Data odierna 20-09-2017

Nel 2012 gli inattivi disponibili a lavorare, ovvero che non hanno cercato un lavoro nelle ultime 4 settimane ma sono subito disponibili, sono 2 milioni 975 mila, in crescita del 2,7% sul 2011. La quota...

ISTAT: Da disoccupati a sfiduciati 5,7 milioni di Italiani senza lavoro

Nel 2012 gli inattivi disponibili a lavorare, ovvero che non hanno cercato un lavoro nelle ultime 4 settimane ma sono subito disponibili, sono 2 milioni 975 mila, in crescita del 2,7% sul 2011. La quota di questi inattivi sulle forze di lavoro, stabile all’11,6% in confronto a un anno prima, è oltre tre volte superiore alla media europea Ue.

Parliamo di circa 5 milioni e 720 mila persone, alle prese con un lavoro che non c’é. Un quadro rivelato oggi dall’Istat, che diffonde i dati sugli indicatori complementari al tasso di disoccupazione, aggiornati al 2012, coordinati con l’Ufficio statistico dell’Unione europea (Eurostat), che rilascia oggi gli stessi dati riferiti a tutti i Paesi europei.

Più nello specifico, i nuovi indicatori complementari sono definiti a livello europeo e offrono un’informazione che va oltre la distinzione tra occupati, disoccupati e inattivi: il primo riguarda gli inattivi disponibili a lavorare, ovvero coloro che non hanno cercato un lavoro nelle ultime quattro settimane ma sono subito disponibili a lavorare. Nel 2012 gli inattivi disponibili a lavorare sono 2 milioni 975 mila, 78 mila in più (pari a +2,7%) rispetto al 2011. La quota di questi inattivi sulle forze di lavoro, stabile all’11,6% in confronto a un anno prima, è oltre tre volte superiore a quella media europea (3,6%).

In Italia, gli inattivi disponibili a lavorare sono più numerosi dei disoccupati in senso stretto (quasi tre milioni contro circa 2 milioni 700 mila), mentre nella media europea si verifica l’opposto: i disoccupati (circa 25 milioni) sono più del doppio di questo segmento di inattivi (8 milioni e 800 mila).

All’interno di questo gruppo di inattivi gli scoraggiati, cioè quelli che dichiarano di non aver cercato lavoro perché convinti di non trovarlo, sono 1 milione 300 mila, il 43% del totale.

Il secondo indicatore riguarda gli inattivi che cercano lavoro, ma non sono subito disponibili a lavorare. Nel 2012 questo gruppo conta 111 mila individui, 7 mila in meno rispetto a un anno prima (-6,1%). Essi rappresentano lo 0,4% delle forze di lavoro in Italia e lo 0,9% nell’Unione Europea.

La somma degli inattivi disponibili a lavorare e degli inattivi che cercano ma non disponibili rappresenta le cosiddette “forze di lavoro potenziali” che, nel 2012 ammontano a 3 milioni 86 mila.

Sommando le forze di lavoro potenziali ai disoccupati si ha la misura delle persone potenzialmente impiegabili nel processo produttivo: si tratta di 5 milioni 831 mila persone nel 2012.

Il terzo indicatore, infine, si evince dai dati, è quello dei sottoccupati part-time che, sempre nel 2012, sono 605 mila, 154 mila in più rispetto al 2011 (+34,1%): essi rappresentano il 2,4% delle forze di lavoro. Nell’Unione Europea l’incidenza è pari al 3,8%. In confronto a cinque anni prima, i sottoccupati part-time, rivela l’Istat, aumentano di 241 mila unità (+66,1%, rispetto ai 364 mila del 2007).

Scendendo ancora più nel dettaglio, secondo i dati Istat, in Italia, nel 2012 il valore del tasso di disoccupazione è leggermente superiore rispetto alla media dei paesi Ue ma si associa a una quota decisamente più elevata della popolazione inattiva più contigua alla disoccupazione.

In particolare, si trovano in Italia un terzo dei circa 8,8 milioni di individui che nei Paesi dell’Unione europea dichiarano di non cercare lavoro ma di essere disponibili a lavorare, a fronte di circa l’11% dei disoccupati italiani sul totale dei disoccupati Ue. Anche in rapporto alle forze di lavoro, questo gruppo di inattivi in Italia è superiore di oltre tre volte quello Ue.

Gli inattivi disponibili a lavorare sono in crescita sia in Italia sia nell’Unione europea: tra il 2007 e il 2012, parallelamente alla consistente crescita del numero di persone in cerca di occupazione, si osserva un incremento anche degli inattivi che sarebbero disponibili a lavorare. In quasi tutti i paesi dell’Unione europea, in rapporto alle forze lavoro, le donne inattive disponibili a lavorare sono molto più numerose degli uomini. Tuttavia nel nostro Paese il divario è più ampio.

In tutti i paesi Ue, il numero di coloro che hanno fatto azioni di ricerca ma, per qualche motivo (familiare, di studio, per la cura dei figli, ecc.), non sono subito disponibili a iniziare un lavoro è piuttosto contenuto. In Italia l’incidenza dei sottoccupati part-time è più contenuta rispetto alla media Ue. Con l’eccezione dei Paesi Bassi, in altri paesi (Francia, Germania, Regno Unito e Svezia) la maggiore diffusione del parttime comporta una più ampia quota di sottoccupati parttime sulle corrispondenti forze di lavoro.

Nel 2012, gli inattivi disponibili a lavorare raggiungono il livello più elevato dal 2004, pari a 2 milioni 975 mila unità. Si accentuano poi i divari di genere: tra gli inattivi che non hanno cercato un impiego ma desiderano e sono subito disponibili a lavorare è diminuita la presenza degli uomini ed è aumentata quella delle donne.

Nel 2012 la crescita di questo segmento di inattivi ha riguardato gli adulti di 35-54 anni e i 55-74enni, sebbene la quota più elevata sia costituita dai giovani 15-24enni. D’altro canto, gli individui che non cercano ma vorrebbero comunque lavorare equivalgono nel Mezzogiorno a circa un quarto delle forze di lavoro, valore oltre cinque volte superiore a quello del Nord. Con riguardo ai giovani e al Mezzogiorno, i fenomeni di crescente disagio manifestati da questo gruppo di inattivi si accompagnano a quelli rappresentati dai tassi di disoccupazione particolarmente elevati.

Nel complesso, il 42,7% (quasi 1 milione 300 mila unità) degli individui classificati tra gli inattivi disponibili a lavorare dichiara di aver rinunciato a cercare lavoro perché ritiene di non trovarlo. Lo scoraggiamento interessa in misura consistente sia gli uomini sia le donne.

L’incidenza degli scoraggiati sale fino al 47% nelle regioni meridionali, in cui alle minori opportunità d’impiego si affianca una maggiore sfiducia nella possibilità di trovare e mantenere un’occupazione. D’altra parte, la mancanza di competenze specifiche da spendere sul mercato del lavoro potrebbe alimentare un atteggiamento di rinuncia alla ricerca attiva: il 66% degli scoraggiati ha conseguito al massimo la licenza media.

Oltre allo scoraggiamento, la cura dei figli e/o dei familiari rappresenta per la componente femminile il motivo più significativo della mancata ricerca del lavoro, interessa infatti una donna su cinque. Riguardo alla componente maschile rimane, invece, rilevante l’atteggiamento di attesa dei risultati di passate azioni di ricerca.

La distinzione tra disoccupati e inattivi disponibili a lavorare si attenua analizzando la condizione professionale dichiarata dai soggetti. Tre individui su cinque tra gli inattivi disponibili a lavorare si dichiarano in cerca di occupazione.

Nel 2012, inoltre, gli inattivi che cercano attivamente un impiego ma non sono subito disponibili a lavorare sono pari a 111 mila unità e corrispondono allo 0,4% delle forze di lavoro. Poco meno di un terzo degli individui che hanno concretamente cercato un lavoro ma non sono subito disponibili a lavorare si dichiarano in cerca di un lavoro, ossia alla ricerca di un nuovo o di un primo impiego.

Lo studio rappresenta la principale ragione della mancata disponibilità da parte dei giovani che cercano lavoro; i motivi personali e familiari danno invece conto della mancata disponibilità delle classi più adulte.

Dai dati emerge anche che prosegue la crescita dei sottoccupati parttime ed emerge la più alta quota donne tra i sottoccupati part-time e nel 2012 aumenta il peso relativo dei diplomati e dei laureati.

Infine, nell’esperienza italiana, gran parte del part time è di tipo involontario, ossia svolto in mancanza di occasioni d’impiego a tempo pieno. Tra i sottoccupati parttime quelli a carattere involontario sono nove ogni dieci.

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