Data odierna 16-07-2018

Mi viene da sorridere pensando che il quarto potere è attribuito ai giornalisti, in specie se guardo le vicende che accadono in Italia. Semmai dovremmo considerarlo un potere a “mezzo servizio” nella...

Il quarto potere di Riccardo Alfonso

Mi viene da sorridere pensando che il quarto potere è attribuito ai giornalisti, in specie se guardo le vicende che accadono in Italia. Semmai dovremmo considerarlo un potere a “mezzo servizio” nella triangolare: editori, politici e sponsor pubblicitari. Vi sono dentro ma ad autonomia limitata.
La libertà di stampa dovrebbe essere tutt’altra cosa. Ma cos’è questa libertà di cui tutti ne parlano ma non sempre ci è chiaro il suo significato reale? Se penso ai tanti giornalisti che sono morti ammazzati dalla criminalità organizzata per non aver taciuto non tanto sulle loro malefatte quanto sui loro rapporti sottobosco con le istituzioni, che muoiono per raccontarci in prima linea le storie di guerra, le rivolte popolari, le repressioni feroci delle dittature, ritengo che per essi vada espresso, senza riserve, tutta la stima e la considerazione che si meritano. Questo è un modo per dimostrarci che la libertà di stampa esiste e ha un prezzo che spesso non è rilevato nella giusta misura dal popolo dei lettori e più in generale dal grosso pubblico. Vi è anche un giornalismo di tutt’altra natura che convive con il mondo degli eroi, che non si abbevera alla fonte dei riscontri obiettivi, che non rispetta il dolore e la sofferenza altrui e che trasforma i carnefici in vittime e le vittime in negrieri. In questa tendenza alle “devianze” il giornalista, da una parte, entra in un gioco più grande di lui e ne rimane avviluppato forse per inesperienza, forse per la maggiore abilità dei cultori della disinformazione, forse per le logiche della pubblicità che trova negli scandali, nelle situazioni scabrose un modello di attenzione pubblica che procura più vantaggi economici. In queste anormalità sono complici gli stessi lettori che alzano l’indice d’ascolto se un politico passa una notte brava in un night, ha una relazione omosessuale e bacia un boss della malavita pluriricercato ma, nella fattispecie, è a piede libero.
Non è giusto, ovviamente, tacere se si hanno prove concrete, ma dovremmo curarne, in ogni caso, la moderazione. Dovremmo evitare che da un episodio si faccia di tutta l’erba un fascio e spingere il lettore a credere che la classe politica sia costituita in massima parte da corrotti corruttori e corruttibili. In questo la responsabilità non è sola del cronista, o meglio del suo modo di rappresentare certi fatti, ma anche di quelle classi sociali che una volta individuata la mela marcia, nel loro paniere, non si affrettano a toglierla di mezzo invece di approntare una difesa corporativa e leziosa e prendersela con chi ne ha pubblicata la notizia.
Dovremmo, insieme, imparare ad avere maggiore rispetto per il prossimo, a saper distinguere i diversi ruoli e a renderci conto che uno scritto può diventare un’arma impropria ma fare altrettanto male e che il ruolo del giornalista non è solo quello d’informare ma di saperlo fare con intelligenza e una buona dose di prudenza nel vagliare la bontà delle sue fonti. (Riccardo Alfonso)

fonte: Fidest

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