Data odierna 19-11-2017

Nonostante siano stati dodici mesi davvero difficili, tra marzo 2012 e marzo 2013 le imprese “in rosa” hanno allungato il passo aumentando il loro numero di oltre 10mila unità. Questi i dati...

Imprese femminili, in un anno 10mila in più nonostante la crisi

Nonostante siano stati dodici mesi davvero difficili, tra marzo 2012 e marzo 2013 le imprese “in rosa” hanno allungato il passo aumentando il loro numero di oltre 10mila unità. Questi i dati di Unioncamere, secondo cui, alla fine del primo trimestre di quest’anno, le imprese femminili iscritte al Registro delle imprese delle Camere di commercio sono 1.424.798, il 23,5% del totale delle imprese.

Più interessante, però, è confrontare la loro performance rispetto alla media dell’intero tessuto imprenditoriale italiano. Quest’ultimo, infatti, nel periodo considerato è avanzato appena dello 0,2%, mentre l’esercito delle imprese al femminile ha mantenuto un passo più che triplo: +0,7%. Tanto che le 10.231 imprese femminili, costituiscono quasi i 3/4 di tutto il saldo realizzato dal sistema delle imprese (pari a +13.762 imprese).

Altra indicazione significativa viene dalla scelta della forma giuridica delle nuove imprese femminili: il bilancio dei dodici mesi esaminati, infatti, registra una vera esplosione delle società di capitali “rosa”: +11.663 unità, pari ad una crescita dello stock di queste imprese del 5,6%. A questa si affianca il sensibile aumento delle cooperative guidate da donne: 1.042 imprese in più, pari ad un aumento nel periodo del 3,6%. Guardando alla dotazione di capitale di queste imprese, i dati dell’Osservatorio di Unioncamere evidenziano una maggiore fragilità finanziaria delle imprese femminili rispetto alla media: il 72% di esse, infatti, opera con un capitale sociale di meno di 10mila euro, contro il 67% della media delle imprese. Al tempo stesso, le imprese femminili mostrano un’età media più bassa rispetto alle altre imprese: il 21,5% ha poco più di due anni di vita, contro il 18,5% della media delle imprese.

“In questi anni difficili, la spiccata propensione imprenditoriale delle donne sta dando delle risposte concrete alla crisi e alla riduzione delle opportunità di lavoro” ha commentato il Presidente di Unioncamere, Ferruccio Dardanello. “È un segnale di fiducia nelle possibilità del mercato e dell’impresa per uscire da questo lungo tunnel. Senza impresa non c’è lavoro, sia esso dipendente o autonomo. E dunque nei piani per ridurre la disoccupazione, bisogna puntare innanzitutto sulle imprese e sulla voglia che tanti italiani, prime fra tutte le donne, continuano ad avere nonostante tutto. Questa voglia va sostenuta con politiche che semplifichino il momento dello start-up d’impresa, che consentano un accesso di favore al credito, anche nelle forme più innovative come venture capital, microcredito, crowd funding, e poi con azioni di formazione e informazione sui territori. Azioni che le Camere di commercio stanno promuovendo attraverso i Comitati per l’imprenditoria femminile, grazie ai quali abbiamo sviluppato la rete italiana del progetto europeo “Be-win” – “Business Entrepreneurship Women in Network – in cui le donne d’impresa e le aspiranti imprenditrici possono entrare in contatto e valorizzare le proprie esperienze e competenze”. (aise)

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