Data odierna 20-10-2018

180. È il numero delle nuove inchieste sui crimini finanziari aperte ogni anno in media in Ticino. 267. Sono le inchieste ancora aperte al ministero pubblico sui reati finanziari nel 2018. Però: ci sono...

Lotta contro crimini finanziari: una strada ancora in salita di Valeria Carmia

180. È il numero delle nuove inchieste sui crimini finanziari aperte ogni anno in media in Ticino. 267. Sono le inchieste ancora aperte al ministero pubblico sui reati finanziari nel 2018. Però: ci sono state ‘solo’ 349 denunce per truffa in meno in Ticino nel 2017, 156 in meno rispetto al 2016. Sono calati anche gli arresti nel 2017 (14 contro i 17 del 2016) e i casi di appropriazione indebita (183 nel 2017 rispetto a 240 nel 2016).

A ricordarci dei progressi in Ticino recenti e nella storia degli scandali bancari è anche il libro appena pubblicato dal giornalista Francesco Lepori «Il Ticino dei colletti sporchi» (Dadò Editore). Ritornando alle cronache sulla “finanza malata” nel Cantone, dagli anni Settanta ad oggi, Lepori è in grado di mettere ordine ai fatti e di identificare alcune costanti che hanno portato alla creazione di banche nella banca con il boom della piazza finanziaria di Lugano, di operazioni in borsa spericolate, di truffe ordite con l’appoggio di attori esterni agli istituti, e di traffici di narcodollari negli anni Ottanta. La ricostruzione delle vicende mette in luce la responsabilità dei singoli (corrotti), la poca collaborazione delle banche stesse nonché le tardive reazioni ai problemi (il reato di riciclaggio fu introdotto solo nel 1990). Al contempo, Lepori non manca di ricordare i progressi fatti in Ticino, che ha infatti spesso funto da apripista, a livello nazionale, per quanto riguarda norme contro truffe finanziarie. La condanna di un dirigente di una filiale luganese ritenuto colpevole di amministrazione infedele per non aver vigilato sui propri finanziatori; la condanna di un avvocato (di Lugano) per organizzazione criminale; il dovere di comunicare alle autorità preposte gli indizi sull’origine illegale dei valori patrimoniali: sono solo alcuni dei maggiori passi fatti dal Ticino per combattere i crimini finanziari.

Nei giorni scorsi un ulteriore passo per contrastare crimini economici è stato mosso da Berna: la nuova legge federale sui servizi finanziari. In votazione il 15 giugno c’è un pacchetto di norme volte ad aumentare trasparenza attraverso una serie di rigidi obblighi e più garanzie alla clientela. La clientela. È questa di fatto troppo spesso la vittima delle truffe attuate senza scrupoli da consulenti finanziari come sottolineato dall’avvocato e professore di diritto penale dell’economia, Paolo Bernasconi. Il quale rimane molto critico nei confronti delle norme attuate e da attuarsi per prevenire gli abusi “senza che nessuna autorità se ne accorga. Ne fanno le spese, ogni anno, centinaia di vittime, sia svizzere che straniere” (IlCaffè, 3 giugno 2018).

A destare preoccupazione sono l’evolversi della criminalità che opera utilizzando nuove piattaforme e tecnologie (vedasi il web), la pecore nere, ovvero i professionisti corrotti che continuano ad aiutare il compiersi di reati fiscali, la collaborazione internazionale, che presenta notevoli margini di miglioramento, l’efficienza del sistema, in polizia come in magistratura. La lotta contro i crimini finanziari rimane tutt’altro che finita e la lezione del passato resta dunque quanto mai preziosa.

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