sposterà nella sede della Dante Alighieri, a Palazzo Firenze: “Patrimonio culturale, lingua italiana, industrie creative. Segno distintivo dell’Italia nel mondo”. E chi meglio della Dante, forte dei suoi 400 comitati in Italia e nel mondo, può essere testimone del continuo e silenzioso lavoro in favore della diffusione di lingua e cultura italiana nel mondo? Affiancata dalla nostra rete diplomatico-consolare – va detto – che pure, ha riconosciuto Masi, nei giorni scorsi “ha contribuito con entusiasmo a diffondere la notizia del Simposio”, al termine del quale, ha aggiunto il segretario generale della Dante, “con un sostegno in più la rete diplomatica italiana potrebbe svolgere un’opera di sensibilizzazione” nei confronti di quegli “interpreti stranieri” che, a loro volta, potrebbero essere catalizzatori di risorse per realizzare proprio quegli obiettivi “concreti” che il Simposio si propone.

Quali? Intanto rilanciare in sede UNESCO quell’idea di “Caschi blu per la cultura” che l’Italia propose già una decina di anni fa ma che non fu poi mai realizzata per mancanza di fondi, ha spiegato Francesco Rutelli. “Nel corso del Simposio proporremo di creare un fondo che consenta di intervenire direttamente in caso di conflitto con dei corridoi umanitari e culturali” in difesa di quei patrimoni culturali – e con essi delle identità di interi popoli – che troppo spesso vengono distrutti “nella totale indifferenza”. Ecco a cosa serviranno le risorse di Paesi terzi che, potendo, metteranno a disposizione i loro “fondi sovrani” per conquistare in tal modo “prestigio internazionale”. A sua volta l’Italia fornirà le proprie competenze ed eccellenze: quelle della Cooperazione istituzionale e non, quelle tecniche delle università ma anche dei tanti archeologi e restauratori che già sono impegnati su tanti fronti internazionali.

In fatto di cultura, dunque, l’Italia fa scuola. Anche quando si tratta di “Legalità, principi etici, collaborazione internazionale: l’azione e le proposte dell’Italia per contrastare il traffico illecito di opere d’arte”, tema questo della terza ed ultima sessione, in programma la mattina del 14 giugno sempre nella sede centrale della Dante Alighieri. “La linea politica seguita in questi anni dall’Italia” nell’affrontare il “delicato” tema della restituzione delle opere d’arte trafugate “è saggia” e di grande attualità”, ha detto Rutelli, e può essere rilanciata in sede internazionale. Tra i “patriottismo” più radicale ed una “visione puramente economica”, il nostro Paese ha scelto infatti una “terza via”, quella della restituzione in cambio di collaborazione scientifica, formazione e prestiti a medio e lungo termine. Così è stato con il Getty Museum e con molte altre importanti istituzioni museali statunitensi proprio quando Francesco Rutelli guidava il Dicastero del Collegio Romano. E così potrebbe essere a livello internazionale se le proposte che emergeranno in sede di Simposio troveranno poi terreno fertile e si allargheranno al sistema delle Nazioni unite. (r.aronica\aise)

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